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pubblicato il 11 febbraio 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

Non mi è piaciuta l’ipocrisia laica sulla “liberazione dal dolore”. Ma, dal mio punto di vista non specialmente qualificato, direi che non è il caso di prendere una metafisica fondata sul libero accoglimento della Grazia per farne un blocco di norme penali”

Sgombriamo subito il campo da equivoci. Il cattolicesimo liberale fino al 1919 in Italia andava per la maggiore, ora è passato di moda ma rimane un’opzione praticabile per gli appassionati di nicchie culturali. Non è stato colpito da alcuna scomunica, al limite è sommerso dalla polvere. Affermo quindi con coscienza relativamente tranquilla che sono a favore di una legge sulla fine della vita che consenta una pluralità di opzioni, non tutte compatibili con o ispirate dal magistero della Chiesa. Da credente, sono molto impressionata dalla tempistica degli eventi recenti. Mi 20080709 127 englaro2 Caso Englaro: io, cattolica, sono per la libertà di sceltadomando che tipo di segno sia questo, la morte che interviene proprio mentre si decide se legittimarla o meno. Data la natura del problema, una risposta certa non esiste: è un pezzo della Rivelazione, non un telegiornale. Ma non è questo, per ora, il luogo dove discutere delle cose ultime. Vorrei invece soffermarmi per qualche riga su quegli aspetti del dibattito che m’hanno fatto un po’ alzare il sopracciglio. Elemento esso stesso di una sua rilevanza, come si vedrà nel seguito.

LA VERITA’ - Prendiamo il fronte laico (ma poi prendiamo anche gli ultrà religiosi, stiano tranquilli gli amanti  dell’equilibrio ovvero praticamente nessuno). Ravviso una preoccupante tendenza a non chiamare le cose con il proprio nome. Come sanno tutti coloro che hanno o hanno avuto avuto un familiare, un amico gravemente malato o disabile, non è mica facile. Che si tratti di cambiare pannolini, di guardare la bocca spalancata e lo sguardo assente della sedazione, di odorare certo lezzo di morte… i vivi e integri hanno grossi problemi, è così ovvio che non vedo lo scandalo. Tanto più se i legami sono stretti. Quante volte abbiamo sentito dire, abbiamo detto: “È meglio per lei, per lui, è stata una liberazione” di fronte alla salma della zia con l’Alzheimer, del compagno di scuola tetraplegico. Se non siamo proprio degli incoscienti all’ultimo stadio – importante: incoscienti, non per forza ipocriti – ci rendiamo perfettamente conto che parliamo sì della liberazione dal dolore del caro estinto, ma anche della nostra dall’angoscia e dal turbamento.  Se capisco bene la situazione in cui versava Eluana Englaro, è improbabile che vi fosse coscienza, erano assenti patologie fisiche di rilievo e i dolori connessi con la forzata immobilità erano controllati con farmaci. Quindi perché al posto di dire “Liberate Eluana” i proponenti dello stop all’alimentazione non hanno mai detto, più realisticamente, “Liberate Beppino”? Sembra quasi si vergognassero di ammettere la sostanza del problema, ovvero: qui chi non ce la faceva più era lui; la morte della figlia ha forse restituito una parte di vita al padre; la domanda giusta da farsi, anche per il futuro, è: “Vogliamo che il nostro ordinamento consenta questo?”.

QUELLA DONNA SULLE COPERTINE - Per me non c’è nessun problema. Lo dico con partecipazione, non con riprovazione. Nessuno può essere costretto a essere un eroe; d’altronde, la condizione mortale per noialtri oscurantisti definisce sempre uno stato di non autosufficienza, non solo qualora siamo ridotti in stato vegetativo. Una legge che obblighi a confrontarsi quotidianamente con determinate implicazioni della finitezza è forse troppo; anche per questo è meglio ce ne sia una più permissiva. Si abbia tuttavia almeno il senso comune di spiegare di cosa stiamocxcff  200x150 Caso Englaro: io, cattolica, sono per la libertà di scelta parlando: di necessaria legittimazione della fallibilità. Non è un trionfo e meno che mai una liberazione dei sofferenti. Peraltro, mantengo la promessa fatta in attacco: avete notato che le foto della Englaro giovane  configurano un caso unico di donna con folte sopracciglia anni Ottanta sulle prime pagine dei giornali? Non che ci siano motivi per difendere l’irsutismo femminile, ma c’è qualche corto circuito la cui interpretazione rimetto al lettore. Suggerimento uno: lunedì sera il Grande Fratello ha vinto di larga misura la battaglia dell’Auditel. Suggerimento due: fate quattro domande a tema religioso agli spettatori dei reality (di alcuni concorrenti già sappiamo che non conoscono il numero né gli autori dei Vangeli). Veniamo però anche alle brigate bianche. Premessa: Ruini era ragionevolissimo quando diceva che alla degente bastavano un po’ di cibo e un po’ d’acqua, e quando sottolineava che le suore di Lecco avevano offerto di prendersene cura senza oneri economici per la famiglia. Anche il premier era ragionevolissimo, a sentire i medici, quando diceva che Eluana avrebbe potuto in teoria mettere al mondo un figlio. Erano ragionevoli perchè dicevano la verità; è bene che qualcuno la dica, fosse pure Berlusconi. C’è stato fin troppo nascondimento di prove intorno ai fatti, tanto per dire chissà dove sono le immagini della donna com’era qualche mese fa, dove sono le testimonianze di chi la vedeva.

DIBATTITO – Detto questo, i militanti di strada si diano un’andreottiana calmata. I presidi davanti alla clinica, gli alti lai al megafono, la continua insistenza sulla difesa della vit Caso Englaro: io, cattolica, sono per la libertà di sceltaa anche quando è debole. Do atto a questi combattenti della fede che spesso fanno proprio quello che dicono: ad esempio decidono di avere un figlio e di crescerlo con dedizione anche se lo sanno affetto da sindrome di Down, che tipicamente non fa soffrire il portatore quanto chi gli sta intorno. Fossimo tutti così. Ma non obbligatoriamente: non può funzionare, non è quello il punto. Dal mio punto di vista non specialmente qualificato, direi che non è il caso di prendere una metafisica fondata sul libero accoglimento della Grazia per farne un blocco di norme penali. Capisco anche la preoccupazione del Vaticano, che ben spiegava anche Chesterton con riferimento al divorzio: le eccezioni diventano regole, le regole in parte fanno l’uomo, consideriamo una cosa normale due o tre volte e le nostre coscienze si addormenteranno. In questo senso sarebbero giustificate leggi restrittive. Ma questa teoria del contagio sociale e dei punti di svolta non la capisco bene, non mi convince. Inviterei a meno manifestazioni di piazza e più parole spese su argomenti come questo, intrinsecamente politici quindi appropriati a un dibattito sulle leggi.