Crolla il Pil del 2008. Nel 2009 si assisterà per la prima volta dal 1930 ad un calo del prodotto interno lordo nominale. Con effetti devastanti sul rapporto con il debito pubblico. La cassa integrazione aumenta a dismisura, le fabbriche chiudono, e finalmente anche Berlusconi è “preoccupato”. Quando ci svegliamo?
Il Pil è crollato dell’1,8% nell’ultimo trimestre del 2008. In seguito a questo tonfo, su base annua il [[pil 2008]] si è quindi ridotto dello 0,9% , il dato più basso dal 1993. Un colpo così duro che per la prima volta anche il presidente Berlusconi si dice “preoccupato“. Meglio tardi che mai.
IL DISASTRO DEL 2008 - Non ci piace il catastrofismo, ma forse non è ancora chiara la dimensione di quanto sta accadendo. Secondo una nostra stima basata sull’an
damento dei primi 9 mesi del 2008 rivisti e integrati in base a questa ultima comunicazione dell’Istat, il Pil nominale italiano nel 2008 è stato di 1.565,859 miliardi di euro, al di sotto del dato indicato nel programma di stabilità e di crescita presentato solo pochi giorni fa da Tremonti a Bruxelles (1.572,235 miliardi di euro) ma soprattutto del dato su cui il governo ha fatto la manovra finanziaria (1.594,560 miliardi di euro). Non è banale: perché è sul Pil nominale che si calcolano le presumibili entrate tributarie, ed è sul Pil nominale che si conteggiano i parametri di Maastricht su deficit e debito. Quest’ultimo, tra l’altro, secondo l’ultimo bollettino statistico di Banca d’Italia ha battuto (purtroppo) un nuovo record a novembre, assestandosi a quota 1.686,558 miliardi di euro. Siamo già al 107,7% del Pil, e manca ancora il dato di dicembre. Sempre secondo il programma di stabilità presentato da Tremonti, nel 2008 questo rapporto sarà “solo” pari al 105,9% (si veda qui). Noi speriamo sinceramente che abbia ragione lui, ma avere qualche dubbio è a questo punto lecito.
DOPO 80 ANNI, CROLLA IL PIL NOMINALE! - Le ombre che si addensano sul 2009 si fanno davvero nere. Il solo “effetto trascinamento” del dato del 2008 ci consegnerà un calo del Pil reale a -1,8% nel 2009. Il governo ha già stimato un -2%, ma le previsioni degli economisti sono peggiori. Unicredit, Mps, Intesa Sanpaolo concordano nel prevedere per l’anno in corso un calo del Pil reale addirittura del 3%. Ma c’è pure di peggio: l’effetto combinato di una crescita reale negativa e di forte riduzione dell’inflazione (che molto difficilmente andrà oltre il 2%) porterà ad un evento mai visto nella storia dell’economia italiana dagli anni ’30: il calo del Pil nominale. Non è il catastrofismo di un Giornalettista: è la stima del Governo contenuta sempre nel Piano di stabilità consegnato a Bruxelles, a pag.8, come si può vedere qui. Non è solo un’anomalia statistica ma un grave problema economico, come sanno bene in Giappone, dove negli ultimi 10 anni questo fenomeno è già successo.




Carlo, davvero una disamina eccelsa!
Grazie davvero per un contributo così lucido, chiaro e intelligente.
Io vorrei porre solo una domanda, non a Carlo ma al Governo, sul come si è potuto arrivare sino ad ora gridando ai quattro venti che non c’era da preoccuparsi perché stavamo messi benino e adesso, tutto ad un tratto, dichiararsi preoccupati e, nonostante ciò, non fare concretamente niente per rassicurare… parlo da madre di 3 figli, moglie di uno dei tanti precari che Brunetta a giugno manderà a casa (a meno di un dietro-front dell’ultimo minuto) e con un mutuo da pagare…
Non è nel mio modo di essere ma comincio a preoccuparmi…
Un saluto, Lisa
Caro Copy, finalmente io e te torniamo a temi da confrontation!
Le dimensioni della crisi sono chiare a tutti, non solo alle illuminate avanguardie: ricordo sommessamente un libercolo del tanto disprezzato Cassandra Tremonti di qualche ANNO fa …
Allora mettetevi d’accordo con voi stessi: o era Cassandra No Global allora, o e’ minimizzatrore oggi …
Sterile propaganda a parte (“l’avevo detto io che ce sta a crisi!”), veniamo al tema vero, quello che sta appioppando la prima sberla a Obama in Usa in piena luna di miele.
Siamo proprio sicuri che la soluzione alla crisi sia l’approccio “big Government big spending”?
C’e’ chi sommessamente afferma che le iniezioni di droga al drogato non portino lontano; se e’ vero che, aldila’ degli aspetti piu’ prettamente finanziari della crisi, quello che e’ per l’appunto in crisi e’ un intero modello economico impostato sul produrre produrre produrre, sul “consumo per il consumo”, non sara’ forse il caso di pensare un po’ meglio a come fare?
Anche perche’ si fa presto a dire ottocento miliardi di dollari a sostegno di qua, cinque miliardi di euro di la’ …
Ma da dove arrivano ‘ste montagne di soldi, ce ne rendiamo conto? Risposta: dalle tesche …. dei nostri figli!!!
Lo dice uno che anela sgravi fiscali da secoli..
Senza contare che bisognerebbe fare i conti con col deficit pubblico che ci ritroviamo (effetto dei big governement democristian-socialisti che ci siamo sbarbati negli anni ’80): direi che non ci conviene far tanto gli sboroni, con un po’ di sano realismo dobbiamo purtroppo (o forse per fortuna) limitare gli interventi ai casi piu’ disperati tipo la solita auto (al fine di sostenere la meccanica che ci sta dietro).
Poi guarda caso, non per merito di governi o opposizioni, come sottolinei tu ci sono settori e aziende che forse ce la fanno lo stesso, anzi capitalizzano il dissolvimento di certa competizione in costante dumping qualitativo e finanziario. Sotto questo profilo ne vedremo delle belle …
ciao, Abr
“C’e’ chi sommessamente afferma che le iniezioni di droga al drogato non portino lontano”
Lo afferma sul Corriere, in effetti (abbiamo un articolo in pubblicazione domani). Adesso basta che sommessamente il decuius ci spieghi perché ha dato al drogato quattro miliardi di euro di droga per tenere in piedi Alitalia, e poi può anche parlare.
Chiedo scusa ma ho una connessione “di fortuna”
@essemme:
Grazie mille:
@Lisa72:
Un sorriso a tutti voi, e sapete che vi sono vicino…speriamo che tutto si aggiusterà!^_^
@abr:
Ciao, A:!!! La confrontation con te è SEMPRE un piacere!
SE rileggi le molte cose che (ahivoi!) ho scritto di recente qui su G., saprai che credo anch’io che non sia così indispensabile una politica di defict spending ma – lo chiedono tanti – profonde riforme strutturali che, incidentalmente, libererebbero anche risorse che servirebbero ad afforontare la crisi.
Quanto all’improvvisa fama di Nicholas Georgescu-Roegen, l’economista ambientalista che “inventò” la decrescita, tra i miei amici liberisti e filo Tremontiani mi lascia piacevolmente stupito. Io sono d’accordo, ma mi chiedo che ne pensi di questa tua osservazione il “capo della banda” (un certo SB, quello della pubblicità, quello di mediaset, quello del comprate comprate comprate, ecc…)
Che le dimensioni della crisi siano chiare a tutti non ne dubito. Che la risposta giusta sia far finta di fare (confusamente) qualcosa permettimi di dubitare, almeno un po’…^_^
Infine, secondo me la ricetta tremontiana propugnata nel famoso libretto non è – purtroppo – una sana politica liberista (che posso discutere ma che ha un senso) ma un accozzaglia di protezionismo-interventismo-laissez faire a capocchia (vedi l’Alitalia citata da Ale) che con le teorie anti-keynesiane ha ben poco a vedere.
Io che di un po’ di “sano” liberalismo nell’economia italiana sono un convinto assertore (da sinistra) da tempi immemorabili (purtroppo, poco ascoltato) ti seguo volentieri. Non credo che ti segua tremonti: una strategia confusa e pasticciata che media tra anime poco conciliabili all’intenro della non così granitica “maggioranza” di governo non è liberalismo o liberismo. E’ un’altra cosa. Ma so che sei d’accordo con me. ^_^
@Ale: ecco appunto..
^_^
Scusate, ma secondo me sempre il decuius dovrebbe pure spiegare come mai dopo aver finanziato la Fiat ad occhi bendati adesso si ritrova sul groppone 10.000 persone. Perchè il problema non è mica di Marchionne se non si fosse ancora capito
aspé, Teré, non appena il decuius avrà finito di predire 9 delle ultime 3 recessioni, te lo spiega.
Purtroppo stiamo facendo un salto indietro, l’incognita è di quanto salteremo………..
Non è possibile che un “popolo” produca 100 e sia indebitato per 114 (?)……..
Si torna alla vecchia scuola chi ha soldi o similare compra e paga chi non ha non fa…….., non ci azzecca niente con il discorso che state facendo qua, ma ieri parlando della crisi con alcune amiche è saltato fuori la seguente storiella, io ho due figlie e le altre amiche, una due figli e l’altra cinque, mia figlia è infermiera (lavora), l’altra studia, i due figli dell’altra signora uno fa il tecnico di compiuter(ora disoccupato), il secondogenito era metalmeccanico (ora cassaintegrato), i figli della terza fanno nell’ordine, il panettiere, l’apprendista piastrellista, le pulizie e i piccoli a scuola, parlando si diceva “cavolo che crisi stà arrivando”, “chissa come andremo a finire” ecc.ecc. e si predicava in maniera astratta che il governo dovrebbe dare dei soldi per rilanciare l’economia……….Naturalmente ognuno diceva la sua, visto come sono strade, ponti, sentieri e uffici dalle mie parti io come una deficente ho detto “invece di dare tanti soldi a banche e fiat si dovrebbero aggiustare queste cose…..”la mia amcia mi ha risposto “Ma così si crerebbe lavoro sottopagato e poco qualificato, meglio investire in qualcosa di più tecnologico…..”la terza amica ha detto “mi basta che lavorino, e che si veda qualcosa fatto o aggiustato”, di nuovo la seconda amica “Voi non riuscite a capire, non si può mettere sullo stesso piano chi ha una laurea solo per pulire culi, o chi non ha neppure quella e si deve accontentare di fare lavori generici”…..Naturalmente in due siamo rimaste un po maluccio, ma la mia amica gli ha risposto così “allora a questo punto, te le vai a cercare, l’Italia va male anche perchè ci sono troppe “sedie” da mantenere, meglio un lavoro ,manuale ma che produca, se tuo figlio è tanto bravo vada a cercarsi un lavoro dove c’è necessita di tale lavoro”.
Ci siamo “salutate”, ma poi pensavo che la mia amica aveva ragione in Italia siamo usciti da una crisi nera 29/44 lavorando, lavorando, lavorando.
Dal 45 in poi si sono letteralmente costruiti ponti, strade, scuole, ospedali ecc.ecc. invece da una ventina di anni non riusciamo neanche più a mantenere questo “patrimonio”, non è che per caso abbiamo sbagliato qualcosa ????
@Tess & Ale:
il decuius a prevedere il passato è bravissimo, come a scaricare le tensioni della coalizione suille casse del bilancio dello stato
@rita:
Per 20 anni ci hanno spiegato che l’Italia ha semmai il problema opposto: un posizionamento del ssitema paese tutto spostato su produzioni a basso valore aggiunto, con imprese troppo piccole e troppo inditero nella frontiera tecnologica.
Tutto giusto, ma è anche giusto che il nostro è un paese che complessivamente ha una dotazione di infrastrutture al di sotto degli standard dei paesi “ricchi”. Forse, si sono fatti molti appalti. Ma di opere non se ne sono viste abbastanza. Più che sulla quantità delle infrastrutture, bisognerebbe discutere della loro utilità (costruire un’infrastruttura inutile non è solo inutile, è dannoso perchè “spreca risorse”)
@tutti:
gregory, noto “benaltrista”: strano dimentichi il caso Catania!
Io che mi chiedo sempre pero’ quale sarebbe l’alternativa, stavolta mi chiedo cosa avresti detto e scritto se l’AliRoma fosse stata lasciata fallire come auspicato da molti me incluso (anche se a te non piace e perdi la memoria tra le gozzoviglie, e’ cosi’).
Copy: le ricette liberali in Italia? Too little too late. Capisco il bersanismo malattia infantile del social-liberismo (il massimo che si possa ottenere nel Paese del Bengodi assistenziale: liberizzo i partita iva e preservo le Coop, esattamente come spedisco la Finanza a vesssare le Regioni dove si paga e lascio stare i poveretti che evadono).
Personalmente credo che liberismo funziona non se lo prendi a dosi omeopatiche, ma allora altro che rivoluzione!
Supply side economics e non solo demand driven, significherebbe TAGLIARE DRASTICAMENTE LE TASSE per primo ad aziende e ai PIU’ RICCHI per creare uno “stimulus” autenticamente di mercato: ti immagini cosa succederebbe nell’Italia dei Livori e del chiagni e fotti, se provi solo a pensarlo?
In tale scenario puoi solo accontentarti, nell’ottica della riduzione del danno, del male minore che passa il convento: chi declini l’antico “laissez faire, laissez passer” con un “stiamone fuori il piu’ possibile” improntato al realismo.
Sempre meglio dei follower che pensano piani (non certo tu) leggendo i giornali e copiando “misto” come si faceva a scuola per non farsi scoprire, interpolando la brutta di Obama di Sarko e della Merkel.
Concludo con una nota sul commento di Rita. Quel racconto di “saggezza popolare” mette il dito sulla piaga: le crisi non solo solo economico finanziarie, hanno sempre una componente culturale e demografica.
Pochi bimbi, tanto investimento su di essi, nessuno che vuol piu’ “lavorare” col sudore e con le mani, immigrazione con annessi e connessi, abbassamento del livello medio, medio significa “di tutti” ….etc.etc.
ciao, Abr
Abr, non capisco l’accusa di benaltrismo. Hai elogiato uno che dice che non bisogna drogare i mercati e poi droga i mercati. Fossi stato benaltrista, ti avrei chiesto dov’è finita la lotta agli speculatori brutti,sporchi e cattivi. Siccome sono buono, faccio semplicemente notare che tra il dire e il fare c’è di mezzo la campagna elettorale. Adesso puoi rispondermi nel merito, se ci riesci?
greg., mi tratti non da oggi come fossi l’uffico stampa del decuius.
Per domande biased rivolte ad investigare la sua coerenza coi suoi principii, rivolgiti pure a lui.
Quando invece vorrai discutere con me che sul Corriere non scrivo, se m’avanza tempo a tua dispo.
ciao, Abr
abr, quando tu eviterai di elogiare il decuius per ciò che dice quando ciò che fa è l’esatto contrario, io eviterò di ricordartelo.
scusate ma io l’unico chiagni e fotti che continuo a vedere è sempre quello della Marcegaglia nonostante lo spargimento di soldi a pioggia per le imprese
@abr:
Io non so se il liberismo che tu propugni possa davvero funzionare. So che negli USA ci ha provato Reagan a fare una cosa di questo tipo, ma non si può dire che gli esiti di lungo periodo siano stati soddisfacenti.
Certo non mi piace neppure il “piano” Veltroniano scopiazzato da Obama (e, peraltro, senza una chiara indicazione di dove reperire le risorse: lo trovo demagogico, e a me la demagogia di sinistra piace quanto quella di destra, cioè per nulla.
Credo che, senza pregiudizi ideologici, servano un mix di misure (ne ho parlato più volte, non vorrei essere noioso…).
Sinceramente (su questo punto siamo in dissenso, ovvio) quella declinazione di laissez faire alla Tremonti di cui parli (stiamone fuori il piu’ possibile) a me non sembra realistico liberismo, ma ignavia o insipienza.
Confida nelle capacità “imprenditoriali” del nord-est e di altre aree dinamiche (marche) di tirarsi fuori da solo dalla crisi, agganciando il treno della ripresa tedesca, quando ci sarà, per me è troppo poco. Perchè il prezzo da pagare è troppo alto, e perchè il “corpaccione molle” del resto del paese ne uscirà peggiorato, indebolito, e anche “incattivito”.
Mentre l’Italia ha bisogno di CAMBIARE
@ Gregorj
Abr è di cattivo umore, come me. Gli irlandesi, dopo un primo tempo da vacanze romane, si sono incazzati neri e sono passati tambureggianti sui cadaveri dei nostri eroici rugbysti. Poi noi del Milan abbiamo perso il derby solo perché il Berlusca, con una delicatezza d’animo che in questi tempi di vacche magre per tutti gli va riconosciuta, ha creduto suo dovere morale pagare l’arbitro meno del petroliere rosso Moratti.E nonostante la nostra olimpica sportività, che tutto il mondo ci riconosce, hanno voluto anche prenderci per il culo con il fallo di mano “involontario” di Adriano.
P.S. Non capisco la strategia di Alitalia: adesso licenzia anche le hostess bbbone. Se al posto di Colannino c’era Richard Branson della sanculotta col cappio faceva un’icona della compagnia.
P.S. 2 – Notizie semicatastrofiche dal Giappone: a forza di stimoli gli è venuto un infarto…
“Se al posto di Colannino c’era Richard Branson della sanculotta col cappio faceva un’icona della compagnia”
Correggo:
“Se al posto di Colannino ci fosse stato Richard Branson della sanculotta col cappio avrebbe fatto un’icona della compagnia”
Ecco la nefasta influenza della TV in italo-romanesco. Per fortuna che fra poco cambierà la musica: in TV si parlerà in italo-rumenescu.
forse la soluzione la si puo’ trovare ma costa alle tasche di qualcuno che sta seduto su poltrone medio imbottite e molto imbottite se mettevamo le casalinghe a governarci ci scommetto che non saremmo mai arrivati a questa crisi e hai nostri manager delle grandi industrie smettetela di prendervi stipendi da favola senza nessuna responsabilità e tirando in ballo gli aiuti statali x risolvere i vostri problemi e ricattare xchè se no licenziate non andate proprio da nessuna parte siete pagati così bene che le soluzioni dovreste trovarvele da soli