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Il Canton Ticino chiede una protezione speciale per fermare l’immigrazione degli italiani

Frontalieri ,il Canton Ticino vuole una clausola di salvaguardia per regolare l’immigrazione , in particolar modo relativa al mercato del lavoro, in modo autonomo dalla Svizzera. Una disposizione che mira a frenare l’aumento dei lavoratori italiani, i cosiddetti frontalieri, cresciuti in modo considerevole dall’entrata in vigore dei trattati bilaterali con l’Unione Europea.  Il Consiglio di Stato, l’organismo di governo del Canton Ticino, chiede alla Svizzera di poter regolare in modo autonomo l’immigrazione, al fine di tutelare i lavoratori indigeni dall’eccessiva presenza degli italiani. La presa di posizione dell’esecutivo ticinese è stata decisa in merito al dibattito sulla revisione costituzionale che dovrà recepire l’esito del referendum sulle quote di contingentamento degli stranieri del febbraio 2014. Il popolo elvetico ha deciso di porre un limite alla libera circolazione delle persone proveniente dai Paesi europei, nonostante i trattati bilaterali con l’UE dispongano l’assenza di qualsiasi vincolo. L’accordo tra Berna e Bruxelles sulla modifica dei trattati sui limiti all’immigrazione comunitaria non è stato ancora raggiunto, e le posizioni rimangono ancora molto lontane. Il Canton Ticino, che ha appena svolto le proprie elezioni poche settimane fa che hanno registrato una nuova affermazione della Lega dei Ticinesi, chiede alla Svizzera una rapida attuazione dell’esito del referendum, e una protezione speciale per il proprio mercato del lavoro. Il Consiglio di Stato ha chiesto a un professore di Zurigo di redigere una clausola di salvaguardia appositamente pensata per il mercato del lavoro ticinese. La presenza dei lavoratori italiani è particolarmente osteggiata in Canton Ticino. Il problema sono i cosiddetti frontalieri, gli occupati in Svizzera che però risiedono in Italia, e ogni giorno passano il confine per andare a lavorare. A causa della minor tassazione e della maggior competitività delle aziende elvetiche i salari offerti in Canton Ticino sono sensibilmente più alti rispetto a quelli italiani, e questo ha spinto decine di migliaia di nostri connazionali a lavorare oltrefrontiera. Il costo della vita a Varese così come a Como è molto più basso rispetto alla Svizzera, sopratutto per quanto riguarda i prezzi degli immobili, gli affitti, così come i beni alimentari. Dall’adozione dei trattati bilaterali che hanno introdotto la libera circolazione dei cittadini comunitari anche nella Confederazione Elvetica è cresciuta molto la presenza dei frontalieri, alternando in modo rilevante il mercato del lavoro ticinese. Nella Svizzera Italiana è esploso un sentimento di ostilità nei confronti dei troppi lavoratori italiani, che ha favorito l’ascesa della destra populista della Lega dei Ticinesi. Anche i partiti di centro e di sinistra si sono però gradualmente riposizionati sule proposte leghiste. il Ticino vuole una clausola speciale per la protezione del proprio mercato del lavoro, ma il vero problema al momento appare la chiusura del’UE a ogni deroga sulla libera circolazione delle persone. La libertà di spostamento dei cittadini europei è uno dei pilastri del mercato unico, e Bruxelles non sembra disponibile a fare concessioni soddisfacenti per la Svizzera, in particolare modo per la parte italofona dove il tema è maggiormente sentito. Nel referendum del 2014 il Ticino fu il cantone dove il sì alla reintroduzione delle quote per gli immigrati raggiunse la percentuale più alta, sfiorando il 70%.
Photocredit: Harold Cunningham/Getty Images