Il depistaggio su Borsellino era una bugia
10/01/2012 - L’Unità pubblicherà domani documenti che dimostrano la volontà di raccontare una falsa verità La falsa pista della strage di via D’Amelio, che per molti anni ha inquinato la verità sull’eccidio di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta, sarebbe stata costruita
L’Unità pubblicherà domani documenti che dimostrano la volontà di raccontare una falsa verità
La falsa pista della strage di via D’Amelio, che per molti anni ha inquinato la verità sull’eccidio di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta, sarebbe stata costruita a tavolino come un teorema investigativo. E solo dopo sarebbero stati trovati i pentiti e le “prove” a sostegno di una pista che solo ora si sta dimostrando infondata.
UNA FALSA VERITA’ - Dall’inchiesta della Procura di Caltanissetta affiorano documenti e testimonianze sul “depistaggio”. Il quotidiano l’Unità ha anticipato che nell’edizione di domani pubblicherà verbali, note e altri documenti da cui risulterebbe la volontà del gruppo di investigatori guidato da Arnaldo La Barbera, morto nel 2002, di portare in dibattimento una falsa verità. “Le carte – anticipa L’Unità – raccontano in diretta i contrasti sorti all’interno degli uffici giudiziari, tra chi quella falsa verità, arrivata fino in Cassazione, l’ha avallata e chi sostiene di averla bollata sin da subito come depistante”.
I CRITICI – Tra le voci critiche c’erano quelle del pm Ilda Boccassini, che aveva chiesto l’assegnazione in Sicilia proprio per indagare sulle stragi, e l’ex vice questore Gioacchino Genchi. Nei loro verbali emerge uno scontro durissimo che si concluderà con il ritorno della Boccassini a Milano e l’abbandono di Genchi della squadra di La Barbera. Sia Genchi che Ilda Boccassini non avrebbero esitato di indicare Vincenzo Scarantino come un falso pentito. “Mi hanno manovrato come un orsacchiotto con le batterie”, ha raccontato Scarantino.
I DUBBI - La figura di Arnaldo La Barbera, che era anche uomo dei servizi di sicurezza, emerge come quella del grande regista dell’operazione-depistaggio. Nell’inchiesta sono da tempo indagati altri tre funzionari di polizia: Mario Bo, Salvatore La Barbera e Vincenzo Ricciardi. Ma secondo i magistrati di Caltanissetta l’inchiesta non ha raccolto nei loro confronti elementi decisivi e per questo si va verso l’archiviazione delle loro posizioni.













le solite cose all’italiana, onore a Borsellino e Falcone!
SAREBBE INTERESSANTE SAPERE IN COSA CONSISTEVA QUESTO DEPISTAGGIO, IO AMMETTO DI NON RICORDARE CIO’ CHE FU DETTO E SCRITTO DOPO L’ATTENTATO
La Ilda Boccassini, NON E’ AFFIDABILE è una “arruffona”, dite quello che volete, la conosco da 16 anni, non ho ancora capito COSA VA CERCANDO….. come diceva Gerardo D’Ambrosio di lei, non ha mai studiato, studiava sui viali di Ponticelli, poi il padre Giudice… lo Zio Notaio ecc….
Fortuna che Sergio Lari lo ha capito, anche seguendo le mie indicazioni, è evidente che a Caltanisetta ha fatto solo casino…. ha favorito i casini degli altri….. la legge inoltre proibisce ai magistrati di indagare sui famigliari… ecc… Giovanni Falcone era più di un famigliare, non c’è bisogno di dire chi era per lei…..
Cercate su Google l’affare del Magistrato LUCIANO LAMBERTI FUCILATO a Novara nel 91′ ci ha messo le mani lei, non si sa ancora dopo 20 anni, come sono andate esattamente le cose, è la sua abilità, incasinare qualsiasi cosa tocchi…. e mettere nei casini glia altri il sottoscritto in primis….. non ne posso più…
Buon anno a tutti indignato jo ex suonatore jo Giorgio Dini Ciacci Milano gio2opg@gmail.com
Piduista di merda!
Già il fatto di cercare di far passare La Barbera come il “grande regista dell’operazione-depistaggio” era un modo per intorbidire ulteriormente tutta la faccenda, allo scopo di impedire, a chi voleva/vuole indagare a fondo e seriamente, di arrivare ai veri “burattinai” che da tempo tramano e uccidono stando “dietro le quinte“.