Cultura

A dar retta a Küng e a Pannella

10 febbraio 2009

Fino a una settimana fa, i sondaggi davano oltre il 70% degli italiani per il “sia fatta la volontà di Eluana”. È bastato che si mettesse in moto la macchina vaticana a imbrogliare i termini della questione, perché questa schiacciante maggioranza del paese corra il rischio di evaporare.

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Ma questa stragrande maggioranza di italiani in favore del principio di autodeterminazione riguardo al fine-vita non doveva essere la prova provata, per alcuni, che il cattolicesimo italiano soffre di uno “scisma sommerso“? Se perfino Marco Pannella consiglia a Beppino Englaro un passo indietro, non è dimostrato che il Concilio Vaticano II non ha affatto emancipato i cattolici in senso democratico e liberale? Andiamo con ordine, pigliamo dalla matassa il filo da uno dei capi.

SPIACE DIRLO, MA HANS KÜNG HA TORTO – Nell’intervista che ha di recente concesso a Lucia Annunziata (In mezz’ora – Raitre, 8.2.2009), Hans Küng ha affermato che la morale cattolica contempla la legittimità di “un’eutanasia indiretta conseguita mediante l’interruzione dei mezzi di sostentamento artificiali della vita“; “è un classico assioma della teologia morale – ha precisato – che l’uomo non [abbia] l’obbligo di conservarsi in vita attraverso mezzi eccezionali“. Gli è stato fatto notare che il caso Englaro ha posto in evidenza una diversa posizione delle gerarchie ecclesiastiche, e qui il teologo si è appellato alla fonte dottrinaria di un decreto della Congregazione per la Dottrina per la Fede del 5 maggio 1980, nel quale infatti si legge: “Non si può imporre a nessuno l’obbligo di ricorrere ad un tipo di cura che, per quanto già in uso, tuttavia non è ancora esente da pericoli o è troppo oneroso. Il suo rifiuto non equivale al suicidio: significa piuttosto o semplice accettazione della condizione umana, o desiderio di evitare la messa in opera di un dispositivo medico sproporzionato ai risultati che si potrebbero sperare, oppure volontà di non imporre oneri troppo gravi alla famiglia o alla collettività“. È la dimostrazione che Hans Küng è nel giusto e le gerarchie ecclesiastiche no? Niente affatto. Eluana Englaro non ha mai avuto bisogno di un antibiotico in 17 anni di stato vegetativo e chi è contrario a che sia fatta la sua volontà, per tempo affidata al padre, sostiene che alimentazione e idratazione non siano “mezzi eccezionali“, che non siano un “dispositivo medico sproporzionato ai risultati che si potrebbero sperare” e che nessun onere è imposto alla famiglia o alla collettività per generoso interessamento delle suore misericordine. In più, il decreto citato da Hans Küng recita: “Niente e nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio, ammalato incurabile o agonizzante. Nessuno, inoltre, può richiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro affidato alla sua responsabilità, né può acconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorità può legittimamente imporlo né permetterlo. Si tratta, infatti, di una violazione della legge divina, di una offesa alla dignità della persona umana, di un crimine contro la vita, di un attentato contro l’umanità. Potrebbe anche verificarsi che il dolore prolungato e insopportabile, ragioni di ordine affettivo o diversi altri motivi inducano qualcuno a ritenere di poter legittimamente chiedere la morte o procurarla ad altri. Benché in casi del genere la responsabilità personale possa esser diminuita o perfino non sussistere, tuttavia l’errore di giudizio della coscienza – forse pure in buona fede – non modifica la natura dell’atto omicida, che in sé rimane sempre inammissibile“. In altri termini, Hans Küng avrebbe ragione solo se riuscisse a dimostrare che alimentazione e idratazione forzate sono cure straordinarie. Nemmeno basterebbe dimostrare che siano comunque cure mediche, cioè qualcosa di artificiale, perché lo stesso decreto recita: “Ciascuno ha il dovere di curarsi e di farsi curare“. Col massimo rispetto, ma Hans Küng ha torto. E ha tanto più torto perché dovrebbe ben sapere – essendo stato tra coloro che ne hanno steso il testo nel corso del Concilio Vaticano II – che la Gaudium et spes (7.12.1965) definisce “vergognosi” – senza alcuna eccezione – “l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario” (27). Ripeto: senza alcuna eccezione.

3 commenti a A dar retta a Küng e a Pannella

  1. AG

    Sottoscrivo riga per riga. Ottima analisi.

    E’ tipica di qualunque forma dittatoriale la non disponibilità del proprio corpo che è stato, di volta in volta, proprietà del signore feudale, dello Stato, del Re o di Dio.

    Gli schiavi non si possono suicidare. Costa ricomprarli…

  2. Titanico, e divertente, quell’uomo che ha l’assoluta assolutissima sovranità su se stesso. Per Eluana Englaro hanno deciso i ventriloqui – di bocca buonissima – della sua volontà. Dev’esserle sembrato uno scherzo da preti.

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