Tia-Go! Tia-Go! Tia-Go!

12 febbraio 2009

L’incommensurabilmente piccola grande “tragedia” di un uomo normale

Torino, 22 giugno 2007 – La Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver perfezionato l’accordo con la società francese Olympique Lyonnais per l’acquisto a titolo definitivo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Tiago Cardoso Mendes per un importo di € 13 milioni pagabili in due rate: € 6,5 milioni il 2 luglio 2007 e € 6,5 milioni il 2 gennaio 2009.  La Juventus ha sottoscritto con lo stesso calciatore un contratto di prestazione sportiva quinquennale“. E’ così che comincia la nostra storia di oggi. La storia di un altro gran bravo ragazzo in questo mondo di ladri, dove solo i ladri, quelli che ti rubano sguardo e cuore, si venerano come santi. Ma facciamo un passo indietro. Tiago bla bla nasce nel Portogallo democratico dell’81 e cresce come bambino che tira calci a un pallone in un periodo di rinascita per il movimento del suo paese. Sono gli anni del Benfica di Eriksson, del secondo posto morale della nazionale agli Europei in Francia, della Coppa Campioni conquistata dal Porto. Sono gli anni pure di Rui Barros alla Juve di Zoff, esempio di portoghese bidone di cui rimarrà ben poco oltre un imposto taglio di capelli proprio all’arrivo. E che verrà ovviamente usato contro di lui, l’uomo da tredici milioni di euro buttati, come precedente più o meno congruo, più o meno illustre di default a righe e strisce.

CHI ERA COSTUI? – Ma chi è Tiago ? Essenzialmente un prodotto della sua indolente e letteraria terra capitato per caso o ragione al centro di un campo. Dove da lì non muoversi mai. Né osare il “più oltre”. Un figlio purissimo del centrocampo parlante, stanziale, ecumenico e la sua ideologia. Calcisticamente lo svezzano i club della sua storia privata. Il Braga, che a noi italiani dell’82 fa sempre allegria. E poi il Benfica, l’immenso e stracolmo di storia Benfica per il quale il nostro ovviamente fa il tifo. Vincere, il vincere altrettanto ovviamente per giocatori d’un calibro solitario y final è poco. Tanto quel che conta è il gesto, il pensiero. Una sola Coppa nazionale e battendo in finale il Porto del connazionale fuori razza Mourinho. Fuori razza sia come portoghese manageriale che come allenatore sincero. Amico e nemico dei suoi, maestro e schiavista, sicuro e insicuro, Capello e Ranieri e pure Herrera. Torniamo al ragazzo che ha appena battuto il grand’uomo, che non finirà mai nelle canzoni del Liga, che non avrà né fiato né gambe storte né impegno o entusiasmo e nemmeno la più pallida idea di cosa sia partecipare al gioco, del calcio come della vita, impiegando soltanto la volontà. Ma ha fronte alta e spalle tutt’altro che strette, che a ventitre anni di Lisbona è il primo ministro. Sì, ma a chi somiglia Ti-a-go Tii-aa-go ? Raì.

UGUALE SPUTATO! - Sì, abbiamo tutti un sosia spero. Proprio quello. Il fratello di Socrates. Raì, l’idolo di Kakà. Il fratello vergine e astemio di quel Socrates, grandissimo colpitore di tacco e campione del mondo delle (male) lingue da fuori. La sua, mai allenato. L’uomo più lento e di sinistra del mondo, per il quale il calcio italiano era una mafia perché Pecci che era intelligente non gli passava la palla e la sinistra in Italia erano le Ferrari. Tiago è come Raì. Bellissimo, destinato a una carriera minore ma suggestiva tra club di basso ma romantico profilo e tra calci, intesi come sistema calcio, non quelli veri, a scanso di fame, soldi veri e cattiveria. Come, che so, il calcio svizzero e il calcio francese, portoghese. Quelle carriere un po’ così, più tra vigneti che campi veri. Dove trovi la brava ragazza bionda ma non da copertina con la quale, dopo aver vinto la supercoppa dei tre cantoni, ti ritiri a produrre formaggi nel paesino dove incontri il poeta che scappa il bel mondo e per tutti sei solo Monsieur Tiagò. Lui è così, di quella buona pasta di giocatori così. Apparentemente ornamentale. Un potrei ma in fondo che cosa voglio, che significa poi voglio. Un Amleto tutt’altro che tragico, e dunque un buon soldatino, un buon servitore passivo ma grato del proprio destino. Stiamo volando troppo alto. Tiago difatti predilige il rasoterra.

DA APPREZZARSI – Fateci caso. Quel brav’uomo non realizza il teorema che porta il suo corpo, e si che quando ci si mette il calcio è una matematica esatta. Pur avendo la fronte alta e l’apertura di gambe alare, non lancia. La gioca quasi sempre per terra, come a voler ricordare a tutti, amici e avversari, donde veniamo, chi siamo, che senso ha tutto questo. Più che un registro il suo, è un monito. Carezzevole e sobrio come chi non fa né proseliti né amici o nemici. Il suo non è football, ma calcetto. Un allunaggio retrò nel frenetico e poco amicale calcio di oggi. A lui la luna gli va dritta solo così. Tiagò Amelie, non certo Tiagoal visto che a segno ci va poco e non spesso, non fa in tempo per i festeggiamenti che viene rapito, dopo un Europeo in casa a zero presenze, dal suo reame pastello per il calcio dei soldi e degli odi da due bracconieri di bravi ragazzi come Abramovich e Patron Mourinho. Proprio quello che ha appena battuto: strano modo per vendicarsi. Costa tredici milioni e mezzo di euro: il ragazzo forse li vale, forse no ma tanto il russo paga comunque. A Mourinho serve, nonostante tutte le vanterie in materia di lingue, sostanzialmente un interprete in campo. Un gregario di testa dai piedi buoni, usa e poi getta. Il nostro fa una grande stagione. Cinquantuno presenze, cinquantuno quasi come i cinquant’anni che al Chelsea, la squadra dei fighetti di Londra, mancava il titolo inglese, e quattro goal. Ottima presenza in campo per via di un ottimo allenatore dietro, rigore e geometria nello stretto come a quelli d’oltremanica manca da sempre, piedi buoni diventati buonissimi in un calcio che, coi Di Canio, gli Zola e i Cantonà, sopravvaluta sistematicamente chi possiede anche soltanto un briciolo di fondamentali.

9 commenti a Tia-Go! Tia-Go! Tia-Go!

  1. uh. Il coccodrillo di Tiago proprio adesso che lo hanno rimesso fra l’ erbetta. Non fosse che peggio davvero non può fare ti avrei già tirato una scarpa.
    Anyway, andava bene pure tra le Miserabili

  2. faccio presente com’è finita con Milito. E godo.

  3. non basterebbero cento di questi coccodrilli-ricchiuti per far peggiorare Tiago

  4. Minchia, ma come hai fatto a ricordarti di Raì? Se fossi malizioso, potrei pensare che hai un debole per i bei ragazzotti. Così mi limito a dirlo.
    Però hai scritto pure che la Farina Coscioni è una gran bella donna, ora che mi ricordo. Anch’io lo scrissi tempo fa, in un mio post sulle donne in parlamento. Significa essere fini discepoli del culto di Afrodite. Peccato che stia assieme a dei banditi.Comunque hai ragione: il calcio frou-frou dei francesi è la patria ideale per questi tipi da passerella ancheggianti sulla linea mediana del campo. Lì rifioriscono: vedi Gourcuff.
    E se Tiagu venisse nel mio ultrastylish y grangissimu Milan? Lo vedrei bene insieme a Beckham, Gourcuff, Seedorf, Pirlu, Ronaldinhu, Patu, Kakà. Silvio potrebbe fare una legge ad squadram per consentire ai rossoneri di giocare in 18, a maggior gloria dell’arte pedatoria, s’intende.

  5. Ricchiuti, per fortuna che c’è lei qui in questo posto di giovanotti invasati senza Dio. Sennò sarebbe di una tristezza disumana.

  6. Cristian

    Sei qualcosa di penoso il tuo articolo e’ una merd.a vorrei sapere che titoli hai per poter parlare cosi’ di un calciatore.
    Vogliamo parlare di Flamini che prende 5 mln l’anno o Quaresma con lui quest’anno la Juve ha vinto e giocato benissimo vedi la partita del bernabeu, che nob capisci un caz..zo si vede dal fatto che parli di Zanetti che in quanto a tofei ne ha vinti neanche un terzo ed ha 31 anni.

  7. Mò servono pure i ‘titoli’ per stroncare una pippa strapagata? :o

  8. ricchiuti

    Parlo di Zanetti che l’anno scorso ha giocato al suo posto. Mica è una opinione.
    E poi chi ti dice che questo pezzo sia una stroncatura.

  9. per me bastava “tiago blabla”

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