Tea Falco
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TEA FALCO, giù le mani dalla protagonista di 1992

Tea Falco

è il nuovo punching ball del piccolo mondo dei social e di Twitter in particolare. Aiutato da youtube, che ospita diversi video satirici sulla giovane attrice di 1992. Di solito prendono di mira l’intelligibilità delle battute della sua Bibi Mainaghi, ma in generale si divertono a darle della cagna. Perché se c’è una cosa che ci ha insegnato il web e soprattutto twitter, che ne è il cortile snob e radical chic, isterico e dedito al linciaggio verso chi non ama, proprio come i migliori salotti bene facevano in passato, è che un obiettivo comune, un target facile, genera mostri.
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E raramente quest’ultimi sono l’oggetto delle contumelie degli internauti, ma lo sono invece gli estensori delle critiche stesse. Poco importa se in 140 caratteri come in fluviali flussi di coscienza sui propri status facebook, che di internet, invece, è il succedaneo di ciò che fu e sempre meno è il bar sport. In cui generalmente tutti sono allenatori, critici cinematografici e attori porno (soprattutto al ritorno delle vacanze estive).

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TEA FALCO CAGNA? –

Dunque, la verità è che Tea Falco non è la Corinna di Boris. Ha i ritmi giusti dell’interprete di razza – basta guardare il film Io e Te di Bertolucci per accorgersene -, ha un viso espressivo e memorabile (nel senso che entra facilmente nella mente dello spettatore, per lineamenti carismatici di cui però lei non ha merito, ovvio), ha la capacità di “firmare” un ruolo con personalità e talento. Finora ha sbagliato una sola performance, delle poche che ha affrontato, ed è quella di Sotto una buona stella di Carlo Verdone.
Lì si doveva appropriare di un registro a lei sconosciuto, quello della commedia, notoriamente il più difficile, e a dirigerla c’era un regista bravo ma in quel caso in scarsa forma. Succede anche alle migliori, figuriamoci a una ragazza che è comunque agli inizi.
Ma non c’è nulla da fare, Tea Falco, ora come ora, è il vessillo di chi mal sopporta la serie 1992 e che in lei ne vede tutti i difetti. E ricorda tanto, questo accanimento, l’atteggiamento che si ha da più o meno tre decenni nei confronti di Asia Argento. Entrambe hanno una dizione piuttosto anni ’80 e un gusto della provocazione, un modo di porsi non umile e allo stesso tempo deciso, sono donne e figlie di genitori ingombranti.

Tea Falco

Il padre di Asia è Dario, è figlia d’arte di un maestro geniale che purtroppo per lei l’ha fatta recitare nella parte declinante della sua carriera. La madre di Tea (anzi Teresa Falsone, questo è il suo vero nome) ha pensato bene, invece, di “stalkerare” Domenico Naso, critico televisivo del Fatto Quotidiano, che con uno stile arguto e argomentato ha espresso una stroncatura netta e sarcastica nei confronti della figlia. Esercizio della sua libertà d’opinione dall’alto, peraltro, di una competenza più volte dimostrata.

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Insomma, se Tea Falco vi è antipatica, se la considerate un’inetta, se siete convinti sia inascoltabile e insopportabile, se infine la trovate inadatta al suo lavoro, forse è proprio questo il segno di quanto sia brava. Voi trovate indecente Bibi Mainaghi, rampolla incapace e capricciosa di una famiglia alto borghese degli inizi degli anni ’90, figlia di un mondo in cui i valori scomparivano come i soldi di molti imprenditori nelle casseforti e nei puff di partiti e politici, inizio di un’epoca in cui fragilità etica e creatività morale prendevano il posto delle regole, scritte e non, che fino ad allora, in Italia, si cercava almeno di far finta d’osservare. O nel caso in cui si ignorassero o infrangessero, provocavano vergogna o paura d’essere scoperti in chi lo faceva. Quel padre ricco e superficiale, quel fratello (Eros Galbiati, bravo e spesso sottovalutato) che porta addosso il cinismo con la disinvoltura con cui sceglie le cravatte, ne hanno fatto un mostro. Persino tenero nella sua inconsapevolezza.

TEA FALCO, LA DIZIONE –

E sì, forse quel milanese con sfumature di catanese – lei è siciliana -, poteva essere migliorato. Ma di certo quel modo di trascinare le vocali, di comporre crasi fantasiose tra parole, quella voce nasale – che pure forse farà parte anche della quotidianità della Falco, ma non sono affari nostri – era una firma degli anni ’80 che nel 1992 era ancora in voga, eccome. Soprattutto tra i “gggiovani”. I Latte e i suoi derivati (lo storico gruppo musicale di Lillo & Greg), in tempi non sospetti, ne fecero anche una canzone. Una doverosa precisazione. No, non è un post scriptum, è proprio il titolo del pezzo.

Insomma come ha giustamente rilevato l’attrice in una bella intervista-ritratto di Malcom Pagani su quel Fatto Quotidiano che l’aveva demolita con Naso, lei si assolve “perché la gente odia Bibi.”. Proiettando su di lei, poi, quel sentimento. E nel preparare il personaggio, dice, si è impegnata a renderla detestabile. Ottimo lavoro Tea: Bibi la strozzerei anche subito. Tea invece la prenderei per un altro film, vista la sua capacità di raccontare i dolori della giovane Werther del terzo millennio, dedita a dipendenze varie (come pure in Io e Te), con momenti di improvvisa dolcezza, con sprazzi di ingenuità e ferocia.

TEA FALCO E TWITTER –

Ma a Twitter e ai leoni da tastiera, in generale, piace sparare nel mucchio. 1992 aveva ricevuto buone critiche? Giù a sparare ogni martedì, su un prodotto che pur nella sua discontinuità nella parte centrale della narrazione (martedì 21 ci sono le ultime due puntate), ha dimostrato un’interessante evoluzione della serialità televisiva italiana, raccontando, alla HBO, il nostro recente passato. Arriva Miriam Leone e invade il nostro immaginario dopo una carriera fatta di gavetta, tra Uno Mattina e parti da comprimaria sul grande schermo? Tutti a notare solo che il suo personaggio si produce in amplessi d’ogni sorta con più del 50% del cast e su come stia bene nuda. Prendendola in giro. Ma, guarda un po’, il suo ruolo è quella di una soubrette arrivista di quei tempi, una da vallettopoli insomma. Cosa doveva fare, entrare nelle orsoline e pregare perché un politico le desse Domenica In? Stefano Accorsi combatte per cinque anni per un progetto ideato da lui? “Da un’idea di Stefano Accorsi” diventa un mantra per prenderlo in giro. Pazienza se Leonardo Notte è un gran personaggio, interessante lente su ciò che eravamo e siamo diventati, e che lui ne faccia forse la sua migliore prova in carriera. E ora Tea Falco. Bibi Mainaghi doveva farla con una dizione perfetta, simpatica e dolce, conciliante. Un personaggio da Don Matteo? Ma nella sceneggiatura è una giovane tycoon senza qualità, a causa dell’arresto del padre prima e del testamento “a dispetto” poi. Era così che andava interpretata. E lei lo fa alla grande.

Tea Falco

Gabriele Muccino, spesso incontinente su twitter e capace di uscite discutibili, ai tempi de La ricerca della felicità dichiarò che “in Italia ti perdonano tutto, tranne il successo. Il nostro paese odia i vincenti”. E’ vero. Se poi sono donne e giovanissime, ci vanno giù ancora più pesanti.

Tea Falco è un’ottima fotografa, un’attrice promettente, una donna che quando parla in pubblico o si fa intervistare non si accontenta di risposte precotte e banali. E se deve affrontare un ruolo, ci si butta dentro fin troppo, esplorandone anche i lati più grotteschi. E restituendoceli senza pudore. Così fanno di solito gli attori, soprattutto quelli bravi. Troppo, soprattutto per twitter, così maschilista, gerontofilo e spesso di sinistra a parole ma piuttosto fascista nei modi. E pieno di frustrazione. Come il Bar Sport. Lì sedevano gli sfortunati soldati di un esercito di campioni che alle soglie della serie A avevano subito, 20 anni prima, un infortunio che stroncò la loro carriera. Sulla Rete troviamo personaggi che spesso solo davanti allo schermo di un pc trovano la realizzazione mai sfiorata all’esterno. Tutti, sulla Rete, sono Manuel Fantoni di Borotalco, con la loro verità in tasca, cialtroni che si vestono da esperti. Anzi, peggio: sono Sergio Benvenuti che si fingono Fantoni. Perché in quel non luogo che è il social sparare su chi ha fama e opportunità è un divertimento a costo zero. Dove il branco ti aiuta a linciare, ridicolizzare, infamare. Dove l’ironia è possibile e accettabile solo se è nella grammatica solo apparentemente politicamente scorretta di un social conformista e intellettualoide che adora flame e catfight per tifare il più forte.

Ah, Tea è anche sexy. O meglio, al sottoscritto non piace granché, ma molti la trovano “figa”. E si sa, in questa penisola, anche questa è una colpa. Diventi subito raccomandata, spinta dall’amante potente, incapace. Solo per un bel paio d’occhi e un fisico con le curve giuste. La Falco è figlia di un’insegnante, pittrice e fotografa un filo incapace di trattenere la sua ira e di un commercialista “fantasioso” lo definisce lei (speriamo non nel compilare la dichiarazione dei redditi). Difficile immaginarli così potenti da farla scritturare da un regista premio Oscar. Né si hanno notizie di love story paracule né di gossip con potenti. Di provini e scelte artistiche ardite sì, da Bertolucci e Faenza a una partecipazione nei panni di Gesù ne La Solita Commedia firmata dai Soliti idioti. Quello sì.
Ma a noi piace affossare tutto e tutti. Stiamo attenti, però. Perché finiremo tutti, noi social addicted, come nella canzone di quel geniaccio di Stromae, Carmen. Faremo la fine dei topi. E ai topi, si sa, piace “ravanare” nel letame, godere del peggio della nostra società. Ma sono meno ipocriti: se ne cibano, senza voler apparirne schifati. Nuotano nell’immondizia senza voler far credere di camminare sulle acque. E di certo, alla loro misera condizione, non reagiscono sparando su qualcun altro.

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