Quando gli schiavi siamo noi: la brutta storia degli immigrati nelle farm in Australia

Sfruttati. Sottopagati. In alcuni casi abusati. Anche sessualmente. Sono gli schiavi italiani che prestano le loro braccia nelle terre d’Australia (nelle campagne del Queensland) e le cui storie sono state raccontate in un documentario choc in onda tre giorni fa sull’emittente australiana Abc. Si tratta di centinaia, forse migliaia, di ragazzi di età inferiore ai 31 anni, spesso con una laurea in tasca, emigrati con un visto temporaneo di ‘vacanza lavoro’.

 

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ITALIANI SFRUTTATI IN AUSTRALIA, I NUMERI –

Come raccontato in tv (dall’inchiesta del programma Four Corners) alla partenza molti dei giovani non immaginano nemmeno di ritrocarsi a lavorare in condizioni di sfruttamento, per circa 11 ore al giorno, guadagnando solo 3,95 dollari. Solo nel 2014 sono state effettuate 250 segnalazioni di italiani in condizioni di schiavismo nelle farm australiane. Complessivamente si contano circa 11mila italiani giunti in Australia con un visto temporaneo, ma non tutti sono ovviamente impiegati nel lavoro manuale nei campi. A quanto emerge i nostri connazionali sfruttati si ritrovano a raccogliere prevalentemente patate, manghi, pomodori o uva. E in alcuni casi diventano vittima di abusi fisici e verbali o perfino violenze sessuali.

ITALIANI SFRUTTATI IN AUSTRALIA, LE DENUNCE –

Alla Abc denuncia la drammatica condizione di lavoro di migliaia di stranieri anche un professore universitario, la dottoressa Joanna Howe, docente di diritto all’Università di Adelaide ed esperta di migrazione, che afferma: «Saremo conosciuti come un paese che sfrutta le persone vulnerabili che sono alla ricerca di una migliore possibilità di vita». E ancora: «Noi non acccetteremmo tutto questo se si trattasse di lavoratori australiani, ma poiché si tratta di titolari di visto viene messa una pietra su». Uno sfruttamento dettato anche dalla necessità di manodopera a basso costo. «la realtà – ha spiegato Howe – è che abbiamo bisogno di queste persone. L’orticoltura ha bisogno dif orza lavoro in più per ottenere il raccolto». E infine: «Il governo non vuole aprire il vaso di Pandora. Significherebbe dover regolamentare. Ma dovrebbe far luce su questo tema. Ciò consentirebbe che l’intero sistema sia regolamentato».

 

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ITALIANI SFRUTTATI IN AUSTRALIA, I RICATTI –

E regolamentare significherebbe probabilmente evitare i ricatti. I lavoratori sfruttati spesso non denunciano perché per il rinnovo del visto per un nuovo anno hanno bisogno di un documento del datore di lavoro che attesti che hanno lavorato per tre mesi. Ribellarsi ai padroni significherebbe quindi perdere i requisiti per restare in Australia. Mariangela Stagnitti, presidente del Comitato italiani all’estero di Brisbane, denuncia. «Alcuni datori di lavoro pagano meno di quanto pattuito e, se qualcuno protesta, minacciano di non firmare il documento per il rinnovo del visto. Altri invece fanno bonifici regolari per sembrare in regola, ma poi obbligano i ragazzi a restituire i soldi in contanti».

(Foto di copertina da: abc.net.au)

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