Cronaca nera oggi vi racconta della “fine” di un uomo che preferì la morte al carcere pur di non rassegnarsi al trascorrere lento e monotono delle giornate, uccidendo a sangue freddo un carabiniere e sparando in mezzo alla folla ogni volta che si scontrava con le forze dell’ordine…
Sì va buo’, Sant’Agata Feltria è un bel paese. E come potrebbe essere altrimenti. Qui nelle Marche sono tutti bei paesi. Sì, ok, la pace, la serenità, la tranquillità, l’aria fresca, il verde, gli uccellini e trallalero trallalà.
Sì tutto perfetto, una cartolina. Un bijou. Ma già Sant’Agata è un buco, figuriamoci Pereto di Sant’Agata. Località Pereto di Sant’Agata di Feltria, provincia di Pesaro e Urbino. Un buco nel buco di un buco. Altro che bellezza, qui la noia ti ammazza a sprangate. Poi quelle facce, come vedono uno “straniero”, come li chiamano da queste parti, tutti che si mettono sul chi va là. E si che stiamo nel 2004, almeno in televisione qualche altro uomo avranno pure dovuto vederlo. Niente da fare, quando arrivano gli “stranieri” sono guai, bisogna vigilare. Al bar Ciccioni poi lo sanno meglio di tutti. Loro sono sempre lì, giorno e notte, notte e giorno. In mano un bicchiere e nell’altra le carte. Come sentinelle, sempre lì, giorno e notte. Bisogna stare vigili bisogna. Questo poi di straniero è peggio degli altri. Quell’aria truce, da assassino. Sembra possa saltarti addosso in un lampo, azzannarti la gola e strapparti via la vita. In un solo secondo, manco fosse un lupo. Meglio chiamare i carabinieri, farli venire subito. Questo qua non la ‘conta giusta. Sì, va buo’, a Pereto. E che succederà mai a Pereto? Però se chiamano tocca andare. Non è che si può fare finta di niente.
QUEL PROIETTILE – Certo però questo la faccia ce l’ha proprio cattiva. Vuoi vedere che le “sentinelle” stavolta c’hanno visto giusto! «Favorisca i documenti». «Certamente, sono nel bauletto della moto, subito qui fuori, proprio sulla strada».
Sta a vedere che è tutto a posto. Un altro buco nell’acqua. A Pereto di Sant’Agata di Feltria ma che diavolo succede mai?! La traiettoria del proiettile, se si potesse fissare al rallentatore, traccerebbe una linea retta. Un filo dritto che dal braccio dell’uomo arriva perfettamente al centro del collo. La traiettoria dell’altro proiettile sarebbe ancora più dritta e perfettamente perpendicolare. Al centro del centro del corpo. Nel cuore. Nel cuore di Alessandro Giorgioni. Dell’appuntato Alessandro Giorgioni. Sta a vedere che a volte le cose succedono anche nel buco di un buco nel buco. La Yamaha bianca e rossa è una freccia che corre sull’asfalto. In pista arriva anche a 280 km all’ora. Lo “straniero” lo sa, lo vede dal contachilometri. Non è in pista, ma corre lo stesso il più veloce possibile. Le sirene dietro a lui non le sente e non le vede. Non sa nemmeno se ci sono, ora, lì, a qualche centinaio di metri di distanza. Ma sa che ci saranno. Davanti. Dietro. Ovunque.
Sa che ci saranno posti di blocco, foto segnaletiche affisse negli specchietti delle volanti.
VIA, LONTANO – Non si preoccupa però. Sono già anni che sono lì affisse. Anni nei quali ha continuato indisturbato a rapinare banche, uffici postali, benzinai. Anni nei quali ha rubato macchine e moto. Sparato e quasi ucciso chi volesse mettersi sulla sua strada. Sulla via che lo separa dalla sua libertà. Sulla via che percorre adesso, veloce come il vento, più veloce del vento, lontano il più possibile da Pereto di Sant’Agata di Feltria provincia di Pesaro e Urbino. Un buco maledetto in cui ha sbagliato a infilarsi. Adesso è giunto il momento di lasciare questi posti. Di rifugiarsi lì dove è più facile non essere visti, nell’invisibilità concessa dall’essere sempre visibili. È giunto il momento di mescolarsi alla folla che ogni mattina va a lavorare capo chino sul giornale. Di salire sulla metro senza paura di essere riconosciti. Di essere il meno turista fra i turisti, una persona qualunque che passeggia nelle strade del centro di Roma. La Capitale è la salvezza. L’ultima speranza di trovare qualcuno che possa garantirgli documenti nuovi. Lì poi è pieno di farmacie. Trovare un farmaco come quello che serve a lui non sarà difficile. Gli antimalarici nei piccoli centri non è facile trovarli. A Roma sarà uno scherzo. Roma è la salvezza, la speranza.




Il solito grande pezzo di Igor, su una storia (quella di Liboni) che ricordo bene. Pensa, il tg locale consigliava a tutti di chiudersi in casa, all’epoca…
Un sorriso dalla provincia un po’ sonnacchiosa (e anche un po’ spazzata dal gelido vento dell’appennino)
C.
concordo, igor è il mio preferito!!
Igor è bravissimo, sì: mi piace come usa la paratassi e l’indiretto libero; come toglie toglie toglie per far parlare e rendere “visive” le cose (le sequenze del pezzo, tra i suoi migliori, sono già virtualmente pronte per una sceneggiatura). Senza compiacimenti o abbellimenti inutili. Un’essenzialità che cattura.
Mi domando se le forze dell’ordine siano addestrate a sufficienaza per riuscire a difendersi non rimettendoci la pelle…. Mi ricordo le parole del Presidente della Repubblica che, se non sbaglio, gioì all’uccisione del killer, ma, non dimentichiamoci che era un uomo, con un trascorso difficile alle spalle. Igor ha colto appieno questo aspetto. All’epoca se ne fece un gran parlare, per molti era divenuto un idolo…. Rimantgo sempre perplessa sull’uso che si fa delle forse di polizia…..