Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
pubblicato il 10 febbraio 2009 alle 10:00 dallo stesso autore - torna alla home

Che strano, Eluana. Mentre tu eri immersa nel tuo silenzio, noi fuori facevamo una gazzarra infernale. Avresti mai pensato di diventare protagonista di una vicenda così, tu che eri immobile da diciassette anni? Hai messo a nudo un bel po’ di cose, lì ferma nel tuo letto: degli schieramenti politici fragili, che si ricombinano orizzontalmente, verticalmente e obliquamente appena il problema da trattare è vero, profondo. Una bailamme incredibile di medici, giudici, laici, religiosi, politici, tutti impegnati a parlarsi addosso, a invadere i rispettivi campi fino a trovarsi tutti in una palude senza più linee di demarcazione. Un parlamento che ha litigato tre anni su una proposta di legge, che poi voleva farla in tre giorni, e adesso finirà per litigare se va bene per altri tre anni. Forse dove sei ora tutto ciò lo vedi con distacco, e con una prospettiva più ampia. Forse hai pietà e forse tenerezza per questo strano paese che si è precipitato a dettare improbabili testamenti biologici su Youtube e Facebook. Tu eri lì ferma, nell’immaginario collettivo quasi una specie di Bella Addormentata, ma non c’era nessun Principe Azzurro alla porta, solo gente che urlava. Eppure non sei la prima, né sarai l’ultima a trovarsi sulla soglia della vita, in uno stato che neanche la scienza conosce bene, e questi passaggi, questi territori delicati sono esplorati quotidianamente da persone che soffrono e da medici che rispettosamente sanno quello che fanno, e la pietà umana fa il resto. Nel nostro paese non conviene diventare simbolo di qualcosa, come sei diventata inconsapevolmente, perché sui simboli, sulle questioni di principio, sugli ideali veri o supposti tali in questo paese si fa solo un chiasso incredibile, un vuoto e inutile confronto muscolare tra gente che non ha più titolo parlare di principi e di ideali, e che forse non rappresenta più nessuno. Chissà se almeno ora ci sarà un po’ di silenzio, ma dubito: già sento urla ancora più forti, già si stanno accapigliando sul protocollo, giusto o sbagliato accelerato o rallentato, lecito illecito, modificato o stravolto. E la stanza dove te ne sei andata? Faceva parte della clinica, no era affittata, no era illegale, a norma o non a norma, e magari pure con gli infissi difettosi e qualche scrostatura nel muro. Basta, per favore. Una cosa è certa, nessuno di noi sa la verità, forse la sai solo tu. Quando verrà anche per me il momento di passare dall’altra parte, verrò a intervistarti. Per il momento buon viaggio, riposa in pace, e se puoi perdonaci tutti.

Giuseppe Prisco

4 commentistampa - fallo leggere