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pubblicato il 11 febbraio 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

3267212032 39bd4a25bd o Cari liberali veri, sul caso Englaro rileggetevi Marx Un mio amico, un autentico liberale, si chiedeva ieri dove fossero finiti i liberali sul caso Englaro. Ovvero perché alcuni di essi, nonostante l’evidente contraddittorietà della scelta, si fossero schierati dalla parte “della Chiesa” (scusate la semplificazione…), e di un premier che in questo caso non è che abbia dato prova di liberalità. Ma forse il suo (e il mio) problema è che non abbiamo letto attentamente una cosa scritta da Karl Marx. Basta infatti prendere ad esempio tre cose scritte da persone che si ritengono liberali (prima della morte di Eluana) per capire che qualcosa di vero, in quanto scritto 150 anni fa, non può non esserci. Ad esempio, è notizia di qualche giorno fa che, dopo un silenzio di alcuni giorni dovuto a una fastidiosa laringite, Daniele Capezzone abbia ritrovato la voce riguardo Eluana: “Se gli opinion leader della sinistra, oltre che i capi politici del Pd e dintorni, scelgono una linea estremista, di aggressione personale, di riduzione dell’avversario politico a mostro, non andranno lontano. Mi sforzo di ripeterlo (temo, invano) in queste ore: siamo dinanzi ad una vicenda (il caso Englaro) che colpisce le coscienze, e divide le opinioni in modo non scontato rispetto alle distinzioni laici/cattolici o destra/sinistra. Esistono opinioni differenziate – credo – in tutte le forze politiche. A maggior ragione, quindi, sarebbe questa l’ora del rispetto per le opinioni diverse dalla propria, dell’ascolto, del tentativo di comprensione reciproca. Il Pd ha ora il dovere (e a mio avviso, anche l’interesse) a marcare la distanza da una simile enormità: o davvero qualcuno pensa che siamo in un regime fascista?“. Ora, anche a voler essere degli inguaribili ottimisti antropologici (e a pensare quindi che abbia voluto dire qualcosa), voi concorderete sul fatto che Capezzone, da esponente di Forza Italia, non abbia rimarcato come giusta la decisione del premier. Se l’è presa con Napolitano, se l’è presa con il PD, ma mica ha detto stavolta che Berlusconi ha ragione. E sapete perché? Perché Daniele, da ex radicale, è sicuramente dalla parte della Englaro, nell’intimo. Ma non può dirlo. Perché? Ma perché è entrato come portavoce in Forza Italia, nonostante la promessa poi non mantenuta di Silvio di concedere a lui e ad altre tre persone da lui indicate dei posti in Parlamento. In ogni caso, qualcosa è meglio di niente, no?

Oppure, già ieri si è parlato abbastanza di quanto scritto da Ernesto Galli Della Loggia: ““Ma guarda un po’! Torno a chiedermi: c’è o non c’è motivo di qualche perplessità, forse anzi più d’una?“, si domanda a un certo punto Galli della Loggia del Corriere della Sera al termine di un editoriale in cui insinua dubbi sulla legittimità della volontà di Eluana”. E la replica non può essere che una, ci viene da dire: dipende da come si espongono le cose. Se lo si fa correttamente, forse la risposta può essere più no che sì. Uno si potrebbe anche domandare:  ma perché Della Loggia, uno specchiato sedicente liberale, concede assai poco alle ragioni degli Englaro: la risposta non è dentro di voi, ma su Wikipedia: “Dal 2005 al 2007 è stato preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano (con sede a Palazzo Arese Borromeo, Cesano Maderno), ove attualmente è professore ordinario di Storia contemporanea e direttore del corso di dottorato di ricerca in Filosofia della storia“. E sottolineo San Raffaele. Aggiungendo anche è onnipresente nei festival di Comunione e Liberazione, oltre che buono e stretto amico di una sua dirigente. 

Vogliamo parlare di Angelo Panebianco? “Ma non credo affatto che una legge possa davvero regolare le questioni-limite di cui qui parliamo. [...] D’altra parte, dire leggi significa dire tribunali. Proprio il caso di Eluana mostra quanta fragilità, quante incongruenze, quante contorsioni, siano contenute nelle sentenze dei tribunali su vicende come la sua. Lo stesso discorso vale per la democrazia. Con tutte le sue brutture e volgarità, è pur sempre la migliore forma di governo, dal momento che consente di risolvere le controversie senza spargimenti di sangue, con il voto anziché con le armi. Da qui però ad affidarle le decisioni sulla vita e sulla morte ce ne corre, o ce ne dovrebbe correre assai. [...] Se non c’è verso di tenere le grinfie dello Stato, ancorché democratico, lontano dalle questioni estreme, che almeno si evitino gli eccessi. La politicizzazione della morte è il misfatto più grave che una democrazia possa commettere”. Voi avete capito che vuol dire? Io no. Cioé, forse forse sta più dalla parte di Eluana, ma non è che si capisca bene. Ecco, mi sa che è perché, a parte la frase a effetto finale (buonissima per il titolo), non è che volesse proprio farsi capire, il professor Panebianco. E a quel punto a uno viene anche da pensare: ma perché non lo dice chiaro e tondo?

E si potrebbe continuare all’infinito, con tanti commenti di libbberali nostrani, più o meno chiari od oscuri a seconda delle convenienze. Ma forse conviene fermarci qui: avete capito il tipo. E veniamo a Marx: è proprio in questo istante che, tra la miriade delle bestialità che ha scritto, una cosa giusta toccherà ammettere che l’ha detta. L’ha detta ne l’Ideologia Tedesca: “Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio“. A proposito delle convinzioni prese in coscienza e dichiarate ai quattro venti sui giornali come nelle agenzie di stampa, bisogna quindi ricordare che “non è la coscienza che determina la vita, ma la vita (= ovvero le condizioni materiali di essa) che determina la coscienza” (sempre Marx). Se non si fosse capito, cerchiamo di essere più chiari: “il liberalismo è una bella cosa, ma io dovere mangiare”, sembrano quasi pensare in molti. E non si può certo fargliene un torto. Così come non si può fare un torto di tanti silenzi, da parte di editorialisti, giornalisti, politici e anche tantissimi blogger nostrani. Che magari si rifugiano nel silenzio oppure in vorticosi giri di parole che danno ragione non si sa bene a chi. D’altronde, è la caratteristica precipua di noi italiani: teniamo famiglia.

(In nomine Libertatis vincula edificamus / In nomine veritatis mendacia efferimus)

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