Una ministra di Silvio vittima del silicone?
12/01/2012 - La notiziona va in giro per il Parlamento. E il gossip si spreca Lo scandalo delle protesi al silicone difettose fa una vittima eccellente: le leggende metropolitane del Parlamento. Ecco infatti che secondo l’ultimo spiffero uscito dalle sacre stanze della
La notiziona va in giro per il Parlamento. E il gossip si spreca
Lo scandalo delle protesi al silicone difettose fa una vittima eccellente: le leggende metropolitane del Parlamento. Ecco infatti che secondo l’ultimo spiffero uscito dalle sacre stanze della politica durante la peggiore crisi economica dell’ultimo secolo una ministra del governo di Berlusconi sarebbe vittima delle protesi al silicone difettose francesi. Ovviamente, ne parla Libero:
Secondo l’ultimo gossip tra le vittime delle protesi difettose sembra esserci anche una ex ministra del governo Berlusconi. Lei, una delle quattromila -cinquemila donne italiane che dal 2001 si sono ritoccate il seno utilizzando le protesi Pip, da settimane nell’occhio del ciclone. Sul nome è mistero. Ma di una cosa siamo certi le ministre erano sei: Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Maria Stella Gelmini, Giorgia Meloni, Michela Vittoria Brambilla e Bernini. Chissà. L’ex ministra avrebbe utilizzato protesi di fabbricazione francese, come racconta il «Quotidiano.net», e dopo aver scoperto di essere a rischio adesso corre ai ripari. La signora avrebbe contattato il chirurgo per lamentarsi con lui, come riferisce una sua amica, che azzarda: «Fosse ancora al governo, l’Italia adesso avrebbe dichiarato guerra alla Francia».
La ex ministra avrebbe anche mobilitato tutte le sue conoscenze altolocate e sarebbe volata in Francia per trovare la soluzione al problema:
Tutto quello che ha saputo nei suoi giri di consultazioni lo ha riferito alle amiche, molte delle quali con lo stesso problema di seni rifatti con protesi difettose. Molte delle sue conoscenti sono ricche e famose, e abituali frequentatrici dei salotti più chic della capitale. Una di loro avrebbe azzardato: «Potremmo fondare il club delle Pip». La proposta non è stata accolta. Ma intanto bene informata avrebbe passato le sue informazioni alle signore per assisterle nella «riparazione del danno». La guerra del silicone con la Francia, visto che al governo sono arrivati i tecnici, è scongiurata. Ma la battaglia privata, sua e delle altre, continua.
Ora, magari, visto che si è spiegato perfettamente che quelle protesi erano cosi’ fatte per risparmiare sull’operazione, e visto che nessuna delle ministre di Berlusconi ha di certo problemi economici, il candidato all’estensione dell’articolo di gossip politico della settimana ci dimostri che cosa c’entra il tutto.













Che sfortuna! Dopo la guerra di Troia, avremmo avuto un’altra guerra per una donna: l’avremmo chiamata ” La guerra delle Tette”. E in redazione già era pronto un novello Omero a cantare le mie prodezze!
Non mi sembra il caso di ironizzare su cose che riguardano la salute delle persone, piuttosto bisognerebbe prendere quel pseudo-imprenditore, rinchiuderlo in un carcere convenzionato in Arabia Saudita e poi buttare la chiave.
Impianti mammari Pip, filler antirughe pericolosi, protesi dell’anca “richiamate”, ecc. Nel mondo dei “dispositivi medici”, specie italiani, manca la sorveglianza. Anche in tutta Europa se è vero che l’Organismo Notificato avvertiva la ditta Pip del “controllo” dieci giorni prima! Negli States la FDA approva medicinali, dispositivi medici e alimenti dietro una verifica su basi scientifiche. Da noi c’è l’AIFA per i medicinali e l’EFSA (a livello europeo) per gli alimenti. Le registrazioni presso il Ministero della Salute come “dispositivi medici” stanno diventando il refugium peccatorum anche per molti prodotti erboristici che già organismi di “controllo” italiani certificano da agricoltura biologica pur arrivando le erbe dalla Cina. La mia opinione è che la diffusione di registrazioni come “dispositivo medico” diventi a breve lo stratagemma di mercato per abbinare il termine “medico” e non “alimentare” (integratore) anche a prodotti di derivazione erboristica, senza dover necessariamente dimostrarne a priori l’efficacia secondo criteri medico-farmaceutici: un ‘sistemino’ per aggirare i problemi legati all’iter di registrazione di un farmaco e al giro di vite che subiranno da parte dell’EFSA gli integratori alimentari. Almeno un paio di sciroppi contro la tosse (Grintuss di Aboca e Mucovit Fluxus di Erbavita) risultano registrati come “dispositivo medico CE” (lo Stato ne rimborsa il 19% del prezzo!): i farmaci contro la tosse non agiscono scendendo in gola, devono agire a livello dell’APPARATO RESPIRATORIO (vie aeree, polmoni). Uno SCIROPPO CONTRO LA TOSSE (USO ORALE) viene deglutito: il SISTEMA DIGERENTE di ogni essere vivente ha il compito di introdurre, digerire ed assorbire i principi nutritivi contenuti negli alimenti eliminando i residui non digeribili al metabolismo sotto forma di feci. Uno sciroppo contro la tosse non può essere considerato un dispositivo medico (art. 1 D.Lgs. 46/97).