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Internidi John B (John)
pubblicato il 17 febbraio 2009 alle 16:30 dallo stesso autore - torna alla home

L’ascolto e l’intercettazione delle comunicazioni altrui per motivi di giustizia è una tematica che impone la scelta di un punto di equilibrio tra esigenze investigative e diritto alla privacy. Cerchiamo di capire che sta succedendo.

Probabilmente non esiste nessun altro paese al mondo in cui leggi e norme vengano cambiate, rinnovate, sostituite e riformate con la stessa frequenza che si verifica in Italia. E’ possibile che non si riesca mai a trovare un giusto e duraturo compromesso tra le opposte esigenze che affollano la nostra italica società? E’ davvero così difficile rendersi conto che spesso (quasi sempre) le leggi non sono sbagliate, ma è sbagliato il modo in cui vengono applicate e interpretate, e che se non si risolve il vero problema (l’applicazione) a nulla servono riforme e contro-riforme.

LA SITUAZIONE OGGI - In Italia si intercetta (per motivi giudiziari) sulla base del Capo IV del Codice di Procedura Ptribunale2 Il problema delle intercettazionienale: “Intercettazioni di conversazioni e comunicazioni”. In particolare gli artt. 266 e ss. consentono l’intercettazione delle comunicazioni di qualsiasi genere in presenza di gravi indizi di delitti di una certa gravità: indicativamente dal furto in su, compresi il contrabbando e i reati contro la pubblica amministrazione come la corruzione e la concussione, nonché altri reati per i quali l’intercettazione è uno strumento indispensabile (si pensi alle molestie a mezzo telefono). Inoltre, l’intercettazione può essere disposta solo se è assolutamente indispensabile per prosegbimboOrecchioni Il problema delle intercettazioniuire le indagini. Le intercettazioni partono sempre su iniziativa del Pubblico Ministero e sono autorizzate dal Giudice per Indagini Preliminari. La durata è fissata in 15 giorni prorogabili. Le operazioni di intercettazione sono materialmente eseguite da operatori della polizia giudiziaria. Le conversazioni e comunicazioni sono registrate su supporti magnetici e annotate su registri e quelle considerate utili vengono trascritte e verbalizzate. Al termine delle operazioni, tutto questo materiale va depositato presso il Pubblico Ministero e successivamente viene reso disponibile anche ai difensori dell’imputato e alle eventuali parti civili. Di regola, quando si è giunti a una sentenza definitiva e se le intercettazioni non sono utili ad altri processi penali in corso, il tutto deve essere distrutto. Ora, cosa c’è che non va in tutto questo? Niente. La norma è chiara ed elastica. Ma è proprio dall’elasticità che derivano virtù e problemi del nostro sistema penale e giudiziario.

MALA GESTIO – Un’intercettazione chiama in causa due livelli di valutazione: il primo è quello dsoldi2 Il problema delle intercettazioniel Pubblico Ministero, il secondo è quello del Giudice per le Indagini Preliminari. Ad essi spetta valutare se un’intercettazione è motivata da gravi indizi ed è indispensabile per proseguire le indagini. Se questi requisiti sono assenti, non dovrebbero autorizzare o disporre intercettazioni. E anche ove fossero presenti, non sono obbligati a farlo: anche in questo caso, infatti, dovranno valutare se le intercettazioni sono utili in termini di economia processuale. Non dobbiamo scordare, infatti, che le intercettazioni costano tantissimo: nel 2007 la Procura di Palermo e quella di Milano hanno speso 80 milioni di euro in intercettazioni. E questi costi riguardano solo il noleggio delle apparecchiature. Ad essi vanno aggiunti i costi indiretti. Le due procure citate hanno eseguito nel 2007 la bellezza di circa 50.000 intercettazioni. Significa 50.000 verbali di apertura di operazioni, 50.000 verbali di chiusura, 50.000 registri da annotare, centinaia di migliaia di verbalizzazioni delle conversazioni. Se consideriamo che ciascuna di esse ha una durata di 15 giorni, equivale a oltre 18 milioni di giorni di intercettazione. Possiamo immaginare a malaCodeNapoleon Il problema delle intercettazionipena cosa significhi questo in termini di personale dei Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza impiegati: migliaia e migliaia di uomini, con relativi stipendi e straordinari. Centinaia di milioni di euro in costi di personale. E stiamo parlando solo di Milano e Palermo. E’ chiaro che la norma è fatta bene, ma è applicata male: si intercetta troppo, si proroga troppo. L’elasticità della norma, che dovrebbe essere punto di forza di qualsiasi ordinamento civile e democratico, in maniera da adattarsi al meglio – con la valutazione dei magistrati – al caso concreto, diventa punto di debolezza ove taluni magistrati non seguano i principi che stanno alla base della norma ma utilizzino quest’ultima per realizzare fini diversi. Modificare una norma ben fatta significa semplicemente sgretolare un dispositivo sano nel tentativo di far funzionare meglio un altro dispositivo che manifesta problemi. In altre parole, è come se su un’automobile c’è lo sterzo che non funziona bene, e voi cambiate il motore.

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