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Pensioni, lunedì 3 agosto arrivano i rimborsi: ecco a quanto ammonteranno

Lunedì 3 agosto arrivano i rimborsi per le pensioni dopo la sentenza della consulta. Saranno inclusi nei versamenti previsti per il 3 agosto i rimborsi per le rivalutazioni delle pensioni susseguenti alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco della rivalutazione delle pensioni decisa nel 2011 dal governo di Mario Monti: come è noto, i pensionati italiani non riceveranno l’integralità della rivalutazione dovuta. Troppo onerosa per i conti pubblici l’idea di rifondere completamente i pensionati italiani, che quindi saranno soddisfatti solo pro quota.

PENSIONI, ARRIVANO I RIMBORSI: ECCO A QUANTO AMMONTERANNO

Il Messaggero riporta le cifre, spiegando al contempo il complicato metodo di calcolo.

Nel dettaglio, il nuovo meccanismo riguarda coloro che nel 2011 avevano una pensione mensile lorda superiore a 1.405 euro (ovvero tre volte il trattamento minimo di quell’anno) e non superiore a sei volte, dunque 2.810 euro sempre lordi. Al di sopra delle tre volte, la rivalutazione era già stata riconosciuta in pieno a suo tempo, mentre al di sopra delle sei i pensionati non recupereranno comunque nulla, nemmeno parzialmente. Lo schema di calcolo è piuttosto complicato. La perequazione è riconosciuta relativamente al 2012 e al 2013 per il 40 per cento dell’effettivo tasso di inflazione di quegli anni (rispettivamente 2,7 e 3 per cento) per i trattamenti compresi tra tre e quattro volte il minimo; la percentuale scende al 20 per cento per quelli tra le quattro e le cinque volte e al 10 per quelli compresi tra le cinque e le sei. Ma tutto ciò vale solo per gli aumenti che sarebbero stati pagati nei primi due anni.

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Ecco dunque le percentuali e le cifre concrete degli aumenti che saranno garantiti nella pensione erogata il prossimo 3 agosto.

L’adeguamento avrebbe avuto effetti anche sui successivi 2014 e 2015, sommandosi a quelli derivanti dal differente meccanismo adottato dal governo Letta. Per quegli anni però la perequazione viene riconosciuta solo al 20 per cento delle percentuali precedenti (quindi 20 per cento del 40 per cento e così via). Nel 2016 infine la pensione sarà ricostruita applicando per il 2012 e 2013 una rivalutazione pari alla metà delle stesse percentuali. Ecco quindi che il recupero reale, rispetto a quello massimo teoricamente possibile, arriva intorno al 35 per cento per gli assegni tra i 1500 e i 2.000 euro mensili e poi scende al 10-11 per cento in prossimità della soglia massima dei 2.800 circa. Una pensione di 1.500 euro si vedrà riconosciuti 796 euro invece di 2.294, una di 2.000 ne avrà 530 invece di 2.982, una di 2.800 infine 370 contro 3.330.

Si tratta, chiaramente, di importi al lordo delle imposte.

Anche sugli arretrati (come sulle nuove pensioni a regime) verrà applicata la tassazione. Per la quota di una tantum relativa al 2012, 2013 e 2014 il prelievo è quello riservato agli importi arretrati, determinato in base all’aliquota media effettiva dei due anni precedenti (un po’ meno del 20 per cento per i trattamenti più bassi); per la parte che si riferisce al 2015 si applica invece l’Irpef ordinaria.

E’ possibile, e anzi probabile, che qualcuno degli interessati non si ritenga soddisfatto per essere stato rifuso solo in parte, e che voglia percorrere la via del ricorso legale: il governo ritiene di aver rispettato la sentenza della Corte Costituzionale, garantendo ai pensionati un rimborso solo parziale delle quote di adeguamento pensionistico. Se qualcuno ritenesse che così non sia, dovrebbe portare nuovamente il caso davanti alla Corte Costituzionale per provare ad ottenere una nuova pronuncia di illegittimità.