Betlemme’s Fight Club

30/12/2011

     
 

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La tradizione è stata rispettata. Possiamo tirare un sospiro di sollievo. Anche quest’anno i monaci ortodossi greci e quelli non meno ortodossi armeni se le sono date di santissima ragione in quel della Basilica della Natività. Grande era l’attesa tra il pubblico e i giornalisti. Armate di scope e ramazze le due fazioni si sono presentate per le altrettanto tradizionali pulizie annuali e soprattutto per presidiare la propria zona di competenza del sacro condominio. Poi, come da copione, una scopa ha negligentemente sconfinato. E via alla sacrosanta pugna. [«Pugna», è vero, è raro e letterario, ma dopo «scopa» mi è venuto del tutto naturale.] Azioni deprecabili ma neanche tanto serie. Quand’anche la Basilica fosse stata costruita effettivamente sul posto esatto dove Gesù Bambino venne alla luce, essa non avrebbe alcun significato veramente «speciale» o «unico» per un cristiano. Il cristianesimo è la negazione di ogni feticismo territoriale, fin da quando era ancora nel grembo dell’ebraismo. Dall’alto del monte Nebo, di fronte a Gerico, Dio mostrò a Mosè la Terra Promessa ma lo avvertì: «Te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai.» Conveniva infatti che Mosè non vi entrasse per mostrare al suo popolo che quella Terra Promessa era soltanto ombra e promessa di una più grande Terra Promessa, che il viaggio doveva ancora proseguire prima di entrare nel definitivo «riposo» di Dio. Per questo ogni traccia terrena di Mosè fu fatta scomparire dalla sapienza del Signore e la sua tomba rimase sconosciuta fin dai giorni successivi alla sua morte. Diremo allora che Mosè non entrerà nel «riposo» di Dio? Non sia mai! Mosè è figura di Cristo: come Mosè non entra nella Terra Promessa di Israele, così Gesù fugge la folla che lo vuole Re d’Israele. Eppure lui stesso dirà: «Tu lo dici: io sono Re». Conveniva infatti che il primo Israele dovesse morire producendo molto frutto, come il chicco di grano che muore cadendo per terra: un secondo e più grande Israele, una nuova tenda «non fatta manualmente, ma eterna nei cieli» dove la morte sarà «inghiottita dalla vita», per dirla con S. Paolo, di cui ho un po’ parodiato da bricconcello impenitente il linguaggio. Anche perché, non per colpa mia, qui alla Natività siamo in clima di baruffe chiozzotte.

     
 

7 Commenti

  1. Fireman scrive:

    Se mai avessi avuto dei dubbi sul fatto che questo articolista fosse un mangiaostie, questo articolo avrebbe provveduto a fugarli. Eppure, leggendo questo autore, ogni volta avverto un sottile piacere: l’essergli distante politicamente, intellettualmente e forse anche moralmente. Per questo evidentemente mi ostino a leggerlo, per verificare che la distanza rimanga immutata, chè se accadesse il contrario ne sarei preoccupato.

  2. teologia scrive:

    Non male dal punto di vista formale il post odierno. Naturalmente, essendo io di estrazione anarchica-luterana, non commento le libere interpretzioni delle Sacre Scritture. Ma perché, anche quando vola altissimo, aleggia sempre nell’aria l’ectoplasma di uno spirito che non ha nulla di sacro e poco di humanitas?

    • Non sarà che il “sacro” e l’”humanitas” come li intendi tu sono ben diversi da come li intende quell’”ectoplasma” di Zamarion?

      Per esempio, a me sembra decisiva, e giusta, questa indicazione dell’”ectoplasma” sul sacro: “Quand’anche la Basilica fosse stata costruita effettivamente sul posto esatto dove Gesù Bambino venne alla luce, essa non avrebbe alcun significato veramente «speciale» o «unico» per un cristiano. Il cristianesimo è la negazione di ogni feticismo territoriale, fin da quando era ancora nel grembo dell’ebraismo.”

  3. Lurens scrive:

    che schifo vedere dei religiosi menarsi.. tutto il contrario di quanto ha detto Gesù..

    • Paquito scrive:

      Beh, Gesù ha anche detto: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada.” Si vede che questi fratacchioni l’han preso troppo alla lettera.

  4. Lurco scrive:

    Lode e gloria a Gian Marione, l’illustrissimo intellettuale cui viene naturale scrivere «pugna» e non «battaglia», perché lui è cólto e mica può mischiarsi a noi povere merdine che non sappiamo il latino. È da questi particolari che si giudica un intellettuale. Mi raccomando, Gianmà, continua a sfogliare il Devoto-Oli anche durante le vacanze: anche se ti viene naturale (del resto sei un’anima eletta), vogliamo che impari sempre nuove parole con marca «non com.» o «letter.».

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