Le Coop rosse salveranno l’amico di Silvio?

04/01/2012 - Salvatore Ligresti e Unipol: un amore che sta per sbocciare. Con la benedizione di Mediobanca Si può essere costruttori e rimanerlo dopo essere stati condannati per tangenti? E si può, ricominciando da lì, arrivare a possedere un impero economico e

     
 

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Salvatore Ligresti e Unipol: un amore che sta per sbocciare. Con la benedizione di Mediobanca

Si può essere costruttori e rimanerlo dopo essere stati condannati per tangenti? E si può, ricominciando da lì, arrivare a possedere un impero economico e finanziario, coltivare amicizie eccellenti (dopo quella con Craxi sono arrivati Berlusconi, Geronzi e persino Alessandro Profumo) e riuscire a entrare nei salotti buoni dei Poteri Deboli d’Italia? La risposta è sì, se ti chiami Salvatore Ligresti. Ma adesso arriva la domanda più difficile: si può riuscire a rimanere in sella quando si è gravati da 1,93 miliardi (sì, miliardi) di debiti? Per avere la risposta bisognerà domandare ai nuovi amici di Ligresti, che sembrano essere – per lo meno visto ciò che si scrive sulla stampa – diversi dai soliti: Unipol, la sua finanziaria Finsoe e le Cooperative rosse, che ad oggi rappresentano una delle attività produttive più importanti del paese oltre che una fonte di appoggio e finanziamento per il Partito Democratico.

CHI E’ E CHI ERA -
Salvatore Ligresti è siciliano di Paternò, in provincia di Catania. Arriva a Milano negli anni Cinquanta, quando non ha nemmeno trent’anni. A parte la laurea in ingegneria non è nulla, e ciò fa di lui un self made man quasi all’americana. Ma quando arriva nel capoluogo meneghino fa subito gli incontri giusti: operatori di Borsa e i primi industriali, ma le prime esperienze fanno maturare in lui la convinzione che tra industria e finanza cominci ad esserci una bella differenza di guadagno, e che l’immobiliare è il settore giusto su cui puntare. O meglio, è giusto puntare sul vendere bene e comprare meglio. E’ quello che fa con la Richard Ginori, presa da Michele Sindona e piena di aree industriali da rivendere. In quegli anni viene in possesso – in circostanze su cui le versioni sono discordanti – del pacchetto di azioni della Sai, che opera nelle assicurazioni. All’epoca tra i suoi soci ci sono anche i fratelli Massimino (i costruttori siciliani venuti dal nulla), a cui viene intestata la Premafin, finanziaria che controlla la Sai. Intanto Ligresti sposa la figlia di un costruttore e comincia la sua scalata all’establishment italiano.

LA MAFIA E TANGENTOPOLI – Ci si mettono anche le chiacchiere di una sua vicinanza ad ambienti famosi, a macchiarne la reputazione: il pentito Siino dice che Ligresti è referente di Nitto Santapaola. Niente di dimostrato. Nel frattempo però sono arrivati gli anni della Milano da bere, e lui che è finanziere e costruttore non può non approfittarne: Craxi, ma anche Tognoli e Pillitteri. E le amicizie valgono:

Ligresti viene indagato per corruzione e un pretore coraggioso, Francesco Dettori, scopre una miriade di reati urbanistici compiuti nei suoi cantieri, disseminati in tutta Milano: «Parlare di semplice sospetto di collusione tra uffici comunali competenti e proprietà è mero eufemismo. Reputa questo pretore fuori discussione una simile connivenza, alla luce degli evidenziati dati documentali». E giù ventiquattro pagine di esempi. Ma la scoperta più clamorosa agli occhi dei milanesi, in realtà, è che l’amministrazione di sinistra ha dato la città in mano allo sconosciuto palazzinaro venuto da Paternò: due terzi delle edificazioni avviate dalla giunta, a colpi di miracolose varianti al piano regolatore, sono targate Ligresti. Segue dibattito, con polemiche infuocate. Cade la giunta, Tognoli è costretto a dimettersi e Ligresti esce distrutto dallo scandalo delle aree d’oro: con l’immagine a pezzi e uno stillicidio di piccole condanne per abusi edilizi. Eppure a rendere drammatica la sua prima caduta non saranno le condanne né il crollo d’immagine, ma il mercato: i suoi palazzi non si vendono, gli uffici restano vuoti, il terziario è bloccato.

Ligresti si indebita, e il gruppo vive la sua prima grande crisi, e ad aiutarlo arriva proprio Cuccia, il dominus di Mediobanca, che fa quotare Premafin in Borsa mentre le amicizie politiche rinnovate permettono al costruttore di sbolognare i palazzi rimasti invenduti.

L’UMILIAZIONE - Ma l’umiliazione più brutta arriva in piena era Tangentopoli: il carcere, nella cella in comune con un tossicodipendente, con l’accusa di corruzione per la storia degli appalti della metropolitana milanese. E’ solo l’inizio, perché poi anche l’accordo con l’Eni per creare Eni-Sai finisce sotto accusa, finché i magistrati non arrivano a scoprire una megatangente da 21 miliardi. A chi? I giudici glielo chiedono promettendogli la libertà in cambio, racconta lui qualche tempo dopo, ma lui continua con il suo mutismo siculo. Arriva quindi la condanna, con l’obbligo di scontarla ai servizi sociali e insieme l’interdizione dalle cariche societarie. Che lui risolverà nominando plenipotenziaria sua figlia Jonella Ligresti. Anche gli altri figli vengono cooptati. Intanto però Enrico Cuccia lo coinvolge nell’acquisto della compagnia di assicurazione fiorentina Fondiaria, che Ligrestie esegue perché a Mediobanca non si può dire di no. La Consob decide che però è necessario lanciare un’Opa, e di nuovo Piazzetta Cuccia si attiva costruendo un cordone di banche internazionali che salvano di fatto Ligresti, il quale avrebbe rischiato un’altra volta il fallimento se avesse dovuto fare da solo.

GERONZI, MON AMOUR – Nel frattempo il potere di Mediobanca termina, e lui si affretta a trovare un altro sponsor: Cesare Geronzi, all’epoca dominus di Banca di Roma. Nel frattempo blinda il controllo delle sue aziende:

La holding attraverso cui controlla le società del suo impero è Premafin. E Premafin è della famiglia Ligresti. Ma per arrivare dalla famiglia alla holding bisogna attraversare almeno una decina di società, sparse tra Italia, Svizzera e Lussemburgo. Dai tre figli (Jonella, Giulia, Paolo) si arriva a Premafin passando per tre società lussemburghesi (Hike, Canoe, Limbo) e una fiduciaria (Compagnia fiduciaria nazionale). E don Salvatore? A Premafin ci arriva attraverso due spa (Sinergia e Imco) e una lussemburghese (Star Life). Secondo quanto scritto da Sole 24 ore e Mf, socio di controllo di Sinergia è Fidirevisa Italia, mentre commissario dei conti di Star Life è Fidirevisa sa: due società del gruppo Fidinam, l’impero elvetico di Tito Tettamanti.

E intanto lui mette un piede nei salotti buoni acquistando quote sempre nei momenti giusti, ovvero quelli del bisogno: quella in Mediobanca, quella in Generali, quella in Pirelli, in Impregilo e in Rcs. Che scatena una mezza ribellione al Corriere della Sera quando si adombra il pericolo che lui sia il cavallo di Troia di Silvio Berlusconi. Poi ci sono l’Expò, gli affari immobiliari e i rapporti sempre più stretti con la politica lombarda: Ligresti galleggia, non affonda. Anzi, ricomincia tranquillamente a nuotare.

IL CROLLO – Ma intanto arriva la crisi, Geronzi tramonta e Ligresti comincia a tremare. E i debiti si mangiano il costruttore siciliano venuto dal nulla. O meglio, non è colpa solo dei debiti come scrive Sergio Luciano su Panorama:

C’è l’incapacità gestionale di condurre bene, e far rendere, un gruppo complesso come Fonsai in un mercato ormai meno ricco d’un tempo, quello assicurativo. C’è il dilagare di una famiglia che non ha danneggiato le aziende tanto per il gravame finanziario che comportava – una ventina di milioni di euro all’anno! – quanto per i segnali disguidanti di finanza allegra che questo costume dava a tutti: dal top-management all’ultimo impiegato. C’è – c’era – la pretesa di dirigere senza sapere farlo. E c’è naturalmente la crisi della liquidità che sta vessando le banche, costringendole a fare il viso feroce anche nei confronti di clienti storici e protetti. E che ha tolto quel che più occorre a un gruppo indebitato per guarire: il tempo. Sinergia, la holding della famiglia che si trova a monte di Premafin, ha cercato di vendere asset immobiliari per 110 milioni di euro: e non c’è riuscita, non del tutto. Il mercato immobiliare italiano è fermo. È stata dura anche la trattativa finale per l’uscita della Immobiliare Lombarda, capogruppo di Ligresti nel “suo” amato settore delle costruzioni, dalla “Tre Torri”, il consorzio che funge da general contractor della costruzione, a Milano, del quartiere residenziale super-esclusivo di City-Life, sull’area dell’antica fiera.

Insomma,gli errori non vengono mai da soli. Unicredit lancia un salvagente di prima classe al costruttore, mentre francesi e svizzeri si presentano alla porta per acquistare, al loro prezzo (sono finiti i tempi di Cuccia) le partecipazioni, strategiche e non, ancora da dismettere.

L’ULTIMO GUAIO - Ma non finisce qui. Qualche settimana fa da Panama arriva una notizia soprendente. Una finanziaria con sede legale proprio nel paradiso fiscale delle Bahamas, The Heritage Trust, ha rivelato il quotidiano Milano Finanza, ha reso noto di detenere il 12,15% di Premafin, la holding controllata dalla famiglia Ligresti cui fa capo il 35,76% di Fondiaria-Sai. Subito dopo anche la Ever Green Trust, altra finanziaria panamense, comunica di avere altre quote dell’azienda di Ligresti. Una comunicazione solo apparentemente di routine, ma insidiosissima per le sorti dello stesso gruppo: a chi fa capo il Trust?  Il “trustee” che lo gestisce, il commercialista monegasco Giancarlo De Filippo, non ha voluto ancora spiegarlo. La commissione ha chiesto ai due trust panamensi una ricostruzione storica dell’evoluzione della presenza nella holding della famiglia Ligresti, facendo riferimento all’attuale capitale di Premafin. Insieme le due società controllano quasi il 20% di Premafin. Una quota importante, che potrebbe mettere al sicuro dalle scalate ostili.

ANDIAMO ALLA COOP? – Mentre la Consob, con comodo, deciderà di farci sapere di chi sono le due finanziarie, però, è arrivato il Cavaliere Bianco. Anzi, rosso. Da qualche giorno se ne parla ovunque, nessuno smentisce e i titoli della galassia Ligresti ballano in Borsa: Unipol potrebbe arrivare a salvare Ligresti, e fare sinergie nel campo delle assicurazioni con l’ex nemico. Domani, scrivono alcuni giornali, si terrà una riunione ad alto livello per decidere come le Coop rosse si muoveranno: è probabile che utilizzeranno lo struemento finanziario Finsoe per muoversi in aiuto del grande costruttore amico di Berlusconi, Craxi e Geronzi. L’idea più gettonata è la partecipazione all’aumento di capitale di Fondiaria-Sai con l’obiettivo di arrivare a breve a una fusione con Unipol. E magari anche pagare il debituccio con Mediobanca che hanno le due società, per un totale di un miliardo di euro. Da Consorte con Bnl a Cimbri con Ligresti: forse è arrivato davvero il momento per Unipol di diventare grande. Il come, evidentemente, non importa.

     
 

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