Cultura

Vittorio Feltri, campione di nuoto in stile “Libero”

17 febbraio 2009

Breve ritratto di un uomo integerrimo, dalle solide compagnie e che mai tradirebbe né l’ideale né la parola data. Forse.

Se piove sulla pietra o sul vetro non ne nasce nulla, ma se piove sul terreno adatto può nascerne qualcosa. Qualcosa di buono o di cattivo e perfino di velenoso come certi funghi. La pioggia di quattrini scesa dal cielo degli Angelucci sul quotidiano Libero (ma de che?) qualcosa ha sortito. Cosa? La tempestiva apertura di una redazione a Roma a fagiolo per gli editori e – se vere le accuse del magistrato Roberto Nespeca che ne sta segando le ali – anche qualche utile servizietto, usabile come moneta di scambio con gli addetti ai rubinetti sanitari. Bisogna allora prima di tutto capire ‘sta benedetta acqua piovuta dal cielo di Roma dove è caduta. E magari ricordare anche il proverbio secondo il quale “a Roma quanno piove viene giù a catinelle“, ovvero a “goccioloni“, cioè in abbondanza. L’unica cosa certa è che i goccioloni sono caduti su un giornale diretto da – e ormai sinonimo di – Vittorio Feltri, che essendo nato e cresciuto a Bergamo è uso più alle nebbie in val padana che ad aprire l’ombrello. Uomo non privo di sorprese, e non solo editoriali. Per esempio, domenica scorsa ha firmato l’appello urgente al presidente della Repubblica perché calpesti le regole e la Costituzione, metta da parte il padre di Eluana Englaro e si accodi  anche lui alla processione franchista diventata la sagra nazionale vescovile per riportare indietro l‘Italia di almeno due secoli con la scusa ipocrita e meschina di “salvare la vita” (?) alla disgraziatissima Eluana infliggendole in realtà il supplemento di via crucis che i sepolcri imbiancati d’Oltretevere vollereo invece risparmiare a papa Wojtyla. Tutti in processione dietro Ratzinger, Bagnasco, Casini, Feltri, Ferrara e il cilicio della Binetti, in attesa che arrivino Renato Farina e Paolo Guzzanti. Più Oriana Fallaci in seduta spiritica.

AND THE WINNER IS – Tra le belle sorprese di Feltri c’è l’essere stato premiato con l’Ambrogino d’oro, un premio giornalistico che per i milanesi è un po’ come l’Oscar per gli attori. Beh, certo, che Milano non sia più la “gran Milàn” di una volta è noto, però l’Ambrogino è sempre l’Ambrogino anche se i suoi vincitori e annesso oro fanno pensare più che altro al maggiordomo Ambrogio che nel famoso spot serve alla sciùra padrona annoiata mica pizza e fichi, ma nientepopòdimenoché un bel vassoio di Ferrero Rochè (occhio però, che la Ferrero li chiama Rocher, con la erre). Tutti debitamente avvolti in sussiegosa carta stagnola dorata. L‘Ambrogino coronava degnamente un percorso di tutto rispetto, il cui colpo di culo decisivo fu – esattamente 15 anni fa – la cacciata nel 1994 di Indro Montanelli dalla direzione di quel Giornale che aveva fondato e per 20 anni anche diretto. “Non voglio ridurmi a trombetta di un editore in fregola di avventure politiche“, si azzardò a dire Indro, e mal gliene incolse. La scarpa dalla suola stranamente spessa e dal tacco stranamente alto di Berlusconi si abbatté sul sedere di Indro, sostituito dall’uomo che qualche settimana prima – per l’esattezza nel dicembre 1993 – aveva dichiarato a petto in fuori al Corriere della Sera: “Io al Giornale? Ma che cretinata! Berlusconi non mi ha offerto neppure un posto da correttore di bozze”. S’è visto.

CORSI E RICORSI STORICI - Chi era quell’uomo? Ma Feltri, ovviamente. Lo stesso Feltri che nel marzo 2001 nel corso di una puntata de “Il Raggio Verde” di Michele Santoro darà del voltagabbana a Montanelli, ormai 90enne e tanto malato che morirà dopo soli quattro mesi. Indro però trova la forza di telefonare in diretta a “Il Raggio Verde” per sbugiardare l’occhialuto e sempre impettito Vittorio, dargli del “servo del padrone” e ricordargli come si fosse messo al servizio di Berlusconi. Sua Emittenza infatti per riuscire a ottenere il cambio di cavallo aveva dovuto allargare la borsa e mettere mano agli zuccherini, promettendo ai redattori corposi aumenti di stipendio se fossero riusciti a liberarsi del  vecchio direttore, cocciuto e recalcitrante alle pretese del signor padrone. Stando così le cose, appare incredibile e non proprio di buon gusto che nel luglio 2006 Feltri abbia avuto a vantarsi che “se Montanelli fosse vivo, verrebbe a lavorare a Libero”. Affermazione comunque smentita dai fatti: mai Indro ha scritto alcunché, neppure una virgola, per testate con in testa Feltri: Il Giornale, l’Europeo, l’Indipendente, Il Giorno, Il Borghese e infine Libero. Oddio, tutto è possibile, anche che dopo 11 anni si cambi idea, però Montanelli nel ’95 aveva ben spiegato al Corsera come vedeva Feltri e non si può dire abbia mai cambiato idea: “Il suo Giornale confesso che non lo guardo nemmeno, per non avere dispiaceri. Mi sento come un padre che ha un figlio drogato e preferisce non vedere. Comunque, ad avere successo non è la formula, ma la posizione: Feltri asseconda il peggio della borghesia italiana. Sfido che trova i clienti!”. “Clienti”, posizione“, asseconda“: termini chiaramente allusivi a un noto mestiere ben più antico del giornalismo e una volta appannaggio di signore e signorine.

7 commenti a Vittorio Feltri, campione di nuoto in stile “Libero”

  1. Rado il Figo

    E come dimenticare Feltri direttore del Borghese che per vendere più copie iniziò ad allegare le videocassette dei film con Moana Pozzi, spacciandole per le versioni “integrali”, quando invece erano quelle “edulcorate” che di tanto in tanto trasmettono su TeleNuovo la notte tardi.

    :-) )

  2. quella andrebbe ricordata come un merito, semmai.

  3. Rado il Figo

    Ma merito di cosa? Uno era convinto di prendersi un pornazzo vero e proprio e poi si ritrovava un film dove non si andava al di là di leccamenti e sfoggio integrale di grazie femminili!! :-)

    Scherzi a parte, una delle cose più vergognose di Feltri direttore di Libero fu quando allegò la bandiera italiana al suo quotidiano. Un’operazione di uno schifo unica.

  4. nino cento

    E che dire dell’incontro tra Feltri e Alberto Stasi, il presunto omicida di Garlasco?

    Scrive Feltri su libero di domenica scorsa, il 15 febbraio, ( http://www.libero-news.it/articles/view/514979): “Ecco perché quando, arrivato a Mortara (con Cristiana Lodi inviata di Libero che ha narrato dalla A alla Z il giallo di Garlasco senza pregiudizi e senza farsi addetta stampa della Procura), entro nel ristorante San Michele e mi imbatto in Alberto Stasi rimango deluso. Mi aspettavo di incontrare un essere diabolico, il famoso biondino dagli occhi di ghiaccio ritratto nella fotografia riproposta mille volte, imperturbabile nella sua spietatezza, e invece mi trovo davanti un giovanottino dal sorriso imbarazzato, pallido, magro, media statura. Gli manca lo zainetto per essere uguale a tanti studenti appena usciti dalla Bocconi”. E ancora: “D’altronde mi riuscirebbe difficile dire a bruciapelo: scusa Alberto, spiegami come fa uno con la tua faccia da ragazzo perbenino ad essere un assassino così lucido da non commettere un errore; soprattutto ad aver ucciso”.

    Il giorno dopo, lunedì scorso, la notizia che la difesa di Stasi sarebbe stata smontata:
    la bicicletta sarebbe stata accuratamente lavata, prima di essere sequestrata; il dispenser di sapone nel bagno della villetta riporta tracce del giovane, ma anche di Chiara (è stato rinvenuto il suo Dna, ma non le sue impronte).

  5. ricchiuti

    E quale sarebbe lo smontaggio ?
    Lavare una bicicletta che sarà usata contro di te ? Lo avrei fatto anch’io, non siamo mica nel mondo ideale in cui la giustizia lavora per la verità. Il primo che becchi, lavori solo su quello e con l’obiettivo di produrre un rinvio a giudizio comunque. Non siamo mica a discutere di massimi sistemi, c’è un sentenzificio che deve risolvere casi e persone che se ne debbono difendere se possono, tutto qui.
    Se poi il problema Stasi è farne un capo d’accusa per Feltri, sai le risate a prendere i giornalisti che brindavano per la condanna a Tortora. Andiamo.
    Tutto questo cincischiare su giornalisti servi e giornalisti liberi. Almeno da un giornalista oramai fuori dai giochi e vicino all’età in cui finita la diplomazia per sopravvivere ci si aspetterebbe uno sguardo meno retorico e più realista.
    La vecchiaia serve a dire la verità anche su se stessi o a regolare vecchi conti.
    Cioè, è utile o può essere il solito dejavù.

  6. Giorgio Mancuso

    Feltri è un giornalista di un\’abilità stilistica impressionante, la scuola di Montanelli si vede tutta. In quanto a idee va bè, io leggo ogni tanto anche i suoi editoriali e mi sembra che dica sempre ciò che pensa senza peli sulla lingua e quando ne ha da dire anche alla destra gliene dice. La situazione di Libero per quello che riguarda inciuci coi partiti e dipendenza politica mi pare poco diversa da tutte le altre testate (compresi corriere e Repubblica). In Italia il giornalismo è mercenario. Felri scrive in una maniera chiara e pulita pur condendo spesso i suoi articoli con sottile (più o meno) ironia.

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