Regionali Puglia 2015, la scalata di Michele Emiliano (snobbato da Renzi)

Regionali Puglia 2015 –

Prima la Puglia, domani chissà. Per il candidato dem Michele Emiliano la vittoria alle Regionali del 31 maggio sembra quasi scontata, al di là dell’indifferenza di Matteo Renzi nei suoi confronti. Resta l’ex magistrato, a meno di sorprese impreviste, il grande favorito alle urne. Ormai pronto a raccogliere l’eredità lasciata da Nichi Vendola come governatore della Regione, dopo aver già guidato per 10 anni la città di Bari.

michele emiliano
Regionali Puglia 2015, Michele Emiliano (Photocredit: Archivio Ansa)

REGIONALI PUGLIA 2015, LA CORSA DI MICHELE EMILIANO –

Certo, se l’ex sindaco di Bari sembra correre verso un trionfo elettorale fin troppo semplice, il “merito” è anche dei rivali. Soprattutto nel fronte del centrodestra, dove la faida interna a Forza Italia tra Silvio Berlusconi e il capo dei ribelli Raffaele Fitto è deflagrata proprio nel vecchio fortino azzurro dell’ex governatore ribelle. Il Cav ha commissariato il partito inviando il fedelissimo Luigi Vitali, la fronda dei dissidenti ha denunciato i tentativi di epurazione di Arcore. Fino al divorzio ufficiale tra lealisti e fittiani, con tanto di derby alle urne. Fitto e i suoi sosterranno insieme a Ncd e Fdi-An l’oncologo Francesco Schittulli, prima candidato in pectore del Cav, poi schierato con i ribelli azzurri. Berlusconi e il partito sosterranno invece Adriana Poli Bortone, l’ex sindaco di Lecce iscritta a Fratelli d’Italia-An, ma scaricata (di fatto) da Giorgia Meloni dopo l’abbraccio berlusconiano.

Tradotto, alle urne sarà una sfida fratricida, diventata prioritaria per Fitto. Una disfatta in casa comprometterebbe a dir poco il percorso futuro del suo correntone. Già lanciato, in vista dell’ufficializzazione dei nuovi gruppi tra Camera e Senato, nel progetto di “Conservatori e Riformisti”, il nuovo partito che si ispira ai Tories di Cameron. Ma se la lista “Oltre con Fitto” punta a battere e marginalizzare quella di Fi, il centrodestra balcanizzato non potrà che avvantaggiare il candidato del centrosinistra. O il M5S, che in Puglia punta almeno alla seconda piazza, con Antonella Laricchia candidata governatrice.

EMILIANO E L’INDIFFERENZA DI MATTEO RENZI –

Eppure, più che con i rivali alle urne, Emiliano sembra dover fare i conti con l’indifferenza del nuovo corso del Pd. O quantomeno del suo segretario. Non è un mistero che Renzi e il candidato governatore non si siano mai particolarmente amati. Il rispetto reciproco non è in discussione, ma lo “sceriffo” – così come viene nominato Emiliano – è tutt’altro che un renziano doc. Dalle parti di Palazzo Chigi c’è chi lo considera una figura troppo ingombrante. E in Transatlantico non manca chi immagina già per l’aspirante governatore un ruolo da avversario del premier per il futuro prossimo. Già in passato non sono mancate le tensioni tra il segretario e il leader pugliese. A partire dalle ultime Europee, quando la decisione renziana di candidare come capilista soltanto donne, costò a Emiliano la possibilità di guidare la lista dem al Meridione. Spingendo l’ex sindaco a ritirarsi. «Ho accettato di fare il capolista perché me lo ha chiesto Matteo, adesso che la scelta è diversa la mia candidatura é superflua», spiegò. Puntando tutto sulle Regionali.

Le primarie (quasi saltate per gli attriti tra Emiliano e la sinistra vendoliana) sono state quasi una formalità. Oltre il 60% di consensi, con Stefano (Sel) e Minervini troppo lontani. E una buona affluenza ai gazebo, circa 100mila pugliesi. Ora per Emiliano non resta che aspettare il verdetto del 31 maggio per un’incoronazione, di fatto, già scritta. Allontanando possibili sorprese o insidie. Astensionismo in primis, protagonista già annunciato«Non esistono elezioni già vinte in partenza. Le elezioni non si vincono nei sondaggi, si vincono la domenica, nei seggi, nelle cabine, nelle urne», ha avvertito il diretto interessato, prima del silenzio elettorale. 

RENZI-EMILIANO, FREDDO PRE-ELETTORALE –

Chiaro che una vittoria larga sarà un modo anche per pesare la sua forza elettorale, inviando un messaggio a Renzi. Il premier che già non lo prese in considerazione per un ruolo da ministro in passato, nonostante le voci. E che lo ha snobbato in campagna elettorale. Compreso l’ultimo “sgarbo“, non passato inosservato: atterrato oggi all’aeroporto di Bari, Renzi si è diretto subito verso lo stabilimento Fca di Melfi da Sergio Marchionne. Soltanto un veloce incontro con il sindaco barese Pd Antonio Decaro. Ed Emiliano? Lontano, in Salento, per la chiusura della campagna elettorale. In casa dem, c’è chi ha cercato di minimizzare, come lo stesso Decaro: «Renzi non ha previsto alcun incontro elettorale in Puglia come in tutte le altre regioni dove è sicuro di vincere». Eppure, anche sui social, Emiliano non sembra aver nascosto una certa “irritazione”, condividendo tweet provocatori e ironici.

Regionali Puglia 2015 Michele Emiliano tweet
I retweet di Emiliano

 

Palazzo Chigi non ha apprezzato l’opposizione di Emiliano sul Ddl scuola, con il candidato governatore che ha spiegato di non approvare il disegno di legge. Allo stesso modo Emiliano contesta l’approdo Tap – il gasdotto trans-adriatico – a San Foca, perla del Salento. Ma non solo. Anche dopo il verdetto della Consulta sulle pensioni che ha aperto un potenziale rischio per i conti pubblici, Emiliano aveva sbottato. «Se pensano di rimediare toccando i fondi per il Mezzogiorno, avranno a che fare con me». Distanze politiche che hanno incrinato i rapporti, al di là delle rassicurazioni in casa dem. 

EMILIANO E LA SCALATA VERSO LA REGIONE –

Così lontani, così vicini. Perché in Puglia sono convinti che sia Renzi che Emiliano abbiano in comune un modello simile di leadership. Diretta, con un linguaggio popolare. Dal punto di vista politico, invece, Emiliano sembra anticipare in Puglia quel Partito della Nazione dai confini poco definiti già nella mente renziana. Così sul suo “carro” sono saliti candidati dal passato ex An, come Euprepio Curto (ora in corsa con i Popolari), l’ex berlusconiana (poi Margherita) Tina Fiorentino o come Anita Maurodinoia, eletta in Consiglio comunale a Bari per il centrodestra e poi transitata in casa dem. Soltanto per fare qualche nome. Senza dimenticare il caso di Fabio Ladisa, rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione e truffa per una vicenda del 2011, inserito dalla commissione Antimafia nella lista degli “Impresentabili“. Emiliano gli ha chiesto di farsi da parte, poi, dopo il suo rifiuto e le accuse negate, si è mostrato più prudente.

EMILIANO, PRIMA LA PUGLIA, POI… –

Di certo, dalla sinistra di Sel certe candidature – tra ex Fi e riciclati – sono state accettate con non poco imbarazzo. Ma non solo. Non sono piaciute nemmeno le prese di distanza sulla gestione della Sanità nei dieci anni di giunta Vendola. Né la presenza, in un lista d’appoggio a Emiliano, di Desirèe Digeronimo (che già raccolse poco più del 3% alle ultime elezioni di Bari, come candidata sindaco). Ovvero, la pm che indagò Nichi Vendola. L’accusa, aver favorito la nomina di un primario all’ospedale San Paolo, non ha retto. E il leader di Sel venne assolto.

In generale, sono i metodi di Emiliano a piacere poco all’alleato di sinistra. Dai flirt con esponenti del centrodestra, all’asse con l’Udc. Emiliano, invece, tira dritto. Provando a cercare consensi anche tra gli elettori grillini (Laricchia lo ha accusato di copiare il suo programma elettorale, ndr). Ai pentastellati ha anche proposto l’assessorato all’Ambiente, in caso di vittoria, ricevendo un rifiuto. «Furbate da vecchia politica».
Lui non si scompone e si propone come il “sindaco di Puglia”. Una poltrona pesante. Poi, chissà, anche la sfida a Renzi, come si mormora, potrebbe non essere più un’utopia. 

Share this article