“Così Standard & Poor’s uccide l’Italia”
14/01/2012 - Per il rater siamo da BBB+. Il Corriere ci spiega cosa significa Mai così in basso il rating dei titoli di Stato italiani: l’agenzia di valutazione Standard & Poor’s ha deciso a mercati chiusi, di dare corpo alle voci che
Per il rater siamo da BBB+. Il Corriere ci spiega cosa significa
Mai così in basso il rating dei titoli di Stato italiani: l’agenzia di valutazione Standard & Poor’s ha deciso a mercati chiusi, di dare corpo alle voci che in questi giorni si susseguivano e di declassare il nostro debito dalla classe A alla classe B: ora il nostro voto è BBB+, analogo a quello dell’Irlanda in sofferenza. Questo vuol dire che i nostri titoli, invece che essere merce di lusso, somigliano un po’ di più agli acquisti al discount: meno qualità, meno solidità. Ma che cosa cambia, davvero, con il downgrade?
BRUTTI GIORNI – Come ci dice il Corriere della Sera, la situazione non è rosea.
Quando il nuovo abbassamento del giudizio è arrivato questa notte alle 23, è subito apparso evidente che le ragioni della bocciatura erano diverse da quelle che S&P aveva indicato come fattori di debolezza dell’Italia in autunno. Non c’è coerenza fra gli argomenti che S&P aveva enumerato a settembre (poi a dicembre) e il severo giudizio di ieri: un doppio calo del rating, appena tre gradini sopra il livello «spazzatura», e prospettive ancora una volta negative
E secondo via Solferino, la decisione del rater non fa che penalizzare ulteriormente un’Italia già in sofferenza: proprio grazie al declassamento l’Italia non potrà raggiungere quegli obiettivi che hanno causato il downgrade, perché il rater non credeva che l’Italia li avrebbe raggiunti. Insomma, un meccanismo di aspettative che si auto-realizzano, causato proprio dalla decisione dell’agenzia internazionale.
S&P indica che l’Italia soffre di una diminuzione strutturale della domanda dall’estero per i suoi titoli di Stato: una «vulnerabilità crescente ai rischi di finanziamento esterno». Ma abbassando il rating dell’Italia, fa sì che questo scenario si autorealizzi. La bocciatura del rating sbarra infatti la strada ai grandi fondi pensione e ai gestori assicurativi che avrebbero potuto gradualmente tornare sul debito italiano grazie al taglio dei deficit, di fronte alla prospettiva di stabilizzazione del debito (anche grazie alla riforma delle pensioni) e ai primi cali nei tassi d’interesse su tutta la curva. Le decisioni di ieri sul rating, proprio mentre il mercato dava i primi segni di un ritorno alla calma, rimettono tutto in dubbio. Sharma, l’ex capo di Standard & Poor’s caduto sulla bocciatura dell’America, aveva scritto prima di dimettersi che in certi casi i rating non vanno presi sul serio. E magari, quella volta, ci aveva visto giusto.
Come uscirne, questa volta?













Non fatevi ingannare dal titolo dell’articolo!Deformare la realtà è diventata una moda!
Probabilmente l’ignoranza economica sta imperando. L’Italia è uno dei paesi più solidi al mondo. Se si sommano l’indebitamento pubblico, quello privato, quello delle aziende e si sottrae il risparmio sia privato che aziendale il nostro Paese è il più virtuoso al mondo prima ancora del Giappone e della Svizzera. Quello che deve far paura è il dollaro. Statene lontani perché crollerà in modo clamoroso e porterà a un periodo pre bellico. Quello che non capisco è come mai nessuno dica queste cose.
Il tempo sarà galantuomo vedrete, l’Italia aveva già un deficit bassissimo rispetto a tutti i partner europei, ora con l’ultima manovra non mi sorprenderei se si chiudesse in pareggio. La Spagna che sta ha un rating più alto del nostro probabilmente chiuderà l’anno con un 9% di deficit/pil, la Francia quasi al 6%. Appena scenderà lo spread (e scenderà presto, fidatevi) la situazione sarà sotto gli occhi di tutti con buona pace di queste agenzie di rating.