La Costa Concordia e il Moby Prince dimenticato

16/01/2012 - La tragedia del Giglio paragonata al Titanic. Ma quello che successe a Livorno nel 1991? Popolo di santi, poeti e navigatori. In queste ore siamo tutti sorpresi, se non indignati, per quello che è successo all’isola del Giglio, con la

     
 

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La tragedia del Giglio paragonata al Titanic. Ma quello che successe a Livorno nel 1991?

Popolo di santi, poeti e navigatori. In queste ore siamo tutti sorpresi, se non indignati, per quello che è successo all’isola del Giglio, con la nave Costa Concordia che “è finita su un sasso”, per usare l’espressione del giornalista del Tg2 Dario Laruffa. Ma, forse, non si sta esagerando?

LEGGEREZZA EVITABILE - Intendiamoci. Non è questo né il luogo né il momento per mancare di rispetto alle vittime e ai dispersi di una tragedia, specie se l’impianto accusatorio nei confronti del Comandante Francesco Schiettino fosse confermato. Un “inchino” a 150 metri dalla riva con una “cosa” grande quanto un palazzo per fare un piacere  al capo maitre Antonello Tievoli, gigliese, il quale nonostante tutto fece notare come si fosse pericolosamente vicini alla riva. Circostanza che sembrerebbe confermata dalla sorella del Tievoli, che un’ora prima dell’incidente annunciò su Facebook il passaggio “vicino vicino”.

IL PARAGONE IMPROPRIO COL TITANIC - E’ il momento invece di chiedersi se non è il caso di dare la giusta proporzione a questo avvenimento. Su Facebook è partito il tam tam che illustrava come ci fosse una strana analogia tra l’affondamento del Titanic, avvenuto “a quasi 100 anni di distanza”, come se questa fosse un’analogia sufficiente a sottolineare chissà che. Ricordiamo inoltre che il Titanic colò a picco in pieno Oceano Atlantico dopo aver sbattuto contro un iceberg avvistato da due vedette con l’equipaggio che cercò di evitare in ogni modo l’impatto che poi vi fu. Il capitano ordinò all’equipaggio di rimanere “inglesi” salvo poi dare il “liberi tutti” per poi ritirarsi in plancia.

L’UNICO EROE - In questo caso una nave da crociera è finita sugli scogli per, probabilmente, una grossa negligenza dell’equipaggio. Lo stesso equipaggio, poi, avrebbe parlato di un “problema elettrico” salvo poi organizzarsi per andare via. In tutto questo va sottolineato il comportamento del Commissario di Bordo, Manrico Giampedroni, il quale prima ha aiutato molti passeggeri a mettersi in salvo poi, nel controllare se vi fosse qualcun altro, è scivolato rompendosi una gamba e rischiando la vita, fino all’arrivo dei soccorsi.

VI RICORDATE DEL MOBY PRINCE? - A fare più male pero’ è questa sorta di “lotofagia” collettiva. Un certo tipo di stampa ha definito il Costa Concordia il “Titanic italiano”. Al di là del numero delle vittime, non paragonabile ma comunque fuori luogo nel confronto, il mondo sembra aver dimenticato quanto successe a qualche centinaio di kilometri più a nord, e più precisamente nel porto di Livorno. La sera del 10 aprile 1991 un traghetto, il Moby Prince, andò a sbattere contro una petroliera, l’Agip Abruzzo. A bordo del traghetto, diretto a Olbia, 140 persone. Il traghetto, impegnato nell’uscita dal cono d’ombra del porto, impattò contro la petroliera, e la prua si riempì di petrolio e venne così incendiata.

NESSUN SOCCORSO – L’equipaggio decise quindi di riunire le persone nel salone centrale, il De Lux, dotato di porte tagliafuoco. Purtroppo queste persone non vennero mai salvate. I soccorsi si concentrarono tutti sulla petroliera, che chiamò avvertendo di essere stata colpita da una “bettolina”. Dal canto suo il Moby Prince chiamò annunciando il may-day. La trasmissione era però troppo disturbata e non si riuscì a cogliere il messaggio. Quando l’equipaggio si rese conto che i soccorsi non sarebbero mai arrivati, era ormai troppo tardi. Il salone era protetto, ma circondato dalle fiamme. Inoltre i sistemi di areazione, ancora in funzione, riempirono lo scafo dei fumi dell’incendio del petrolio e delle materie plastiche, tanto che la maggior parte delle persone morì per il monossido di carbonio.

L’UNICO SOPRAVVISSUTO – Due ormeggiatori si avvicinano dopo poco più di un’ora dall’impatto al Moby Prince e portano in salvo l’unico superstite, Alessio Bertrand, il quale disse che c’erano ancora persone da salvare. Il suo appello rimase inascoltato. Dalla capitaneria di porto arrivarono dei fischietii ed un insulto in dialetto pugliese. Anche la capitaneria stessa indugiò non avvicinandosi al relitto in fiamme. Tutti si occuparono dell’Agip Abruzzo, con il comandante Superina dell’Agip Abruzzo che disse “non scambiate loro per noi!”.

I DUBBI MAI CHIARITI - Ancora oggi non è ben chiaro cosa successe al porto di Livorno. Intanto non si è mai capito di chi fosse la responsabilità dello scontro, se del Moby che uscendo dal porto sbagliò direzione o della petroliera che si fece trovare nel cono d’ombra d’uscita del porto, posizione assolutamente vietata. Non si è mai capita la questione nebbia. Secondo la versione ufficiale l’impatto fu dovuto proprio alla scarsa visibilità, ma il capitano della Finanza Cesare Gentile disse che in realtà quella serata fu particolarmente limpida e che c’era una visibilità “meravigliosa”.

LA TRAGEDIA SENZA SOLUZIONE - Si parlò anche di un attentato, ma la circostanza venne presto smentita, così come l’avaria al timone del Moby Prince. Altra circostanza smentita fu la presenza nel porto di Livorno di navi militari americane alle prese con esercitazioni militari non autorizzate dalla prefettura e quindi illegali. A livello giudiziario non si risolse nulla. Le accuse furono “omissione di soccorso” e “omicidio colposo”. Gli indagati vennero assolti perché “il fatto non sussiste” e infine vennero definiti “prescritti” in Cassazione. Le indagini vennero poi riaperte ma intanto il relitto del Moby fu mandato in Turchia per essere smantellato. Probabilmente i più giovani non conoscevano questa storia, ma sapere che in tutto questo bailamme in cui tutti si professano capitani di vascello nessuno si è preso il disturbo di ricordare quella che fu la più grande tragedia che abbia colpito la marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra, andando a paragonare un gesto azzardato a una tragedia colossale dimenticando ciò che la nostra storia non è ancora riuscita a risolvere, almeno per rispetto dei morti, è quantomeno avvilente.

Registrazioni delle comunicazioni radio avvenute sul canale 16 VHF la notte del 10 Aprile 1991

     
 

8 Commenti

  1. fica scrive:

    la tragedia del titanic e Moby non sono nemmeno a paragone. Molti più morti e morti pure tragicamente.

    • Resistere scrive:

      .. morire tra le fiamme invece è una barzelletta , no?
      Te lo dice il figlio di una delle vittime della Moby Prince .
      Ad ogni modo , perchè fare paragoni in termini di quantità ” più morti ” e di <> della morte ” più tragicamente ” .
      Fanno male questi commenti , fa male sentire che si continua a dire ” il titanic Italiano ” , fa male vedere che nessuno si ricorda della nostra tragedia ( .. quasi mi sembra normale , non c’è da sorprendersi ) , fa male sapere che ci sono persone ancora oggi che muoiono per le negligenze di armatori Assassini che continuano a risparmiare sulla sicurezza , mettendo pure in mano a soggetti vergognosi le proprie navi .
      Si ordina a tali soggetti vergognosi di avvicinarsi il più possibile alle coste , per salutare una isola , mettendo in primo piano ancora una volta il profitto , che tale gesto può generare ( Sindaco che saluta la nave e viceversa = “gentilezza reciproca” = più turismo sull’isola = bel legame sporco pubblicitario sindaco – costa crociere ) , sulla sicurezza e sulla spalle di migliaia di persone .
      Non ho più niente da dire , se non dare la mia solidarietà alle famiglie delle vittime
      ed avere ancora tanto dolore .. soprattutto nel sentire quella chiamata registrata …

  2. Radar scrive:

    Mi limito solo a rispondere ai quesiti qui posti (ma ce ne sarebbero molti altri)

    - la bettolina contro la petroliera (dall’altro lato) fu lanciata da un commando israeliano come ritorsione per colpire un traffico di armi organizzato dagli italiani in parte destinato ai palestinesi. Ma ovviamente questo non venne mai detto.

    - Il sopravvissuto Bertrand appena recuperato disse che erano ancora tutti vivi e si potevano salvare (vero). Poi gli fu “consigliato” di farsi i cazzi suoi. Un ora dopo infatti cambiò idea disse che erano già tutti morti. Dopodichè , con le buone (somme di denaro) o con le cattive, è stato fatto tacere o mentire per i successivi 20 anni.

    - Non c’era nessuna nebbia quella notte, ma un traffico d’armi segreto (non clandestino) da inviare in Somalia, (e in parte ai palestinesi via Tripoli-Beirut) in corso tra navi militarizzate e travestite da pescherecci che la Agip Abruzzo stava rifornendo

    - Le navi militari c’erano eccome.
    7 americane (tra cui la Cap Breton e Gaillard II) e 3 fregate italiane

    • Ran scrive:

      quello che scrive RADAR è credibilissimo.

      tanto che mi chiedevo se anche stavolta…

      la rotta è impostata con l’aiuto del GPS, che, in genere non sbaglia di km a meno che non agiscano “disturbatori” di tipo militare.

      la nave era fuori rotta di km…

  3. Aldo scrive:

    Vi invito a leggervi un po’ di verità sulla storia del moby prince… ovvero l’inchiesta che fu pubblicata sul grande giornale di inchiesta L’Europeo nel 2006 e che fu poi querelata e dunque “insabbiata” dai figli del comandante del traghetto (morto nel rogo) poichè ritenuta lesiva della sua memoria. La trovate ancora in giro nel web: http://enneebi.iobloggo.com/archive.php?eid=1302

    Questo è un estratto dalla lettera dei familiari delle vittime del Moby che denunciano la querela contro il giornalista autore dell’inchiesta insabbiata:
    “A squarciare questa coltre di nebbia, ci ha pensato un giudice romano chiamato a giudicare un giornalista dell’Europeo Roberto Bortone che in un suo scritto “lede” la memoria del comandante Chessa. Questo giudice non ha il minimo dubbio, anzi scrive nella sua sentenza di condanna che il giornalista in questione si è inventato tutto o quasi, perché in effetti niente si può ascrivere al traghetto che a detta sua era perfetto, aveva addirittura (qui sta il vero scoop del giudice romano) tre radar funzionanti come affermano in coacervo i plurismentiti Sgherri (pilota del porto) e Drago (del R.I.N.A.). Questa sentenza davvero ribalta la verità accertata sul piano giudiziario sulla tragedia del Moby Prince e per di più punisce ingiustamente il diritto di cronaca e di informazione sancito costituzionalmente. Chi avrà più il coraggio di scrivere nulla sul Moby Prince?”

    Qui trovate la versione completa della lettera, buona lettura per chi ha sete di verità: http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=618

  4. gattobardo scrive:

    Ipotesi fantasiosa, non so dove l’hai trovata. Per quanto riguarda la nebbia posso garantirti come testimone del fatto che calò dopo l’impatto. Da terra pensai ad un incendio sull’isola di Gorgona ben più distante dal punto dell’impatto della Moby. Se vi fosse stata visibilità l’incendio sarebbe stato estremamente chiaro a chi come me si trovava sul lungomare.
    L’episodio è rimasto un mistero e per rispetto di chi vi perse la vita, lascia perdere tali ipotesi che non hanno margine di credibilità. O devo pensare che eri sul mezzo d’assalto israeliano o sei il Divino Otelma? Fammi sapere

  5. LL scrive:

    Sì perchè da quando in qua ora bisogna pure fare paragoni, la questione diventa grave fin da quando vi sia anche un solo morto…

  6. mirko scrive:

    mi fa rattristire quanto accaduto e non è possibile che siamo nel 2012 e ci sono ancora navi che affondano in questa maniera e gente come il comandante di bordo che prende e scappa per primo dopo aver bevuto il vino .
    Anche percchè sembra che sia stato per colpa di un saluto ma non ci posso credere … stimo quel pianista che ha salvato il bimbo che piangeva .
    Ciao a tutto mirko

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