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Pensioni anticipate, così diremo addio alla legge Fornero

La legge Fornero è pronta ad andare in soffitta. O meglio, è pronta ad essere profondamente modificata. Il governo ha annunciato infatti che con la prossima legge di Stabilità verranno introdotte forme di flessibilità per lasciare il lavoro prima del termine previsto dalle norme attuali. Sarà possibile andare in pensione con un assegno più basso ma prima dei 66 anni e 3 mesi, limite per la pensione di vecchiaia sai per gli uomini che per le donne (tranne che per le lavoratrici del settore privato, per le quali servono 63 anni e 9 mesi).

 

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PENSIONI, COSA CAMBIERÀ –

In sostanza ai lavoratori che decideranno di andare anzitempo in quiescenza verrà esteso il sistema contributivo in sostituzione del sistema retributivo o misto. L’operazione potrebbe causare un’uscita maggiore per lo Stato nel breve periodo, ma minore nel lungo periodo. Quindi l’equilibrio di bilancio dovrebbe essere salvaguardato, in modo da convincere anche l’Europa. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di favorire il ricambio generazionale nelle aziende, evitare nuovi esodati, consentire a chi perde il lavoro in età matura di non restare senza stipendio e senza ammortizzatori sociali o pensione. Maggiori dettagli emergeranno probabilmente entro giugno, quando l’Inps presenterà una sua proposta organica al governo e al Parlamento per la flessibilità in uscita. Come racconta Repubblica:

I tecnici dell’Inps stanno simulando diverse ipotesi, tra queste quella di raffreddare la quota di assegno calcolata con il vecchio metodo retributivo. Sul tappeto c’è anche la proposta di applicare il metodo contributivo a chi decida di anticipare la pensione. Si tratterebbe di una sorta di estensione dell'”opzione donna” che già oggi permette alle lavoratrici con 57 anni di età e 35 di versamenti di lasciare il lavoro con il trattamento pensionistico calcolato interamente sulla base dei contributi versati. Rimane tra le opzioni possibili anche quella avanzata dall’ex ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, di introdurre il prestito pensionistico a favore dei lavoratori vicini alle pensione, ma senza aver maturato ancora i requisiti, che perdano l’occupazione. In questo caso i lavoratori riceverebbero in anticipo una quota dell’assegno pari a circa 700 euro mensili che restituirebbero poi con mini-rate una volta andati in pensione.

(Foto di copertina: Raitre / In mezz’ora)