Lettera a non tutti gli italiani

10/01/2012

     
 

di

Ciao italiano,
non ucciderti. Te lo dico col cuore, come se fossi tua figlia, sorella, nipote, quel che vuoi e l’età sente. Non porre fine alla tua vita: io capisco la tua umiliazione. Capisco quello sguardo triste con cui guardi chi ha un lavoro, chi per te ha una vita, chi per te se la passa meglio. Ho visto in altri occhi quella stessa voglia di non svegliarsi domani, ti prego italiano, non farlo.

Scusa questa Nazione che ti umilia, papà, nonno, zio. Scusaci. Non sappiamo quello che facciamo, sembra comodo dirlo, ma è così. Ma non sei solo. Anche noi “giovani”, come te, non sappiamo che pesci prendere. Non sappiamo se avremo un domani, né con chi prendercela, né come fare. Siamo come te, anche noi vorremmo morire ma non possiamo farlo: siamo la speranza, pensa che peso. Ma non solo noi, anche tu. Non lasciarci soli. Non ucciderti, perché se pure cercano con ogni mezzo di privarci anche di quella, non ce la faranno: salveremo la speranza. Quella c’è sempre, fidati, guardami: ti assicuro che c’è se ci credi. Se avrai la forza di capire che finché non muori, sei vivo. E puoi vivere, fare, salvare quel che c’è da salvare. Non arrenderti: non è finita.Non lo è mai, fino a quando non hai più coscienza per capirlo. Farla finita è darla vinta: a loro, al sistema, agli altri. Vinci tu, ti prego, nonno, papà, zio, fratello. Questa vita bastarda, come ovunque, la vinci quando la combatti: non se ti arrendi. Tutte le parole che vorrei, non riesco a dirtele. Io ti chiedo solo scusa.

Scusa se non abbiamo capito il tuo peso anche noi. Il peso di chi ogni giorno si sveglia aspettando una brutta notizia irrimediabile, solo, per non dare anche dispiacere a chi gli è vicino. Il terribile peso di chi è talmente disperato da non riuscire a immaginare un futuro. Scusaci se ti abbiamo dimenticato: noi non siamo più noi, siamo solo – ognuno – alle prese coi propri drammi. Ma finirà, papà, zio, nonno, te lo prometto. Ti prometto, ora che sono diventata grande, ora che mi hai permesso di farlo con mille sacrifici che forse a fondo non capirò mai, ti prometto che noi porremo fine a tutto questo. Che saremo abbastanza forti, risoluti e intelligenti da pretendere quel cambio di cui questo paese ha bisogno. Ti prometto che non ci addormenteremo di nuovo guardando la pagliuzza piuttosto che la trave: noi saremo coscienti. Saremo la generazione che dirà basta anche se nessuno ci crede, e lo faremo per te. La generazione che in cambio dei tuoi sacrifici, ti restituirà l’orgoglio. Non è colpa tua, fratello, papà, zio, nonno. Ascoltami, credimi.
La colpa non è tua. E’ di tutti noi.
Domani, c’è ancora un domani. Lo sai che è vero.
Scegli di sperare che sia migliore.
Scegli di non piegarti al sentimento che vogliono tu provi.
Scegli, per una volta, di vincere tu.

Per voi due.

     
 

13 Commenti

  1. carola scrive:

    A me questa vita di sacrifici e di rabbia per tutte le difficoltà che ci impone questo governo da un ventennio ad oggi obbligandoci a pagare perfino l’aria che respiriamo mi ha logorato la salute fisica e psichica. Dal lavoro precario di oltre 15 anni senza contributi e senza diritti ma solo con doveri al pagamento di tasse, ticket, bollette sempre più care e ancora tasse. Non restano più soldi neanche per la spesa alimentare. E’ una lotta continua, è fin troppo facile arrendersi, a volte sembra proprio la soluzione! La speranza che specialmente voi giovani possiate riscattare questo popolo e la sua dignità di vivere è l’unica cosa che resta.
    per quei due coniugi che si sono tolti la vita per disperazione e per tutti gli altri che si sono arresi, prego che Dio non gli addebiti il grave peccato del togliersi la vita ma lo addebiti a tutti coloro che ne sono i diretti responsabili. L’oppressione dei poveri è uno dei peccati di cui si darà conto a Dio in persona!

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