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Il Giornale riesce a superarsi perfino sui 700 morti

Questo lunedì comprando i giornali c’era fa fare un sospiro di sollievo per il fatto che Libero non esca, dato il tenore probabile del titolo che vi avremmo trovato sulla sciagura che ha visto morire 700 persone domenica scorsa.

Non siamo stati altrettanto fortunati con il Giornale, che ha fatto – come sempre – la scelta peggiore per affrontare questa tragedia: “Settecento morti di buonismo”, titola strizzando l’occhio a quella parte di paese che ha scelto parole altrettanto deprecabili per commentare quanto accaduto nel canale di Sicilia.

Per carità, ognuno è libero di avere la propria opinione su quanto è accaduto, soprattutto dal punto di vista della politica internazionale. Ma poi nell’esprimere le proprie opinioni bisognerebbe sempre avere il limite del buon gusto, laddove per buon gusto si intende non sciacallare su 700 cadaveri come se si trattasse di un rigore sui campi di calcio alla domenica.

In altre parole, non c’è bisogno di sbattere 700 morti sul tavolo per prendersela – come sempre – con l’Europa, Renzi, la Boldrini e la Kyenge (!!). Non c’è bisogno di profanare la morte di 700 persone per ribadire la propria posizione.

In tanti si sono stupiti dopo aver letto in giro commenti come “era ora”, o “magari ne muoiono altri” come commenti alla tragedia accaduta in queste ore. Ma di cosa esattamente vi stupite? Il livello del dibattito in questo paese è ormai miseramente ridotto all’augurarsi malattie mortali per gli avversari politici, al godere delle disgrazie altrui, al giustificare atti folli come quello di Giarriello.

Il livello del dibattito in questo paese è gioire della morte di 700 persone nella migliore delle ipotesi perché li si può sfruttare politicamente, e nella peggiore senza motivo.

Gioire della morte di 700 persone senza motivo.

Questo il livello a cui ci siamo ridotti.