La morte del giornalista francese in Siria
12/01/2012 - Bashar Al Assad ora trema Le violenze in Siria stanno passando il segno: il presidente siriano Bashar Al Assad, nonostante il diluvio di morti che la guerriglia civile sta continuando a mietere e nonostante le ispezioni della Lega Araba –
Bashar Al Assad ora trema
Le violenze in Siria stanno passando il segno: il presidente siriano Bashar Al Assad, nonostante il diluvio di morti che la guerriglia civile sta continuando a mietere e nonostante le ispezioni della Lega Araba – da più parti peraltro criticate – ha chiarito che non intende dimettersi e lasciare la poltrona. Ma quel che è successo ieri rischia di metterlo pesantemente in difficoltà con un paese chiave nel suo scenario geopolitico, la Francia. La guerra in Siria ha infatti tolto la vita al primo occidentale dall’inizio delle ostilità, proprio un giornalista francese che è stato colpito dall’esplosione di un mortaio nella città di Homs.
COSI’ MUORE UN GIORNALISTA – Gilles Jacquier di France 2 insieme ad altri cronisti ha partecipato ad una spedizione organizzata dal governo siriano verso la città di Homs, roccaforte ribelle. Il giornalista, insieme al suo cameraman, si mette a fare semplicemente il suo lavoro, intervistando commercianti e passanti, quando una “rivolta spontanea” prende il via. Ecco le immagini.
Secondo Al Jazeera, che cita un reporter dell’AFP, “Jacquier è stato ferito mortalmente quando una granata è esplosa mentre i giornalisti stavano riprendendo le proteste”. Fra i feriti, un secondo reporter belga, che dovrebbe essere il cameraman di Gilles anche se non tutte le fonti li identificano. La dinamica è meglio spiegata da France 2 stessa: “Un primo bossolo è caduto su un palazzo, e dei manifestanti pro-Assad ci hanno seguito quando ci siamo avvicinati all’immobile”. La reazione del governo francese non si è fatta attendere.
SITUAZIONE SPAVENTOSA – “Nicolas Sarkozy”, presidente francese, e “Alain Juppe”, ministro degli esteri, hanno condannato l’uccisione e hanno chiesto alle autorità di fare “piena luce” sulle circostanze della morte, dice ancora la televisione pan-araba. E proprio mentre Gilles moriva, Assad parlava, tornando a dire che le rivolte in Siria sono colpa di agenti occidentali, di infiltrati che vogliono dividere il popolo, che è in atto una “cospirazione per sovvertire il paese”, ma che “i siriani senza dubbio trionferanno su questo complotto, che sta arrivando alla sua fine”, ha detto il presidente in una manifestazione pro-governativa a Damasco. Le ispezioni della Lega Araba intanto continuano, anche se l’organizzazione internazionale ha annunciato che avrebbe “posposto” ogni decisione di invio di nuovi osservatori in Siria dopo l’uccisione di addirittura “11 fra gli ispettori”. “Rimarremo fermi fino a che la situazione non sarà pià calma”: ma il fatto è che chi ha potuto vedere e toccare con mano il disastro siriano, non fa che raccontare di un massacro spaventoso. “Quel che ho visto è un disastro umanitario, il regime non sta commettendo solo crimini di guerra, ma una serie di crimini contro la sua gente. I cecchini sono dappertutto e sparano ai civili, le persone vengono rapite, i prigionieri vengono torturati e nessuno viene rilasciato”, dice Anwar Malek, già osservatore della Lega in Siria. “I carri armati non sono stati ritirati, ma sono semplicemente nascosti per le strade”, continua l’ispettore internazionale. Fino a che punto Assad ha intenzione di arrivare?












