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pubblicato il 10 febbraio 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

L’arcivescovo di Firenze interviene a gamba tesa nella vicenda Englaro, poco prima della morte della figlia di Beppino. Dimostrando che il silenzio a volte non è mai troppo

betorikx6 Betori ed Eluana: quando la Chiesa è sopra la leggeGiuseppe Betori rilascia una intervista al Corriere della Sera (Monsignor Betori: «Per i cristiani le persone sono sopra la legge», 9 febbraio 2009). Sottotitolo: L’arcivescovo di Firenze: «nella storia di Eluana l’amore più alto e concreto è quello delle suore» - che già basterebbe per dare l’idea del tenore e del profilo caritatevole del gerarca clericale. Avesse almeno avuto il coraggio di dire che Beppino e Saturna Englaro sono dei genitori disgraziati avrebbe avuto coraggio; un coraggio ripugnante, si intende, ma pur sempre coraggio. Ci soffermiamo solo su alcuni passaggi – alcune domande scelte – della amena intervista a colui che “chiuse le porte e le finestre dell’arcivescovado a Hitler”, lo stretto necessario per delineare il profilo dell’arcivescovo di Firenze.

Prima domanda: Quali sono i suoi sentimenti, in queste ore in cui la vicenda di Eluana Englaro si avvicina all’epilogo?

«La vicenda di Eluana Englaro sta giungendo alla tragica conclusione che molti hanno voluto. Ancora una volta la voce della Chiesa, così spesso accusata di volersi imporre a tutti i costi, si è rivelata caratterizzata da quella fragilità che è propria di chi non può fare appello che alla coscienza. E se la coscienza per crescere ha bisogno di un processo necessariamente lento, è ancora più difficile che maturi, come in questo caso, sotto l’influsso delle grida e dei proclami ideologici, soprattutto quando anche le istituzioni invece di mettersi in ascolto dei diritti naturali si erigono a produttori di pseudo nuovi diritti. Se questa è la porta aperta per un’autodeterminazione che vuole giungere a legalizzare l’eutanasia, la nostra società si avvia verso una tragica involuzione quanto a rispetto dell’intangibilità della persona e della sacralità della vita. Sono riferimenti che nel passato hanno permesso all’umanità traguardi decisivi: l’abolizione della schiavitù, la condanna delle diseguaglianze razziali, il rispetto per i disabili. Abbandonare questa strada non sappiamo dove può condurci. Anzi, lo sappiamo, ma ci è più comodo illuderci che tutto ciò sia innocuo, forse anche vantaggioso per l’umanità. Alla Chiesa resta solo la preghiera, per tutti, sperando fino all’ultimo nella conversione dei cuori e nella fiducia che anche da questo tragico evento possa nascere una coscienza più avvertita dei pericoli che incombono su di noi, divenuti così potenti nelle tecnologie e così fragili di fronte alla sofferenza».

eluanaenglaroqx3 Betori ed Eluana: quando la Chiesa è sopra la leggeAbbia pazienza, arcivescovo, non “molti”, ma alla conclusione – per usare l’espressione di Giuseppe (potrò prendermi questa confidenza?) – che Eluana Englaro avrebbe voluto. Basta con il giochetto della condanna a morte e tutto il resto. È impressionante che di questa volontà Betori se ne infischi, al punto da non nominarla neppure. Il seguito è un elenco di insensatezze: se la voce della chiesa è fragile, siamo tutti sordi; se ci si soffermasse a riflettere sulle parole, non si userebbe l’espressione “diritti naturali” (quali sarebbero?); se parla lui di proclami ideologici, sono esaurite le parole e dobbiamo inventarne di nuove; il fantasma dell’eutanasia si è rotto le scatole di essere agitato a sproposito, ha la nausea proprio come noi; infine, farebbe meglio a tacere su schiavitù e disabilità (evitiamo di nominare l’omosessualità per la voce “discriminazione”, e lo facciamo per carità cristiana perché basterebbe a ricoprire di ridicolo Betori e quelli come lui). Che preghi, invece di blaterare. Che preghi molto.

Seconda domanda: Considera giusto il ricorso a un decreto? E come valuta il no di Napolitano?

«C’è un realismo cristiano, per il quale il valore di una persona è superiore anche agli interessi di tenuta di un sistema politico e alle esigenze delle stesse forme giuridiche. Da questo punto di vista, quest’ultimo passaggio è in linea con le molteplici forzature che si sono registrate sul piano giuridico prescindendo dal bene della persona. Se il diritto non è a servizio delle persone diventa un problema. Noi cattolici amiamo talmente la realtà che non accettiamo di chiamare morta una persona che ancora vive. E mi lasci dire che siamo noi i veri uomini della ragione, coloro che non cadono nella contraddizione di dichiarare una persona priva di ogni dimensione umana per poi sedarla per evitarle un dolore che non dovrebbe sentire. Tutto questo ci potrà procurare anche qualche ingiuria, ad esempio di meschino integralismo…».

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