La favola del senatore divenuto presidente mostra già le prime crepe. Il giorno del “change” è arrivato: il mondo aspetta al varco la nuova America
I sondaggi continuano a rimanere ampiamente positivi, ma le prime incrinature al mosaico finora perfetto della nuova Amministrazione Obama si iniziano ad intravedere. Il Senato ha trovato un accordo sul pacchetto economico,
che però scontenta le aspettative dell’anima liberal . La recessione, sempre più grave, inizia a pesare e a rendere meno solido il rapporto tra le varie anime della nuova maggioranza democratica .
ACCORDO AL SENATO – Dopo giorni di aspri dibattiti, il Senato ha trovato un’intesa sul pacchetto di misure fiscali e di spesa sponsorizzato dall’Amministrazione per stimolare l’economia, ormai avvitata nella più grave recessione degli ultimi decenni. Grazie all’iniziativa di due senatori centristi, il democratico Nelson del Nebraska e la repubblicana Collins del Maine, è stato trovato un accordo che permetterà l’approvazione della Camera Alta dell’American Recovery and Reinvestment Act. Il piano di Obama è stato ridotto nelle sue dimensioni rispetto al testo uscito dalla Camera dei Rappresentanti, e sono state tagliati molti fondi a beneficio degli Stati. Se Obama ha espresso soddisfazione per l’intesa, la Speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha rimarcato come i tagli al pacchetto economico, quantificabili in circa 100 miliardi di dollari, andranno a colpire settori strategici come sanità ed educazione, e molti Stati, con gravi deficit di bilancio, non potranno aumentare le loro spese a beneficio di chi perde il lavoro. Negli ultimi 13 mesi il sistema produttivo americano ha bruciato 3 milioni e 600 mila posti di lavoro, ed è probabile che il protrarsi della recessione aumenti questo cifra già molto negativa. La crisi, come mostra l’immagine tratta dal sito dello Speaker della Camera, è la più grave recessione degli ultimi 30 anni, e l’impatto sul fronte occupazionale è stato devastante, tanto da generare una crisi di fiducia paragonabile a quella che colpì l’America sulla fine degli anni ’70. Allora nacquero le condizioni per la rivoluzione conservatrice di Ronald Reagan, e molti democratici vedono in questa recessione l’opportunità di invertire definitivamente la rotta politica degli Usa, già distaccatasi dal Gop dal 2006.




bell’articolo
Peccato che Wall Street invece …
Il fatto e’ che Obama e’ costretto a fare inversione a U: costretto a far “regroup” con le truppe amiche straparlando ipocritamente di “failed conservative economies”(*) perche’ Pelosi & soci “big government big spending” lo stanno tirando per la giacchetta verso le contrapposizioni del passato, nel nome del “vae victis” piu’ cieco.
Il piano strategico di Obama invece era di caratterizzare al sua presidenze mediante il superamento delle divisioni nazionali (bianchi/neri, lib/con) non fare il presidente di parte. Non a caso Lincoln e’ il suo modello e idolo, l’uomo della riunificazione che non fu mai perche’ ammazzato prima. Guarda caso invece lo sostitui’ Grant, il Nordista integrale …
(*)quando lo sanno anche i polli che i torti sono perlomeno bipartisan per non dire di piu’ (tutto inizio’ con le politiche Clintoniane facilita-mutui, proseguite non inventate dal Bush “compassionate” per conquistarsi il voto ispanico; per non parlare dei boss sindacal-dems. di Freddie e Fannie).
ciao, Abr