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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 9 febbraio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il governo vara un altro mini pacchetto anticrisi, stimandone mirabolanti effetti taumaturgici sull’economia italiana. Ma le cose non stanno proprio così. E la situazione si fa sempre più pericolosa.

Sergio Marchionne copia Contro la crisi poco poco, anzi niente

Il governo italiano alla fine si è deciso, dopo il crollo delle vendite di automobili registrato a gennaio (-32,6% su base annua), a varare un pacchetto di aiuti per 2 miliardi di euro all’auto e ad altri settori industriali. L’idea di incentivare l’acquisto di beni durevoli, in particolare l’importantissimo settore dell’automobile, sembra a prima vista buona perché dovrebbe stimolare i consumi.  Forse però l’ottimismo è un po’ eccessivo.

GLI INCENTIVI PER L’AUTO – Per le auto sono previsti un bonus di 1.500 euro per l’acquisto di un Euro 4 o Euro 5, un bonus di 2500 euro per l’acquisto di veicoli commerciali leggeri in cambio della rottamazione di veicoli Euro 0, 1 e 2 immatricolati entro il 31 dicembre 2009 e un bonus di 1500 euro per auto a metano e idrogeno. Incentivi anche senza rottamazione per l’acquisto di auto ecologiche a metano, elettriche a idrogeno e a Gpl. Questi bonus sono cumulabili a quello per la rottamazione. Si tratterebbe di circa 750 milioni di euro, con l’intento di arginare la perdita di posti 300mila posti di lavoro a rischio nel settore  secondo la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

LE STIME OTTIMISTICHE DI BERLUSCONI – Secondo il presidente Berlusconi le misure darebbero al Pil italiano una spinta tra lo 0,5 e l’1% grazie ai consumi, migliorandone la pessima performance nel 2009 (prevista al -2,2%). Le stime di Berlusconi sono in realtà quelle del direttore del Centro studi Promotor Gian Primo Quagliano che basa i suoi calcoli sull’esperienza degli incentivi nel 1997-98. “Si può stimare che per ogni 100 incentivi di 1.500 euro erogati per l’acquisto di una vettura nuova con rottamazione, 40 vadano a persone che avrebbero comunque acquistato un’auto nuova e 60 a persone che decidono l’acquisto perché stimolati dagli incentivi.

COMPRATE. COMPRATE! COMPRATE? – Sempre secondo il Centro studi Promotor (una società che gestisce il Lingotto e il Motor Show di Bologna, per chi non lo sapesse) le persone che usufruiranno degli incentivi nel 2009 saranno 500 mila, di cui quindi 200 mila avrebbero in ogni caso acquistato un’automobile, mentre 300 mila non l’avrebbero acquistata. Il costo per l’Erario “ammonterà a 750 milioni di euro (500 mila acquisti per 1.500 euro). imag 10529788 00540 Contro la crisi poco poco, anzi nienteCosto compensato dai maggiori introiti di IVA. Gli incentivi favoriranno soprattutto le auto piccole:  il direttore del CSP afferma che “si può ipotizzare che le 300 mila vetture acquistate in più abbiano un prezzo medio di 15 mila euro e siano di conseguenza gravate di Iva mediamente per 2.500 euro“. Ne consegue, sempre secondo Quagliano, che il maggior introito per l’Erario “sarà pari al numero delle auto acquistate in più (300mila) moltiplicato per l’Iva media (2.500 euro). Quindi, proprio 750 milioni di euro.

SUSSIDI E SOSTITUZIONI - Ma attenzione: il sussidio è una misura di politica economica i cui effetti sono controversi. Perché comporta una distorsione nell’uso di risorse scarse: il prezzo pagato dal consumatore, cioè la sua valutazione di utilità/scarsità di un bene, diviene inferiore al costo che la società sostiene realmente per la sua produzione. Il sussidio è quindi una spinta ad un utilizzo “inefficiente” di risorse. Inoltre i conti non tornano, perché le stime sull’aumento degli acquisti sono probabilmente un po’ ottimistiche. E, in ogni caso, nei calcoli degli effetti per l’erario e di aumento del Pil non si tiene conto degli effetti di sostituzione tra i diversi beni durevoli. Perché, a parità di reddito disponibile, se anticipo l’acquisto di un’auto grazie ad un incentivo è molto probabile che posticiperò o non farò affatto acquisti per altri beni durevoli che avevo in mente di fare (PC, Tv, mobili, ecc..). L’economisa Paolo Manasse ha fatto due conti dai  quali deduce, considerando il complesso degli effetti su gettito fiscale e su Pil che deriverebbe dallo “spostamento” del consumo tra i vari beni durevoli, che ci sarebbero oneri aggiuntivi per il bilancio dello stato di 522 milioni di euro, benefici per il consumatore di 420 milioni di euro, quindi una perdita secca per il paese di 102 milioni di euro (522-420) e effetti sul Pil poco incisivi.

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