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pubblicato il 28 luglio 2008 alle 11:56 dallo stesso autore - torna alla home

Il quotidiano di Milano, in un editoriale a firma Panebianco, si scaglia sulla carcassa della sinistra dimentico delle posizioni assunte solo un paio di anni fa. Perchè il “realismo politico” regna

“La sinistra attuale è un amalgama informe che mescola brandelli della vecchia tradizione comunista con tic e cliché culturali di derivazione azionista e del cattolicesimo di sinistra”, ma deve trattarsi di una sinistra diversa da quella che il Corriere della Sera invitava a votare nel 2006: quella lì stava per vincere le elezioni, questa qui le ha perse.

corrierech6 Il Corriere della sera e la doppia moraleAngelo Panebianco firma un densissimo editoriale sul peccato originale della sinistra italiana: la “doppia morale” (Corriere della Sera, 27.7.2008). “La sinistra attuale – scrive – è un amalgama informe che mescola brandelli della vecchia tradizione comunista con tic e cliché culturali di derivazione azionista e del cattolicesimo di sinistra“; di qui “quel mito della superiorità antropologico-morale della sinistra che continua a giustificare il ricorso al doppio standard“, “alla menzogna” e a “ogni genere di accuse, spesso anche quella infamante“, contro gli avversari politici. “Sempre impegnati a stilare pagelle” di moralità, a sinistra, e mai con imparzialità di voto: tutto dipende sempre se tizio viene comodo o no. Sull’immigrazione, per esempio: “Il governo [Berlusconi] utilizza una norma vigente per dichiarare lo stato d’emergenza di fronte all’afflusso dei clandestini. Dalla sinistra partono bordate: razzismo, xenofobia, autoritarismo, intollerabile clima emergenziale. Quella norma però è stata in passato utilizzata anche dal governo Prodi“. O sulla Lega: “Si pensi al caso di Umberto Bossi del quale non si è ancora capito se si tratta di un leader xenofobo e parafascista, praticamente un delinquente, una minaccia per la democrazia, oppure di una costola della sinistra, uno con cui, magari, si può essere disposti a fare un po’ di strada «federalista» insieme. O meglio, abbiamo capito benissimo: Bossi continuerà ad essere, alternativamente, l’una o l’altra cosa a seconda di come evolveranno nei prossimi anni i suoi rapporti con Berlusconi“. Tutto condivisibile, personalmente sottoscriverei quasi tutto, e gli esempi riportati da Angelo Panebianco sono incontestabili, bastano e avanzano per dovergli dare ragione e ammettere che non c’è niente di peggio della “doppia morale“.

Certo, fa un po’ sorridere leggere tutto questo sul Corriere della Sera, giornale che fu fascista e poi no, piduista e poi no, prodiano e poi no, sempre per mantenersi fedele alla stessa “morale“, quella dmielixm5 Il Corriere della sera e la doppia moraleel conformismo e dell’opportunismo della pusillanime borghesia italiana, che giunse infine a trovare terra neutra nel “terzismo“, in attesa che si chiarisse in favore di chi buttasse la partita che aveva in posta l’Italia d’inizio millennio. Il Corriere della Sera sembra aver chiaro chi abbia vinto la partita, e cerca di convincere i suoi lettori che il vincitore non è poi così brutto come lo si dipinge: come minimo, i suoi avversari politici non sono migliori. E a dirlo manda Angelo Panebianco, che Wikipedia mi dà come “saggista e politologo d’impostazione teoretica liberale influenzata dall’elitismo italiano e dal realismo politico“. Direi: “molto” influenzata dal realismo politico, dunque perfettamente in linea col Corriere della Sera (del “liberale” Gaetano Mosca e dell’”elitismo italiano” sarà il caso di parlare un’altra volta).

È il “realismo politico” che, poco più di due anni fa, spingeva il direttore Paolo Mieli a dichiarare l’appoggio del giornale a Romano Prodi e ai suoi: all’ex comunista “Fausto Bertinotti, il quale per tempo ha fatto approdare i suoi alle sponde della nonviolenza e ha impegnato la propria parte politica in una nitida scelta“, ad un cattolico di sinistra come “Francesco Rutelli, che ha saputo trasformare una formazione di ex dc e gruppi vari di provenienza laica e centrista in un moderno partito liberaldemocratico“, all’integro “Piero Fassino, l’uomo che più si è speso per traghettare, mantenendo unito e forte il suo partito, la tradizione postcomunista nel campo dominato dai valori“. Quali? Non erano gli stessi che oggi caratterizzano l’”amalgama informe“? C’era una buona parola, allora, anche per “i radicalsocialisti Marco Pannella e Enrico Boselli che con il loro mix di laicismo temperato e istanze liberali rappresentano la novità più rilevante di questa campagna elettorale“. Altri tempi, Silvio Berlusconi era dato per mezzo morto.

L’auspicio di Paolo Mieli – bisogna dire per onestà – “non impegna[va] l’intero corpo di editorialisti e commenberluscata5 Il Corriere della sera e la doppia moraletatori” del Corriere della Sera. Ma un grande giornale ha questo di bello: può scegliere tra i propri editorialisti e commentatori quello che, di volta in volta, va a fagiolo e mandarlo in prima pagina. Sembra già passato un secolo da quando il giornale, anche allora diretto da Paolo Mieli, si prestava all’orda giustizialista sparando in prima pagina l’annuncio dell’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi in piena Conferenza internazionale sul crimine organizzato (Napoli, 1994), dando un aiutino a farne cadere il governo e pigliandosi calda simpatia dalla sinistra del “doppio standard“.

Stavolta, è il centrosinistra ad essere mezzo morto e chi meglio di uno “influenzato dal realismo politico” a bastonare i “brandelli della vecchia tradizione comunista” e i “tic e cliché di derivazione azionista e del cattolicesimo di sinistra“? Tanto, girasse il vento, cambi editorialista e nessuno se ne accorge. Dà l’impressione d’essere una “doppia morale” e così, per il Corriere della Sera, la sinistra, parafrasando Angelo Panebianco, “continuerà ad essere, alternativamente, l’una o l’altra cosa”, culla di “valori” o “amalgama informe“, a seconda che vinca o che perda.

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