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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 10 febbraio 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

3267212032 39bd4a25bd o Eluana, lo show è servito. Freddo Si è trasformato in un evento mediatico con l’annuncio in diretta dato dal Tg1, che ha fatto di certo molto più rumore dell’agenzia dell’Ansa (datata 20 e 26). La morte di Eluana Englaro è avvenuta alle 20 e 10, e sono state “fonti ufficiali” a comunicarla alle agenzie di stampa. In tempo per i telegiornali della sera, ed è sembrato il minimo vista la sovraesposizione mediatica dell’evento. Dal rullo della diretta di Repubblica si legge anche un intervento del Vaticano delle 21 e 04: “Se l’intervento umano si fosse rivelato decisivo per la morte di Eluana “continuerei a ritenerlo un delitto“. Lo ha sottolineato all’Ansa il presidente della Pastorale per gli operatori sanitari, Cardinal Javier Lozano Barragan“. Beppino Englaro ha detto qualche minuto dopo: “Ho fatto tutto da solo, l’ho portata a questo livello e voglio finire da solo“, chiedendo silenzio e solitudine. Quando Eluana è mancata, era da sola – riferisce il Tg5. Raccontandoci poi subito dopo quasi a scusarsi che il padre era a Lecco per gravi motivi familiari. Quasi che volessero dire che aveva bisogno di un alibi. 

Nel frattempo, il reality show in diretta 24 ore su 24 che anche quest’anno va per la maggiore – il Parlamento italiano – era al suo culmine. C’era il senatore Gasparri che approfittava della morte di Eluana per accusare il presidente della Repubblica di omicidio, il senatore Quagliarello che sembrava tanto ma tanto indignato, e altre scenette che vi risparmio di elencare perché sono buono. Forse è vero quello che dice Falkenberg: “Dio esiste – ed ha un enorme dito medio. Che ha appena mostrato ad alcuni fra noi. Quelli (per fortuna pochi, anche fra i difensori delle suorine) convinti di avere un mandato per conto dell’Onnipotente a decidere cos’è meglio per chiunque passi nei paraggi, volente o nolente, impedendo di procedere ad un nuovo genere di mummificazione“. E’ vero per Eluana, sicuramente. Ma domani? “Anna Finocchiaro capogruppo del Pd, ha proposto di discutere in una settimana il testamento biologico. Il governo ha sostanzialmente accolto la proposta della capogruppo del Pd al Senato di accantonare il ddl pensato per Eluana Englaro e completare entro una settimana il lavoro della commissione su una legge per il testamento biologico. A definire “interessante” la proposta e’ stato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenendo in aula al Senato”, riferiscono le agenzie. Si farà, una legge, e non sarà buona, visto che parte da una bozza piena di pregiudizi, dove il punto dell’alimentazione come terapia (il problema Englaro, per intenderci) è solo uno dei più controversi. E su questo un accordo politico sarà possibile soltanto al ribasso. Ovvero, magari demandando la decisione ai regolamenti ministeriali. E chi c’è al ministero? Il ministro Maurizio Sacconi e il sottosegretario Eugenia Roccella. E intanto c’è chi nello sciacallaggio ci si tuffa  a piene mani: “‘Non morta, ma uccisa”: questo il titolo dell’editoriale, firmato da Marco Tarquinio, che Avvenire, il quotidiano della Cei, dedica alla morte ieri sera di Eluana Englaro. Nell’articolo, Tarquinio chiede perdono ”per ogni singola persona che ha contribuito a fermare il respiro e il cuore di una giovane donna che per mesi era stata ostinatamente raccontata, anzi sentenziata, come ‘gia’ morta’ e che morta non era”. Ma, prosegue, chiede perdono ”ai nostri figli e alle nostre figlie”, che da oggi ”rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli e’ padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia”: un’allusione chiara al ruolo di tutore e interprete delle volonta’ della figlia svolto dal padre Beppino Englaro.”

Poi, non si capisce da dove arrivi tutta questa indignazione cattolica. “Sulla vita non si vota”, si leggeva sui manifesti del comitato per l’astensione ai referendum sulla procreazione medicalmente assistita. Sembrano passati anni come dal Medioevo, e invece era solo il 2005. Bene, in Parlamento si stava proprio per fare questo: votare su una vita. Quella di una persona che è diventata oggetto di scontro politico, vessillo da innalzare da una serie di personaggi che prima della vicenda non si erano nemmeno mai occupati. Beh, alla fine sulla vita (di Eluana) non si è votato, come quella volta del referendum. Uno a uno, per ora. Se poi davvero si finisse prima o poi per votare, allora questo significherebbe che quello dell’epoca era soltanto uno slogan: non si vota quando si ha paura di essere in minoranza nel paese (perlomeno, nella minoranza di quelli che sanno per cosa si sta votando), si vota invece quando si sa di poter essere in maggioranza in Parlamento, grazie ad alleanze trasversali vecchie quanto Camera e Senato. E rimane anche un rimpianto. Quello di vedere davvero il disegno di legge del governo Berlusconi essere votato dai due rami del parlamento in testo identico in soli due giorni, arrivare a Napolitano in serata, finire rifiutato per la prima volta, essere ri-approvato entro venerdì e controfirmato (a quel punto obbligatoriamente) dal capo dello Stato, mentre le tv continuavano a creare suspence con la diretta 24 ore su 24 della clinica per un’intera settimana. Perché questo avrebbe significato se non altro una cosa: che quando c’è la volontà politica di sbrigarsi, le leggi si fanno e si promulgano anche in 72 ore. Sai che autogoal clamoroso da parte di chi ci fa attendere anche 7 anni, di solito, e che in media ce ne mette un paio? Avremmo dovuto dare fuoco al Parlamento. E mica solo per questo.

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