I più grandi malati d’Europa
06/01/2012 - Gli analisti lanciano il grido d’allarme: recessione e austerità peggioreranno la crisi Metti insieme recessione e austerità. E otterrai la miscela utile a distruggere l’Europa. Maurizio Ricci su Repubblica fa il punto sulla crisi del Vecchio Continente. E ammonisce sui
Gli analisti lanciano il grido d’allarme: recessione e austerità peggioreranno la crisi
Metti insieme recessione e austerità. E otterrai la miscela utile a distruggere l’Europa. Maurizio Ricci su Repubblica fa il punto sulla crisi del Vecchio Continente. E ammonisce sui pericoli delle manovre restrittive dei governi, e sui loro effetti. Che potrebbero essere micidiale:
Poiché anche il resto del mondo fa fatica, non c’è la possibilità di contrastare la recessione con un rilancio delle esportazioni. Il motore della ripresa dovrebbe essere la domanda interna, ma l’austerità (meno spese e più tasse) punta precisamente a ridurla. Dovrebbero essere i Paesi più forti, come la Germania, ad assumere il ruolo di locomotiva, con un ruolo di espansione della domanda, ma, oggi, questa è una prospettiva al di fuori dell’orizzonte di Berlino. Prima ancora che si stringa la morsa della recessione, tuttavia, l’Europa potrebbe implodere sui mercati finanziari. Nei prossimi quattro mesi, i Paesi dell’eurozona devono raccogliere, nelle aste dei titoli pubblici, circa 500 miliardi di euro. Si vedrà allora se, dopo Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna, il contagio della crisi si allargherà qd altri paesi, come il Belgio e, soprattutto, la Francia.
E a Pangi la bomba in attesa di esplodere:
Negli ambienti finanziari si dà per scontato che, nelle prossime settimane, la Francia perderà il rating di tripla A. Le conseguenze andrebbero ben al di là di Parigi: senza la Francia, il Fondo salva-Stati – che si regge appunto sulle garanzie dei Paesi europei a tripla A – si sgonfierebbe come uno pneumatico bucato. In questa situazione, i leader europei si sono preoccupati solo di stringere i cordoni della disciplina di bilancio. Ma ci vorranno comunque mesi prima che questa disciplina abbia effetto e rassicuri i grandi investitori, convincendoli a tornare a comprare i Bot europei. Nel frattempo, le aste dei titoli pubblici rischiano di aprirsi su un vuoto di compratori, scatenando la corsa al default. La Bce ha cercato di tamponare la situazione, inondando di liquidità le banche. Ma, per ora, le banche hanno preferito tenersi i soldi, piuttosto che comprare Bot. Come dimostrano le difficoltà di ricapitalizzazione di Unicredit, hanno già abbastanza difficolta a trovare soldi per sé.
La grande malata d’Europa rimane la Grecia:
IL DEBITO pubblico della Grecia è ormai pari al 166% del Pil, ma il vero problema è che la recessione sta strangolando l’economia, che si contrae al ritmo del 5-7% l’anno. In questa situazione, tenere fede agli impegni di riforme, austerità e risanamento del bilancio, con le entrate fiscali in costante diminuzione, diventa sempre più difficile. II risultato è che ogni erogazione di aiuti di Europa e Fmi diventa un braccio di ferro che si conclude con l’acqua alla gola. Il primo ministro, Papademos, ha ammesso che, entro marzo, la Grecia rischia il default e l’uscita dal-l’euro. L’unico modo per evitarlo è un accordo sulla ristrutturazione del debito e sugli aiuti, che dia certezzefino al2015. Ma serve un taglio sui debiti esistenti. Inizialmente si era concordato con le banche un taglio del 50% del debito pubblico in circolazione. Ma l’Fmi calcola che dovrebbe essere almeno de165.
Poi c’è la Spagna:
L’esplosione della bolla immobiliare ha precipitato la Spagna in una recessione più grave di quella degli altri Paesi europei. La fragilità di Madrid non è nei dati della finanza pubblica (il debito è al 67% del Pil). Il tallone di Achille spagnolo è, piuttosto, nel sistema bancario. Le banche, con l’eccezione di giganti come Santander e Bbva, sono pesantemente esposte in due direzioni. Hanno pesanti debiti verso Germania e Francia e, al contrario, una mole imponente di crediti verso il Portogallo, già affondato nella crisi. A livello interno, sono schiacciate dalle sofferenze ereditate sui crediti erogati nel boom immobiliare. Le ristrutturazioni delle casse di risparmio non sono stati sufficienti a fugare i dubbi. La Banca di Spagna ha comunicato, ieri, che ritiene necessario una ricapitalizzazione del sistema per 50 miliardi, chesi aggiungea quella già sollecitata dall’Europa.
Più approfonditamente c’è il discorsod ella Francia:
Il rischio declassamento è effetto dei titoli tossici Anche Parigi soffre di mal di spread. I l differenziale fra il rendimento dei titoli decennali francesi e il Bund tedesco è risalito a quota 150, il doppio del livello che aveva sino all’estate e all’altezza di novembre. E’ l’effetto dell’attesa di un downgrading della Francia nella classifica delle agenzie di rating, cheinvestirebbecomeunciclonela politica, ma anche l’economia e la finanza pubblica. A minare la credibilità di Parigi sui mercati non sono tanto i parametri del bilancio statale (il debito pubblico è all’87% del Pil), quanto l’attesa di una recessione che renderebbe più fragili le casse dell’Eliseo. Ma a preoccupare sono soprattutto le banche e la possibilità che lo Stato debba intervenire a salvarle. In Europa le banche francesi sono le più esposte sul debito pubblico dei Paesi mediterranei (Grecia, Italia e Spagna). La continua perdita di valore dei titoli di queste Paesi compromette i bilanci delle banche e un possibile default le precipiterebbe nella crisi. Negli ultimi mesi, le banche francesi hanno scaricato molti di questi titoli, ma i mercati temono che ne abbiano in pancia ancora troppi.
Infine, il Portogallo:
E’ pesantemente indebitato con la Spagna, per circa 65 miliardi di euro e conFrancia eGermania per altri 40 miliardi di euro. E ha anche la sfortuna di avere un cospicuo credito, quasi 8 miliardi di euro, verso il Paese sbagliato, la Grecia. Il debito pubblico ha superato il livello di guardia, sfiorando il 107 per cento del Prodotto interno lordo, mentre il debito complessivo (pubblico e privato) verso l’estero è pari al 251 per cento. Con Grecia e Irlanda, il Portogallo è uno dei tre Paesi dell’euro ad essere stato ufficialmente salvato dall’Europa, con un piano di aiuti finanziari. Questo non gli ha impedito di scivolare in una profonda recessione, tanto più dura in quanto il Paese era già fra i più poveri dell’Unione europea. Come, in parte, anche per la Grecia, una dellemaggiori difficoltà riguarda il rispetto degli impegni presi, al momento del varo del salvataggio. In particolare, Lisbona ha garantito l’avvio di un ampio piano di dismissioni pubbliche e di priva-tizzazioni, che sta incontrando profonde resistenze nell’opinione pubblica.












