Economia

Però, almeno dopo le elezioni, Svegliati Italia!

9 aprile 2008

Ormai ci siamo. Tra poco si vota. E per decidere il da farsi, dovremmo basarci su quello che è stato fatto (o non fatto) dalle forze in campo in questi anni e da cosa promettono per il futuro. In campagna elettorale si è parlato molto di stipendi…E improvvisamente, tutti si sono accorti che il reddito dei lavoratori italiani, in particolare di quelli dei settori esposti alla competizione internazionale, è tra i più bassi d’Europa: con una crescita di appena lo 0,8 % medio annuo l’Italia è venticinquesima (su 27) per tasso di crescita del reddito pro-capite nel periodo 2000-2007. Per rendersene conto forse bastava qualche visita agli hard discount. Non si è invece quasi parlato di un’altra questione, che a questa è strettamente legata, anzi, che forse è il più grande problema italiano: la produttività, la capacità di produrre ricchezza che, per dirla con Paul Krugman, nobel per l’economia, magari non è tutto, ma nel lungo periodo è quasi tutto: la vera chiave della prosperità e della competitività nell’economia globale. Bene, anzi, male: in Italia da molto tempo la produttività è stagnante. Siamo ultimi tra i 27 Paesi della UE, con una crescita media annua della produttività di appena lo 0,4%.

DI CHI SONO LE COLPE? - E sorge spontanea una domanda per i politici italiani, dalla bella Santanchè all’elegante Bertinotti, passando per Casini e Veltrusconi: E’ così sorprendente che se la produttività ristagna a lungo alla fine ci sia l’impoverimento (relativo, la fame la fanno comunque altrove) di cui finalmente tanto si parla? Un premio di maggioranza a chi indovina! E la colpa, sia chiaro, non è dei lavoratori italiani, che non sono meno capaci o più scansafatiche degli altri. La produttività dipende infatti dalla quantità di capitale impiegato per lavoratore (l’intensità di capitale, che discende dagli investimenti di Stato e imprese), dalla tecnologia impiegata e soprattutto dalla razionalità del sistema economico e del sistema paese in senso lato. Visto che negli ultimi 7 anni in Italia è rimasta pressoché immobile, si spiega buona parte della crisi e del declino economico.

La classe politica ne è consapevole? Ha intenzione di fare finalmente qualcosa? Spulciando tra i programmi delle forze politiche si trovano solo timidi accenni. Palliativi, fumo negli occhi. Perché nessuno dice forte e chiaro che qui O si rivolta l’Italia come un calzino o si “muore”. Che bisogna smettere di sprecare risorse in mille cose inutili e concentrarsi su poche grandi priorità. Per scommettere sul futuro.

COME SIAMO - Per sbloccare una società ingessata, in cui si sega sistematicamente il ramo su cui si è seduti. Una società in cui, per rispondere alla concorrenza dai paesi emergenti, si è mandata al macello una generazione intera di giovani, impantanati in lavori precari, mentre nel resto del mondo “sviluppato” ci si specializzava, con massicci investimenti di Stati e imprese, nella produzione in beni ad alta e medio alta tecnologia, meno esposti alla concorrenza. Una società in cui il talento è prima represso da una scuola lasciata allo sbando e poi affossato nella mobilità sociale bloccata, dove il figlio dell’avvocato fa l’avvocato, quello del commerciante fa il commerciante, ecc…Una società da sempre legata al proprio “particulare” (Guicciardini aveva la vista lunga…) e in cui si è smarrito il senso di appartenenza. Quest’Italia, “orfana” della comoda coperta dei partiti politici di massa (DC, PCI, PSI) tra le cui braccia s’addormentava serenamente delegando tutto, delegando troppo, oggi è una società frammentata, spezzettata, divisa, senza visione d’insieme, senza il senso di un interesse generale che trascenda i bisogni dei “particolari” e i diritti da essi accampati. E in quei frammenti il singolo (gruppo corporativo o individuo che sia) guarda se stesso e si compiace di non veder altro che se stesso. L’interesse generale, il bene pubblico sono sempre più flebili. La dialettica sociale tende a trasformarsi in un conflitto contro tutto e contro tutti, o in un inciucio melmoso, anziché farsi proposta concreta e azione per il bene comune.

17 commenti a Però, almeno dopo le elezioni, Svegliati Italia!

  1. Eh, la produttività! Io spesso vedo molto spreco, vedo dirigenti aziendali disposti più a spendere soldi (ci vuole controllo!) che premiare i propri dipendenti. Poi spesso la formazione consiste in trasferte inutili dove forse è più corretto parlare di autoformazione. Quando vedo tutto questo mi sembra ancora più assurda la richiesta di flessibilità.

    Cmq dopo queste elezioni c’è davvero da ricostruire e credo che l’Italia, proprio perchè l’interesse generale e il bene pubblico sono sempre più flebili, rischia davvero molto se dovesse vincere Berlusconi con i suoi interessi personali.

    Ciao, un sorriso ciclista (posso o qui non sei ciclista? ;-)

    Giuseppe

  2. In effetti quello che il cittadino dovrebbe capire è che è ora di dare la sveglia alla classe politica, pungolarli in continuazione e stare attenti ai loro movimenti ogni giorno senza aspettare sempre di arrivare in campagna elettorale per farsi raccontar storielle.
    La “res publica” è di tutti noi e nostro diritto-dovere è vigilare… forse adesso più che mai!
    Un abbraccio, Lisa

  3. Patello

    Sinceramente non ho ben capito dove volesse andare a parare questo articolo. Qual’è la morale? Qualche riferimento generalistico all’idea che “l’Italia deve svegliarsi” con annessa apologia della crescita del capitale e improbabili accostamenti tra rifiuto della precarietà e filantropici richiami alla mobilità sociale?

    Forse invece di continuare sull’onda del coro a ripetere “dobbiamo fare”, “svegliarci”, “alzarci”, ribellarci, impegnarci e chi più ne ha più ne metta bisognerebbe iniziare ad affrontare il problema ben più gravoso ovvero “che cosa fare”. Perchè e’ in genere a questo punto che il vociare dello scontento italiota prendere direzioni tutt’altro che unitarie, frammentandosi in mille proposte e visioni del mondo, fino a ricomporre lo stesso quadro ideologico istituzionalmente esistente, magari contro il quale si pensava di voler orientare il disagio inizialmente.

    Insomma: che la crescita significhi “OK” e la stagnazione significhi “FAIL” nel sistema capitalistico lo sappiamo tutti, dai fan sfegatati agli oppositori più incalliti. Che l’accumulazione si regga sull’ottimizzazione progressiva dei tempi di “rotazione” della “macchina” capitalistica, in questi anni attraverso sostituzione tecnologica, ristrutturazione organizzativa e logistica, delocalizzazione, finanziarizzazione, razionalizzazione continua della produzione è altrettanto chiaro. Che l’Italia sia ferma immobile da *inserire_numero_alto_a_piacere* anni è già da discutere, e sopratutto bisogna discutere sul perchè, sulle responsabilità, sulle influenze del contesto, il rapporto tra località e piano internazionale, sulle soluzioni per ogni periodo di tempo. E’ questo che serve ora.

    Non il caro vecchio scrollone sentimentale che l’italiano generalmente accogli con un arrendevole sorriso fatalista e poi torna a sospirare a sant antonio. A furia di V-days, slogan, propaganda elettorale e campagne di sensiblizzazione mediatiche stanno diventando quasi un palleativo per tirare avanti godendosi uno stimolo di tanto in tanto come una boccata d’aria per sopportare l’apnea del resto dei giorni.

    Quel che serve, che anche questo articolo clamorosamente rifiuta di fare rifugiandosi nelle ovvietà e nei proclami, è iniziare a coinvolgere le persone sulla discussione relativa alle possibili soluzioni, prendendo parte, iniziando a stilare problemi uno dopo l’altro, diffondendo gli strumenti affinchè sempre più persone possano -ad esempio- interpretare delle statistiche in modo da farsi una propria idea. Perchè è li che storicamente si ferma il popolo bue. La differenza tra un popolo prostro ed uno pericoloso è che il primo si lamenta e basta, il secondo si lamenta e inizia a pensare, a discutere, a dibattere sulla questione di come uscire dalla situazione di disagio.

  4. Io invece ritengo che sia un ottimo articolo, con ottimi riferimenti bibliografici (naturalmente non quelli del sottoscritto!). Non condivido però il fatto che si metta in un unico contenitore tutta la politica indistintamente. Le responsabilità di una debacle della produttività e di conti fuori controllo sono assolutamente evidenti.
    Al tuo pezzo avrei aggiunto anche l’arretratezza nell’occupazione femminile, oltreché la scarsa natalità. Sono due aspetti strettamente collegati, e sui quali purtroppo siamo, anche qui, tra gli ultimi Paesi dall’area OCSE.

  5. Produrremo molto meno e l’inflazione andrà alle stelle (questo sarà il vero problrma…). Su questo ci possiamo mettere il cuore in pace. Il potere d’acquisto si sbriciolerà tempo qualche mese,personalmente proporrei di reintrodurre l’indennità di contingenza per agganciare i salari all’inflazione.

  6. vincenzo

    Io credo che la sveglia, anzi sarebbe meglio la tirata di orecchie ad essere buonista, la dovremmo dare alla classe iprenditoriale italiana che in questi ultimi 15 anni è diventata sempre più classe finanziaria. Gli imprenditori italiani invece di investire nel’ammodernamento delle loro imprese hanno preferito delocalizzarle nei paesi più poveri dove certamente in fatto di servizi e infrastutture non è che stessero meglio di noi.Però hanno abbondante manodopora a basso costo da sfruttare che può sopperire alla mancanza di servizi e infrastutture ecco perchè da noi lamentano l’arretratezza delle infrastutture e poi spostano il lavoro dove non ci sono.Questa è una delle cause principali dello stato pietoso incui è ridotto l’economia italiana, perchè senza lavoro non si crea ricchezza, abbiamo il coraggio di dire anche le verità che non sono gradite a Montezemolo e ai potentati finanziari che nascoste dalla classe politica di centro e di destra si capisce lo si capisce un po meno se le nasconde chi viene da una tradizione di sinistra come molti esponenti del PD.

  7. @Weblogin:Ma infatti produttività e flessibilità non vanno affatto a braccetto. Anzi, è vero il contrario. Buona parte delle cause della “occupazione senza crescita” che è da vari anni uno dei paradossi italiani (cresce l’occupazione ma cala la produttività per addetto) sta appunto nell’eccessivo ricorso alla flessibilità, usata come arma (sbagliata, secondo me) per competere nei mercati internazionali con la concorrenza dei paesi emergenti. Ah, CICLISTA PER SEMPRE!!!
    @Lisa72: Infatti. La Res pubblica significa “Cosa di tutti” A volte è incredibile come le parole perdnao il loro significato, vero? ;-)
    @Patello: Quello che volevo dire però è proprio che c’è bisogno di evitare gli slogan e di cominciare a fare delle cose. Niente scrollone sentimentale, mi sembra che sia proprio il contrario: Svegliamoci, appunto, perchè ci sono molte cose da fare. Quali? Alcune le ho accennate, il sistema dell’istruzione, la “liberazione del talento” (Articolo 3, comma 2 della Costituzione, se non erro), Lo sblocco di una società immobile che passa per una serie di liberalizzazioni in settori “protetti”, un riposizionamento del sistema produttivo ed econonomico verso settori più dinamici e verso occupazioni più “specializzate” e di alto profilo”. Insomma, una discussione complessiva del sistema paese su quello che vogliamo sia l’Italia. Io le mie idee ce l’ho, ma certo ci vorrebbe uno spazio un po’ più ampio di un post per scriverlo. Trovo invece che hai ragione sul discorso delle statistiche, e ti ringrazio perchè mi hai dato un idea…Ci sarà modo di tornarci altre volte sopra. Va bene, sono rimandato, la prossima volta mi impegnerò di più ^_^
    @daniele: Grazie. Totalmente d’accordo sul fatto che l’arretratezza dell’occupazione (mi verrebbe da dire, della condizione) femminile e la scarsa natalità siano aspetti che andrebbero approfonditi (e che in parte sono correlati, peraltro…). Sul fatto delle responsabilità. L’articolo, e la vignetta, ovviamente sono rozzi e sfuggono da sfumature. io penso che le colpe stiano un po’ più in certi ambienti, ma le sacche di resistenza al cambiamento (che non significa, sia chiaro, pedissequa accettazione delle tesi del capitalismo imperante, anzi..) sono un po’ dappertutto. Secondo me.
    @siddarthino: produrremo molto meno, se continueremo su questa strada. Teniamo presente, tra l’altro, che questo implicherebbe una discussione su cosa sia poi lo sviluppo economico (non necessariamente produrre di più in quantità, come ci insegnano tantissimi bravi economisti non ortodossi). Ma anche questo, richiederebbe un post a parte. Ci penserò…
    @Vincenzo: “la tirata di orecchie ad essere buonista, la dovremmo dare alla classe imprenditoriale italiana che in questi ultimi 15 anni”. Sono così d’accordo che il pezzo prende spunto da una critica a Tito Boeri fatta in un post PROPRIO su questo tema.. Nel pezzo si dice proprio che il problema è più nella dotazione di capitale, nell’organizzazione della produzione e non – come molti dicono – nella produttività del lavoro. Che sia una delle cause principali del profondo malessere dell’economia italiana è, secondo me, una verità quasi inconfutabile.
    @tutti: Grazie, è un piacere leggervi.

  8. nike

    ciao a tutti, siete linkati sul sito di sky nella sezione – elezioni in rete – blog d’autore
    http://www.skylife.it/html/skylife/tg24/Elezioni2008/home.html

  9. ciao nike, grazie dell’avvertimento! :D

  10. Fiorenzo

    Che capitalismo noioso, siamo forse arrivati alla frutta, finito il comunismo il capitalismo arranca.
    Meno vip e nullafacienti.

  11. Chi sarà il nuovo presidente del consiglio in Italia – Quote Betfair

    Silvio Berlusconi 1.32

    Walter Veltroni 5.50

    Tratto da Betfair (www222.betfair.com – il più grande sito di scommesse del mondo )

    Vuol dire che se puntate 100 euro su Berlusconi ne vincete 132,00, e se puntate 100 euro su Veltroni ne vincete 550,00.

    Vuol dire che la vittoria di Berlusconi è scontata.

    Lasciate perdere i sondaggi.

    I bookmakers sono molto più precisi dei sondaggi, perchè ci mettono i soldi.

  12. Dove andiamo in vacanza ?
    Prenota prima, parti poi.

    Visto Massimo D’Alema in agenzia di viaggi romana prenotare un viaggio di sola andata per l’Africa per martedì 15 aprile a nome Walter Veltroni.

  13. chicca

    son concorde con vincenzo la classe imprenditoriale ha cambiato tendenza non riutilizza i soldi per ammodernare l’industria e incentivare il personale ma va a creare unità locali all’estero per pagare meno la mano d’opera e appropriarsi di maggiori utili , va fatta molta attenzione ai clamorosi sprechi di pubblico denaro ai finanziamenti in genere signori è lungo troppo lungo il discorso !!

  14. Svegliati ITALIA? Ma se eravamo svegli già dai tempi dei romani, quando eravamo conquistatori del mondo, ancor prima della venuta sulla terra del Messia!dopo circa duemila anni dobbiamo ancora svegliarci?Vogliamo i colpevoli, quelli che ci hanno ridotti cosi.
    Nel privato chi sbaglia, e/o chi ruba,manomette, fa la vacca,si assenta dal posto di lavoro,non produce, alza la cresta, viene cacciato a calci nel culo (come ben dice la SANTANCHè)ultima speranza ITALIANA.Mi starebbe bene anche un governo estremista di Sinistra purché regni la legalità,la giustizia, e la tranquillità all\\\\\\\’ esterno e all\\\\\\\’ interno delle nostre case. Non come sta succedento oggi, persone che sostituiscono porte delle stanze da letto,con porte blindate per dover dormire protetti.
    Mentre i nostri politici tutti grassottelli e felici, scortati e protetti nelle loro abitazioni.Che ne sanno loro che un chilo di carne costa circa venti EURO, che ne sanno che nelle Città non si puo più uscire a far pisciare il cane che ti assalgono, ti derubano, ti stuprano, o che la notte sei costretto a dormire con un solo occhio perchè vivi con il terrore che ti entrano in casa. Più svegli di così.

  15. marco

    Grande, grande Zio Benito, ti penso e desidero ogni giorno sempre di più, quando la Nazione si sveglierà ed avrà più orgoglio ed onore sarà sempre tardi…comunque CONDOGLIANZE A QUELLE MERDINE DEI COMUNISTI, finalmente anche i numeri vi hanno mandato a casa, ne avevamo piene le palle di voi tutti.Un cordiale saluto al popolo della destra italiana.
    Marco Nero
    anzi Nerissimo
    Catania

  16. marco

    Se tu dall’altipiano guardi il mare,
    moretta che sei schiava tra gli schiavi,

    vedrai come in un sogno tante navi,
    e un tricolore sventolar per te.

    Faccetta nera, bell’abissina
    aspetta e spera che già l’ora si avvicina!
    quando saremo insieme a te,
    noi ti daremo un’altra legge e un altro Re.

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