La lapide di Acca Larentia
09/01/2012
Non so se sia per grande ingegno, o per grande ignoranza, ma la lapide ai “caduti” di Acca Larentia, “assassinati dall’odio comunista e dai servi di stato” è un capolavoro di sottigliezza. E’ bene infatti ricordare agli smemorati o a quelli che non lo sanno, che “servo di stato” prima di diventare, a furia di esecuzioni proletarie, un attestato di benemerenza da pronunciare con la dovuta compunzione istituzionale, negli anni settanta fu un marchio d’infamia maneggiato con disinvoltura non solo dalle Brigate Rosse ma anche da buona parte della sinistra antagonista, ivi compresa quella salottiera. A molti allora “Assassinati dall’odio fascista e dai servi di stato” sarebbe suonato perfetto, perché è noto che pure a quei tempi si viveva sotto un “regime”. Cosicché la lapide è un perfido emblema della fratellanza spirituale fra camerati e compagni. Son sicuro che molti dei rossi scesi in strada furibondi non l’hanno capito, ma l’hanno sentito: son qua io, ad aprir loro gli occhi.













Siccome è stata messa adesso e non negli anni 70, quella lapide è travisabile. Mentre un busto di Mussolini posso benissimo accettarlo perchè fa parte della storia, questa lapide è anacronistrica nella forma. Non nella sostanza, ma nella forma. Se scrivo qualcosa adesso non posso usare dei concetti di 40 anni fa, altrimenti manca la contestualizzazione e il messaggio non arriva.
A be si grazie al ventennio fascista e grazie agli assassini fascisti se non abbiamo avuto i “CUMUGNISTI” allo sgoverno e grazie a svamarion che ci illumina e ci apre gli occhi, colpito da rigurgiti decò il nostro svamariò è un fascista piu’ che servo direi rognoso.
DE ANGELIS Marcello (PDL) –
Ex militante dell’estrema destra. Dopo la strage di Bologna del 1980 alcuni leader del movimento Terza Posizione sono oggetto di mandati di cattura e De Angelis, venuto a conoscenza che alcuni suoi amici latitanti a Londra stanno per essere arrestati, parte col treno per avvisarli, ma viene arrestato e per sei mesi resta nel carcere londinese di Brixton. I giudici inglesi negano l’estradizione in Italia e intanto De Angelis esce di prigione. Tempo dopo torna in Italia e si costituisce : condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi di reclusione per associazione sovversiva e banda armata.
Oltre a sedere tranquillamente in parlamento , dal maggio 2011 è stato nominato direttore del Secolo d’Italia dopo l’epurazione dei finiani voluta da Berlusconi.
Per una volta sono pienamente d’accordo con Zamax. In effetti la parte “assassinati dall’odio comunista” poteva quasi essere considerata l’esplicitazione di un dato di fatto storico e non mi aveva fatto specie più di tanto. Mi aveva colpito, invece, la condanna dei “servi dello Stato”, quella sì inaccettabile, per cui spero che la lapide sia stata prontamente rimossa.