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“Gli stranieri in Italia? 14 milioni nel 2065”

Le previsioni demografiche dell’Istat


La popolazione straniera residente e’ stata, negli anni recenti, protagonista di dinamiche demografiche molto sostenute sul territorio nazionale e, negli anni a venire, il grado di multi-etnicita’ del Paese sara’ incrementato ulteriormente. Lo sostiene l’Istat, presentando i dati relativi allo studio sul futuro demografico del Paese. Nello scenario centrale si riscontrerebbe un costante incremento, pur a ritmi decrescenti nel tempo, della popolazione straniera. Dai 4,6 milioni d’individui rilevati nel 2011, si perverrebbe a 7,3 milioni nel 2020 e a 9,5 milioni nel 2030. Nel lungo termine si attendono 12,7 milioni di residenti entro il 2040 e 14,1 milioni entro il 2065.

I COMPORTAMENTI DEMOGRAFICI – Nell’ambito dei comportamenti demografici, le coppie straniere darebbero la luce a 7,5 milioni di nascite su tutto l’arco di previsione, con la prospettiva di un valore minimo di almeno 6,4 milioni e di un massimo pari a 8,6 milioni. Nel medesimo intervallo, per effetto della giovane struttura per eta’ della popolazione straniera, l’ammontare dei decessi risulterebbe pari a 2,3 milioni, con un intervallo compreso tra 2,1 e 2,5 milioni. Il contributo alla crescita naturale della popolazione risulterebbe, dunque, particolarmente importante: 5,2 milioni nello scenario centrale e una ‘forchetta’ compresa tra i 3,9 e i 6,4 milioni. Si prevede, inoltre, che nel corso del periodo di previsione potrebbero acquisire la cittadinanza italiana (sottraendosi cosi’ al conteggio della popolazione straniera) circa 7,6 milioni d’individui nello scenario centrale, 5,6 milioni nello scenario basso e fino a 9,8 milioni in quello alto.

LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA – La collocazione territoriale della popolazione straniera, comunque in crescita ovunque, proseguirebbe ad avvantaggiare soprattutto le regioni del Centro-nord, ma non significativamente la distribuzione geografica attuale. Nel Nord-ovest la popolazione straniera raggiungerebbe i 5,1 milioni d’individui entro il 2065, ossia un ammontare corrispondente al 36% della popolazione straniera complessivamente residente sul territorio nazionale. Il Nord-est e il Centro seguirebbero con, rispettivamente, 3,7 e 3,6 milioni di residenti e una copertura territoriale del 26% per entrambe. Il Sud e le Isole avrebbero, rispettivamente, 1,2 e 0,5 milioni di residenti, per una copertura territoriale del 9% e del 4%. Per l’Italia in complesso, considerando lo scenario centrale, l’incidenza di stranieri residenti verrebbe a registrare decisivi incrementi, passando dal 7,5% nel 2011 al 14,6% nel 2030, per poi raggiungere il 23% nel 2065.

SCALA TERRITORIALE – Su scala territoriale, pur partendo da livelli iniziali ben diversi, tutte le aree del Paese saranno comunemente interessate dal processo di crescita relativa della popolazione straniera: le regioni del Centro-nord, in primo luogo, vedrebbero piu’ che raddoppiare l’incidenza di presenze regolari, muovendo da valori iniziali intorno al 10% a livelli superiori al 26-27%, fino a un massimo del 29% nel Nord-ovest. Le regioni del Mezzogiorno si confronterebbero con valori piu’ modesti d’incidenza, muovendo da valori attorno al 3% per raggiungere circa il 10% nel 2065. (DIRE)