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L’invasione di servizi falsi in tv non può essere tutta colpa di Fulvio Benelli

La vicenda è ormai nota a tutti: qualche giorno fa Striscia la Notizia ha accusato Fulvio Benelli, collaboratore di alcune delle trasmissioni condotte da Paolo Del Debbio sulle reti Mediaset, di aver confezionato i servizi stessi pagando un “rom” per fingersi di volta in volta truffatore, musulmano integralista e via dicendo.

Subito è scattato il licenziamento di Benelli da parte di Mediaset e della produzione dei programmi stessi, da cui è arrivata peraltro una ferma condanna dell’accaduto, con un comunicato stampa che si dissocia totalmente da quanto Benelli aveva fatto.

L’opinione più lucida sulla faccenda arriva da Gad Lerner:

Il rancore sociale alimentato dai teleschermi per trarne audience e vantaggi elettorali, ormai è dilagante. Ogni giorno su quasi tutte le reti ci sono trasmissioni confezionate su misura per alimentare i pregiudizi e la guerra fra poveri. Naturalmente bersagli privilegiati sono i rom, detestati e facili da coinvolgere nella telerissa, con o senza la presenza di un Salvini seduto in poltrona.

[…]

Poichè sono gli autori e i conduttori e i direttori di rete a spingere in questa squallida direzione gli inviati (precari) come Fulvio Benelli, a lui, licenziato ieri da Quinta Colonna, voglio esprimere solidarietà: avrà provato di persona cosa significa essere usati come capro espiatorio.

Viene da chiedersi cosa ha spinto, se è vera l’accusa di Striscia, Fulvio Benelli a pagare (di tasca sua?) un ragazzo per mentire. Per esagerare, per dare un’idea ben precisa di un fatto, di una razza, di un insieme di persone, di una categoria sociale.

Dice bene Gad Lerner, “chi oggi licenzia #FulvioBenelli ne conosceva benissimo e incoraggiava il metodo di lavoro nella pseudo-tv-verità“: questo non significa che nello specifico si sapesse che quel ragazzo recitava, o che Fabio e Mingo confezionassero falsi, o che le rom intervistate da un programma del mattino qualche tempo fa esagerassero perché così avevano “concordato” (così dice Servizio Pubblico).

E’ a monte che il sistema non va, è a monte che la Tv chiede a chi ne fabbrica le storie di raccontare solo gli estremi (anche quando non esistono). E in questo caso non si può parlare più nemmeno di tv verità, perché viene a mancare appunto la verità, e tutto ciò che rimane è una tv che vuole orientare di qui e di là il pensiero di chi la guarda. Deprimente ma non solo. Anche pericoloso.