Al G7 il governatore è stato frainteso: con la frase sugli asset tossici voleva dire ben altro rispetto al semplice “sbattere fuori i titoli tossici dai bilanci”. Ma attuare quello che vorrebbero a via Nazionale comporterebbe, da parte dei banchieri, dover mostrare conti in profondo rosso. E il Financial Times scrive…
L’hanno frainteso. Parlando con i giornalisti a margine del G7 a Roma, al governatore della Banca d’Italia Mario Draghi è uscita di bocca una considerazione molto interessante: “Trasparenza significa che tutte le banche devono tirare fuori tutti gli asset tossici dai loro bilanci: la cosa più importante è che si faccia luce esattamente sulla qualità dei bilanci bancari“. La frase, buttata lì in un momento non ufficiale, è stata sintetizzata con un molto fumoso titolo del tipo: “Banchieri, espellete dai bilanci questi titoli e tutto sarà risolto“, ma l’inquilino di via Nazionale voleva dire ben altro: “Draghi ha chiesto chiaro e tondo alle banche di fare il writedown degli attivi tossici, cioè di annullare i valori in attivo che non corrispondono alla realtà. Ed è una vera soluzione di sistema: così facendo di fatto domani le banche si troverebbero con bilanci costipati, ma si risolverebbe il problema del pericolo di controparte legato ai dubbi sull’esposizione“, dice un analista.
TRA IL DIRE E IL FARE… – La situazione, così com’è, risolverebbe anche il problema della solvibilità sollevato da un articolo del ministro dell’Economia Giulio Tremonti sul Corriere: “Se l’origine della crisi è nella finanza, e dentro la finanza, se la causa della crisi è nella mancanza di fiducia tra banchieri e finanzieri, se la crisi non è una crisi di liquidità ma una crisi di solvibilità (perché temi che la tua controparte possa essere insolvente e quindi preferisci non averci rapporti), la medicina non è nel fondere banche fallite con banche fallite, non è nello switch o swap tra debito privato e debito pubblico, non è creando domanda privata artificiale addizionale. Se sei drogato, la cura non si fa con altra droga. Se il male è il debito — un eccesso di debito — la cura non è data da altro debito addizionale, privato o pubblico che sia. Salvare tutto è missione divina. Se si pensa di salvare tutto, con l’ultima istanza dei governi, con i debiti pubblici, finisce che non si salva niente e si perdono alla fine anche i bilanci pubblici“. Certo, magari verrebbe da chiedersi – come fa Lakeside Capital – ad esempio, perché Tremonti allora non si sia ribellato alla fusione tra una compagnia aerea fallita con un’altra quasi fallita, come è successo nel caso di Alitalia. Ma che tra le molte doti del ministro non ci sia la coerenza, è un dato di fatto. Rimane che l’analisi è corretta, anche se non nuova, e mette il dito nella piaga. Perché, partendo da questo presupposto, si comprende chiaramente che la politica di taglio del costo del denaro messa in campo dalla Banca Centrale Europea non serve granché a scacciare via lo spettro della crisi. La Bce, attraverso le banche, continua a spingere soldi nel sistema, ma poi le banche non fanno circolare i soldi, che poi non arrivano quindi a famiglie e aziende. Perché non si fidano l’una dell’altra, e proprio in base al fatto che nessuno conosce la reale situazione dell’esposizione altrui. Ma allora perché non si fa quello che dice Draghi? Il problema risiede ancora una volta negli stessi bilanci delle banche. Sul Financial Times di ieri, poi, si scrive (grazie a Phastidio per la traduzione) qualcosa di altrettanto significativo: ”C’è un rischio di default sovrani a cascata. Se ciò fosse limitato a paesi della dimensione di Irlanda o Grecia, il problema potrebbe essere risolto con un salvataggio. Ma il rischio di insolvenza non è un problema confinato a paesi piccoli. I settori bancari di Italia, Spagna e Germania sono vieppiù vulnerabili“. A dirlo non è uno qualsiasi, ma Wolfgang Munchau .




E prima o poi il culo a terra arriva…
detta così, con un francesismo…
Bellissimo articolo. È normale che in economia e finanza vi trovi più chiari ed esaurienti del sole24ore?
è perché Dario Ferri è particolarmente bravo
Confermo: Darione è il numero uno.