Parigi-Dakar, la corsa che sembra una strage
03/01/2012 - GIà 60 i caduti del raid più difficile del mondo. Ma comunque continua ad emozionare La Dakar 2012 si sta confermando quello che è sempre stata: una corsa dura, difficile, pericolosa e per questo affascinante. QUALCHE NUMERO – Purtroppo i
GIà 60 i caduti del raid più difficile del mondo. Ma comunque continua ad emozionare
La Dakar 2012 si sta confermando quello che è sempre stata: una corsa dura, difficile, pericolosa e per questo affascinante.
QUALCHE NUMERO – Purtroppo i numeri di questi primi tre giorni sono inquietanti, e tutti, organizzatori compresi, sono costretti a fare i conti con un clima dimesso, logica conseguenza di quanto successo in queste 72 ore. Ecco un po’ di numeri: Tre. I morti nei primi tre giorni di corsa: il motociclista argentino Boero, deceduto in partenza a Mar de la Plata per le conseguenze di una caduta nella prima giornata di gara e due spettatori, padre e figlio rispettivamente di 37 e 12 anni, morti nel secondo giorno di corsa per la caduta del loro ultraleggero mentre sorvolavano la carovana. Uno. Lo scampato pericolo del motociclista argentino Mariano Lorenzetti, costretto al ritiro dopo che un camion, anche lui iscritto alla corsa, ha investito la sua moto. Due. Gli animali uccisi: una mucca colpita a 175 kilometri orari dal centauro francese Bruno Da Costa e un cavallo investito dal motociclista spagnolo Sergio Cedrera. Ai piloti è andata meglio che alle bestie. Il francese, ora fuori pericolo, se l’è “cavata” con un’emorragia renale, lo spagnolo con fratture multiple ed escoriazioni. 30. I ritiri nei primi tre giorni su un totale di 37o iscritti. 40. La temperatura dell’aria con il motociclista francese Coué ricoverato per ipertermia. Cinque. I kili che perdono a ogni tappa i piloti impegnati nel raid più difficile del mondo. 60. I morti totali, di cui 22 piloti, dal 1979 ad oggi.
LA NASCITA E LE VICISSITUDINI - Anche se per molti la Dakar è una corsa anacronistica, senza senso, pericolosa e basta, per i piloti resta la sfida più affascinante da affrontare. Nonostante la corsa sia stata spostata dall’Africa al Sudamerica dopo la minaccia terroristica in Mauritania, minaccia che portò alla cancellazione dell’edizione 2008, i piloti non si sono persi d’animo ed hanno continuato a cimentarsi tra rocce, caldo e sabbia, con l’obiettivo di essere i primi a concludere il raid e dimostrare di essere pronti a qualsiasi cosa. La corsa nacque grazie a Thierry Sabine, un pilota il quale, dopo essersi perso durante il raid Abdijan – Nizza, decise di proporre un altro raid che facesse il percorso inverso, ovvero dalla Francia all’Africa.
LE STORIE – Dal 1979 a oggi tante sono le storie e le leggende a cui è legata questa storica corsa. Nel 1982 il figlio del primo ministro inglese Margareth Thatcher, Mark, si perse in pieno deserto del Sahara. All’epoca i gps dovevano ancora essere inventati. L’uomo venne ritrovato da un’aereo dell’aviazione algerina. Il fondatore, Thierry Sabine, morì nel 1986 per lo schianto del suo elicottero dovuto a una tempesta di sabbia. Nel 2005 morì Fabrizio Meoni, vincitore delle edizioni 2001 e 2002, mentre nel 2006 la vittoria andò a Luc Alphand, specialista della discesa libera nello sci alpino, che trionfò su Mitsubishi.
LA CLASSIFICA - E’ quasi superfluo parlare della classifica al momento. Non per mancare di rispetto ai piloti impegnati, ma la Dakar, nel bene e nel male, è una corsa che non si decide se non all’ultimo secondo. Comunque, per la cronaca sono al comando dopo le prime tre tappe il francese Cyril Despres nelle moto, l’olandese De Rooy nei camion, l’argentino Petronelli nei quad e il polacco Holowczyc nelle auto. In attesa del prossimo imprevisto, la Dakar continua il suo cammino.












