Perché il Vaticano ha mollato il San Raffaele

11/01/2012 - L’addio alla creatura di Don Verzé: motivi economici ma anche etici per lo Ior “Non è che ci sia molto da dire. La verità è che l’affare non era conveniente per ragioni economiche e rischioso dal punto di vista etico”.

     
 

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L’addio alla creatura di Don Verzé: motivi economici ma anche etici per lo Ior

“Non è che ci sia molto da dire. La verità è che l’affare non era conveniente per ragioni economiche e rischioso dal punto di vista etico”. Chi è addentro alle cose vaticane spiega così la decisione dello Ior di non rilanciare nell’asta informale che si era aperta per rilevare il San Raffaele di Don Verzé, alla fine vinta dal re delle cliniche Giuseppe Rotelli. La Santa Sede ufficialmente non ha nulla da dire, ma ufficiosamente gli spifferi da San Pietro spiegano che la questione dell’ospedale poteva diventare deflagrante per i preti.

UNA TRATTATIVA SOMMERSA – Che all’inizio la cordata formata da Malacalza e dallo Ior volesse salvare l’ospedale di Don Verzé è indubbio. La scelta di farsi rappresentare da un imprenditore di livello serviva al Vaticano per non comparire in prima persona nell’acquisto di una struttura che sarebbe diventata il fiore all’occhiello della finanza oltretevere. Ma forse il prezzo da pagare era troppo alto. Qualche giorno fa la bomba sporca lanciata su Rotelli faceva pensare a una determinazione diversa nei confronti di un’asta che si presentava senza esclusione di colpi. E, soprattutto, compiti difficili per il vincitore. Un miliardo e mezzo di debiti da ripianare, 250 milioni di offerta dal tandem Ior-Malacalza e 306 invece promessi da Giuseppe Rotelli. Ma anche il rischio che i problemi finanziari non sarebbero finiti qui, e così presto. La procedura di ripertura dell’asta era stata voluta dal tribunale fallimentare di Milano come condizione per il via libera al concordato preventivo. Il board del San Raffaele aveva deliberato il 21 novembre un “Autoregolamento” che fissava le procedure per la presentazione delle offerte migliorative. Ovvero, scriveva qualche giorno fa il Sole 24 Ore, “un documento che di fatto assicurava alla cordata Ior-Malacalza (la stessa che esprime gli attuali componenti del cda autori dell”‘autoregolamento”) la decisione finale sul controllo del San Raffaele”.

SENZA CONTROLLO E’ MEGLIO – Già, ma il controllo di cosa? La paura del Vaticano si indirizzava prima di tutto nei confronti dei magistrati. Il calderone delle operazioni sommerse di Cal e Verzé, secondo Oltretevere, non è ancora stato del tutto scoperto. E, con la morte del prete in Mercedes, di certo si seppellivano con lui molti segreti, ma non le prove documentali che li custodivano. Quelle prove, prima o poi, potrebbero finire nelle mani dei giudici. E scoperchiare la pentola dei finanziamenti alla politica e degli aiuti agli amici di Don Verzé, che si è sempre vantato di essere un pragmatico di prima classe. Quindi, più attento al risultato finale delle operazioni che ai modi con cui le operazioni si compiono. Una logica non sconosciuta in Vaticano, certo. Ma che con l’avvento di Joseph Ratzinger al soglio di Pietro comincia ad essere non molto apprezzata Oltretevere. Di qui, il timore di trovarsi di nuovo all’interno di una tempesta giudiziaria e mediatica, con la necessità di giustificare, vista la proprietà, anche le possibili “nefandezze” compiute dalla precedente gestione.

SENSIBILI ALLE FOGLIE - Senza contare la questione “sessuale”. Qui di concreto non è ancora emerso nulla, anzi: le insinuazioni sulle vacanze in Brasile di Cal e Verzé sembravano davvero solo le fole di qualcuno che ce l’aveva con il prete per questioni economiche. Ma se fosse? La logica, in queste situazioni e soprattutto dopo i dolorosi effetti dello scandalo pedofilia, consigliava grande prudenza, e possibilmente poca esposizione mediatica. Tanto più che già quanto uscito non faceva presagire nulla di buono: dalle minacce agli imprenditori e ai proprietari terrieri che mettevano i bastoni tra le ruote al San Raffaele ai rapporti con i servizi segreti, fino alle parole registrate del prete che minacciava Formigoni con un linguaggio che in curia non avrebbero approvato di certo. Tutto spingeva gli uomini del Vaticano ad andare con i piedi di piombo incontro a un affare che poteva diventare scottante.

LA CORDATA S’E’ SCORDATA – Eppure quando a luglio si prese la decisione di muoversi per salvare il San Raffaele, il Vaticano aveva mostrato come al solito gran compattezza. Tarcisio Bertone aveva mandato il suo uomo Giuseppe Profiti e il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi a organizzare la cordata, richiamando poi Malacalza e Flick; l’obiettivo era formare un polo d’eccellenza con le altre strutture sanitarie vaticane all’avanguardia, come il Bambin Gesù di Roma. Il problema però rimaneva l’esborso economico. I 250 milioni sarebbero stati forniti in gran parte dall’Istituto delle Opere Religiose, e questo avrebbe potuto rappresentare un problema non da poco. Non per la cifra, ma per quanto poteva significare agli occhi di cardinali e vescovi, sempre attenti alle richieste di nuovi oboli di Roma e pronti magari a polemizzare anche pubblicamente in caso di nuove prebende da pagare, magari per aiutare l’ospedale italiano. Che poteva anche nascondere una voragine dietro al buco di Cal, e costringere il Vaticano non solo agli esborsi programmati, ma anche ad altre uscite straordinarie. Si potevano spendere i soldi dello Ior in quel modo? Per finire magari dopo qualche tempo di nuovo sotto l’occhio del ciclone?

LA QUESTIONE ETICA – Infine c’è la questione etica. Che invece rischiava di mettere la Chiesa di fronte a un altro dilemma. Don Verzé, in omaggio al suo pragmatismo e con la mentalità da uomo di scienza oltre che di Chiesa, non aveva mai visto di buon occhio le limitazioni imposte dal Vaticano alla ricerca scientifica. In particolare, scrive oggi la Stampa, il presidente dello lor, fin dall’inizio, aveva fatto presenti i problemi di carattere etico legati alle tecniche e alle ricerche portate avanti dal San Raffaele, non certo in linea con l’insegnamento cattolico: dalla fecondazione in vitro alla sperimentazione con le cellule staminali embrionali. Cosa avrebbe fatto il Vaticano di tutto questo? Se si fosse cancellato con un tratto di penna tutto quello che era al di fuori dei dettami di San Pietro, probabilmente questo avrebbe significato una perdita anche economica per l’istituto. E di questa perdita si sarebbe dovuto rendere conto in sede di bilancio. Se invece si fosse continuato a fare tutto quello che già si faceva prima, la Santa Sede si sarebbe ritrovata di nuovo sotto la bufera delle accuse di incoerenza, come all’epoca della casa editrice di proprietà del Vaticano che in Germania pubblicava anche libri osé.

UN ADDIO E UN ARRIVEDERCI – Insomma, alla fin fine meglio lasciar fare a Rotelli. Compreso l’esborso: na bella cifra per quasi tutti i portafogli. Ma non per l’ uomo che ha contribuito in prima fila (più di trent’ anni fa) a ridisegnare la sanità lombarda, giocando nel doppio ruolo di regolatore prima e di operatore poi. E oggi, dopo aver costruito un impero della salute che qualcuno valuta fino a 3 miliardi di euro, come scriveva Ettore Livini su Repubblica è l’anello di congiunzione tra questo mondo emergente e discusso e i salotti buoni che da decenni gestiscono il potere milanese. Il San Raffaele va in mani fidate, anche se non quelle ideali. E il Vaticano guarda la cassa dello Ior e tira un sospiro di sollievo. I guai, se li sbrigassero gli altri.

     
 

5 Commenti

  1. veni vidi v'ICI scrive:

    La patatona San Raffaele era semplicemente troppo bollente. Per i gonnelloni è meglio stare cauti di questi tempi altrimenti rischiano di accelerare il naturale processo d’estinzione.

    • Ugo scrive:

      Persone come te dovrebbe stare attente al giudizio divino…arriverà anche il tuo turno, prima o poi e staremo a vedere se verrai accolto tra i cancelli dorati o tra le braccia del maligno. Complimenti.

  2. ciria scrive:

    Ugo, Veni vidi non si commenta, ma anche te. Secondo te Don Verza adesso dove sta? Lui ha sicuramente contribuito a costruire il Paradiso in terra, sì, il suo e solo suo rovinando una così importante struttura per la ricerca medica e scientifica.

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