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Culturadi Vincenzo Ricchiuti
pubblicato il 11 febbraio 2009 alle 16:30 dallo stesso autore - torna alla home

Centonovantacinquemilacinquecentoquarantaquattro NO contro centosessantanovemilacentoottantasei YES

Potresti provare a dire quella sulla moglie del giornalista inconsolabile. Lo so che ormai siamo nel 1983 ma potresti provarci, andiamo. Che cosa ti costa, e fai simpatia sù. Saresti più easy ma anche innovativo, tu che fai quello che non si aspettano stasera li stenderesti sul serio facendo il comico normale. Ok ! Non sei un comico, occhei. La persona normale che racconta barzellette ti sembra abbastanza eccentrico per te o devo chiamarti dalla cabina all’angolo mentre sei in diretta perché tu possa far ridere solo te stesso e spaventare tutta Amerika con la falsa ma pietosa storia della mia triste e solitaria vita. Che poi finisce con me che dopo aver annunciato il suicidio sul AndyKaufman2 Je so pazzo, in a wrestling nightmarciapiede di fronte chiedo aiuto con la vocetta da uomo-che-non-credeva-a-Babbo-Natale-prima-di-stasera , tu che a quel punto mentre la nazione ha il fiato sospeso e le lacrime attaccate alla porta del frigo aperto dov’è rimasta da quando ho iniziato a parlare attacchi il telefono dicendo che ho sbagliato numero e che comunque non t’interessa perché la tv è più importante e lo spettacolo deve pur continuare, e la gente che è in studio puntualmente si alza e va alla finestra a vedermi sbraitare e tu che o chiami la polizia oppure mi fai salire e mi fai cantare With a little help of my friend e quando sto per ringraziare e tutti piangono di gioia tu fai una smorfia e dici che in realtà ho stonato e che i soldi raccolti li divido con te e a quel punto oddio santo sono anni che andiamo avanti così, amico. Perché questa sera non facciamo qualcosa di strano, di chenneso, io muoio di freddo e sono vecchio per queste stronzate. Una barzelletta e si va via. Non la conosci ? Perché sei tu. A questo tipo muore la moglie e gli amici del giornale non sanno come dirlo alla gente perché partecipare al dolore di un amico e collega e padre di famiglia è penoso e retorico. Ne va del loro buon nome. Ma non farlo in pubblico è anche peggio. Allora lasciano decidere a lui. E lui come niente fosse, con una flemma ed una imperturbabilità da vero signore, chiama il direttore amico e, togliendolo dall’imbarazzo,  lo prega  anzi di dare il maggior risalto all’accaduto. Molti non capiscono. Alcuni pensano: ehi amico, l’amava molto. Arriva a dettare, pensa, detta persino il testo che è tutto un florilegio di ooh ed aah, un fiorire di complimenti e allocuzioni del peggior segretario galante. Donna incommensurabilmente unica, dolore mostruoso e dilaniante, madre, sposa, amante, amica. Insomma, sai, tutte le cazzate che uno di solito dice a una donna per il primo appuntamento per risparmiare i fiori e comunque non dice alla moglie. E questo testo è un successone, se lo girano le segretarie tra loro, le donne portano fiori e scrivono lettere ai giornali, a tutti i giornali, al vedovo, e a qualunque essere abbia sembianze da umano nel raggio di km, baciano i bambini e i soldati i passanti, impazzite. Sembra la risposta finalmente arrivata a una eterna e antica domanda di considerazione. Tutti pensano: ehi amico, l’amava davvero molto. Le famiglie riunite. Il tacchino in tavola. Eppure. Quando il direttore prima di pubblicarlo aveva chiesto per l’ultima volta se metterlo o meno, il vedovo autore di cotanto, che aveva fatto tutto quello aveva semplicemente detto, ma scherzi, lo si sappia bene che sono tornato single, la pubblicità è l’anima del commercio, ahahahaha. Fa ridere no ?

SPARISCI – “Non racconto barzellette, io. Io sono Andy Kaufman“. Dietro le quinte del Saturday Night Live, il più importante show televisivo degli Stati Uniti d’Amerika, e dunque il più importante show televisivo di tutto il mondo. Un prime time, a un tempo colto e popolare, record assoluto di pubblico e buona critica, Baudo e Premi173516  andy kaufman l Je so pazzo, in a wrestling nighto Tenco, Arte e Vita. Buon gusto e buona sorte. Quella sera si sarebbe dato l’addio probabilmente a una delle comete laterali dello show. Un comico che non faceva ridere. Chi è di scena, “Che fai allora ?”, “Il solito. Procurami un paio di congas, non far interrompere per nessun motivo al mondo e andrà tutto a posto come sempre. La musica m’è amica”. Vabbè. Sarebbe stato davvero il solito “latte e biscotti”. Bah. “E dì a De Vito di non fare film su di me che io farei”. Sparisci.

LADY AND GENTLEMAN - “Signore e signori, ladies and gentlemen, sono il vostro Andy, il vostro amico Andy Kaufman”. Per la presentazione di se stesso aveva usato un tono di voce normale, giovanile, timido ma speranzoso. Da college. “Fatemi un applauso d’incoraggiamento che stasera gente, credetemi, ne ho per davvero bisogno”. Applausi, sorrisi, trepidazione quando s’era praticamente slacciato la cravatta per sottolineare il sentirsi sotto esame. Lo stare in difficoltà, quella sera, l’ultima sera. La gente gli era amica. L’avrebbe perdonato. Si era sottomesso. “Questa sera, amici miei, esco di scena. E’ la mia ultima apparizione al SNL, tra voi brava gente d’Amerika. Cantiamo, ve ne prego”, ed era partito l’inno, e li aveva convinti ad alzarsi. Non c’era cuore e gola in tutto il paese che non stesse facendo quel che faceva Kaufman. “Evviva amici, sapete, sono su piazza da sette lunghissimi anni uh mamma, sono sette anni che sto in circolazione e sapete, oddio non dovrei confessarvelo, mai era andata meglio di così, vi amo, continuiamo ve ne prego“. Un tripudio: avevano scordato di la come di qua dello schermo anche di rimettersi seduti. Le congas, una canzone ritmata, i tamburi africani. Il terribile Kauf sembrava bambino e felice. “Volete Latka ? Si ? Il vostro Latka ? Ma certo. Ma fatemi una ola però, chi ama Latka alzi le mani e chi invece lo addddorrrra  lo fischi”. Impazzimento. Quella vocetta assurda e nasale da straniero dell’Est li faceva dare di matti. Ed era tutto perfetto. Perché mai la voce di Latka avrebbe dovuto lasciare. “Eppure è così, me ne vado”. Sicuro nell’indovinare cosa pensavano i suoi giudici. Prima ancora che lo pensassero. “Mi sottometto al vostro volere, della gente che è a casa. Guardate voi stessi se non ci credete”. Rapido, secco e professionale indicò un tabellone che aggiornava il voto da casa, un Si o No sulla sua permanenza nello show fidanzato d’Amerika. “Vedete, vincono ancora i No a che io resti qui, deluso..”e fece una smorfia ottimista. “Però so io cosa ci vuole e vi ci vuole e mi ci vuole adesso, eccolo, lui, il grande magnifico Kingggg!!”. Elvis. Magnifico, davvero. Meglio dell’originale. Voce baritonale identica, frange e anche se non c’erano sulla giacca di Kaufman in più di uno stato avrebbero giurato sui figli che c’erano. Sculetto di bacino, labbro sollevato, “Blue suede shoes yea”. Se solo Elvis non fosse morto: forse è nata quella sera la leggenda sulla sua ricomparsa. “Grrazzie a tuddi” di nuovo con la vocetta: standing ovescion.

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