EUROBOND O EUROPORCATA? – Molto indicativamente, con un mercato di titoli di Stato fatto in media di titoli a 5 anni e tassi medi al 3%, aumentare l’offerta di titoli di un 5% significa (senza stampare moneta all’uopo) far scendere il prezzo medio del 5% e questo comporta un tasso medio oltre il 4%. Il sospetto che quel punto percentuale di risparmio medi
o sul costo del debito, attualmente stimato dai promotori degli Eurobond per paesi come Italia e Spagna, in qualche modo venga “pagato” dalla Germania è alquanto lecito. Inoltre, i tassi sui titoli di Stato erano nel 1982-84 per Spagna e Irlanda oltre il 15% (grosso modo un 5% deflazionato) e per Portogallo e Italia oltre il 20% (almeno un 7% deflazionato in Italia), e grazie alla convergenza dovuta all’euro si sono portati nel 1999 sotto al 5% (in termini deflazionati da un 2% per l’Italia a quasi un -1% per l’Irlanda). Perché mai la Germania dovrebbe sopportare un aumento del costo del proprio debito per fare un favore a chi, in specie la sempre indebitatissima Italia, ha buttato dalla finestra la “manna” dell’introduzione dell’euro? Chi vuol leggere la questione economica attraverso i “valori” dovrebbe richiamare, oltre al concetto di “solidarietà”, anche quelli di “merito” e “giustizia” ed ammettere che gli Eurobond sono una porcata.
EUROVIRTUOSI E EUROVIZIOSI - Ma io non voglio riferirmi ad arbitrari valori, e cerco di fare uno sforzo di oggettività. Poter far sottostare aree geografiche diverse a una disciplina di mercato esercitata attraverso il costo del debito (prezzo della cattiva reputazione) è essenziale perché le diverse amministrazioni che fanno capo a quelle aree, nel competere per le migliori condizioni di prezzo, adottino le opportune misure perché le proprie economie si rendano efficienti. La sola “fiducia” nell’euro, con la sua promessa di una nuova era politico-economica, aveva miracolato diversi Paesi. Paesi e regioni dovrebbero essere semplicemente in competizione, così come lo sono gli imprenditori (almeno quelli non protetti dallo Stato o consociati in un cartello, chiaramente). Mungere la buona reputazione di un altro Paese implica minori spinte al miglioramento, impieghi sub-ottimali di risorse, e in definitiva perdita di crescita reale futura.
ASSALTO ALL’EURODILIGENZA - E sempre per non parlare di aria, vorrei ricordare che i sostenitori degli Eurobond intendevano e intendono ancora utilizzare queste risorse per fini “produttivi“, come investimenti in infrastrutture. Ora, io voglio concedere che possano esservi investimenti, come certe grandi infrastrutture, per la cui valutazione di opportunità e organizzazione sia necessario un ente di dimensione statale; voglio concedere che certi grandi investimenti abbiano un valore importante per l’intera economia in un’ottica prospettica superiore a quella imprenditoriale, e che la trasversalità di questa utilità possa addirittura giustificare l’intervento di un ente come lo Stato (potrebbe addirittura essere una soluzione al rischio di free running); voglio infine concedere che può essere intelligente avviare questi progetti in funzione anticiclica (se ci devono essere stimoli, bene che siano stimoli “produttivi”). Voglio veramente fare tutte queste concessioni che potrebbero valermi gli appellativi di statalista e keynesofilo, ma per poi porr
e la domanda: ma siamo sicuri che questi fondi verranno spesi coerentemente? Per rispondere ricordo che negli USA è stato votato un pacchetto di stimoli anti-crisi per circa 650 miliardi di euro (circa 800 miliardi di dollari) dove la quota di investimenti in infrastrutture ammonta a circa 45 miliardi di euro (circa il 7% del pacchetto), che gli investimenti per infrastrutture in India ammontano a 67 miliardi di euro e in Cina oltre i 100 miliardi, e che l’11/2 si voterà alla UE su 200 miliardi di euro di stimoli anti-crisi (oltre gli emendamenti che dovrebbero aprire la strada agli Eurobond) dove la quota di investimenti in infrastrutture è di miseri 500 milioni di euro (un ridicolo 0,25% del pacchetto). È qui che dobbiamo andare a finire? Temo che ci stiamo inventando gli Eurobond ufficialmente per finanziare importanti investimenti infrastrutturali quale aiuto all’economia in crisi, scaricandone il costo su chi finora ha trainato l’economia dell’area, per poi scoprire che il 99% di questo sforzo sarà in realtà il solito assalto alla diligenza.




sei il solito demagogo: in realtà lo fanno per il nostro Pene.
ne sono sicùlo
Non lo fanno per il nostro pene, ma per il nostro culo. Lo vogliono a tutti i costi.
Parafrasando: la seconda frase più pericolosa oggi in Europa sarebbe “Sono della UE e sono qui per risolvere i vostri problemi”. La prima è la solita, ma a troppi europei piace compiere atti contro natura coadiuvati dall’ispettore delle finanze.
capisco la necessità di usare un termine intuitivo, ma gli Eurobond esistono già dagli anni ’60 e sono una cosa ben diversa
http://en.wikipedia.org/wiki/Eurobond
Questa è la terminologia che puoi trovare sui quotidiani che 3monts usa, non mi ero posto il problema. sulla rete in effetti il termine è usato in entrambi i sensi.
chiaramente non sono la stessa cosa. come li chiamiamo, EUbound?
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