Genova, chiuse le indagini sull'incidente alla Torre Piloti del porto: sei indagati
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Genova, chiuse le indagini sull’incidente alla Torre Piloti del porto: sei indagati

La procura di Genova ha chiuso l’inchiesta relativa alla tragedia della Torre Piloti del porto della città ligure. Il 7 maggio 2013, al molo Giano, la nave Jolly Nero, in uscita dal porto, colpì la torre facendola crollare. I morti furono nove. Gli indagati sono sei, il comandante della nave Roberto Paoloni, il pilota Antonio Anfossi, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, il terzo ufficiale Cristina Vaccaro, il direttore delle macchine Franco Giammoro, il comandante d’armamento Gianpaolo Olmetti, la società Ignazio Messina, iscritta sul registro degli indagati per responsabilità amministrativa. Le accuse: omicidio colposo plurimo, crollo colposo, falso.

Genova, chiuse le indagini sull'incidente alla Torre Piloti del porto: sei indagati
Francesco Pecoraro – LaPresse

TORRE PILOTI, IL CONTAGIRI DELLA JOLLY NERO NON FUNZIONAVA? –

Il Secolo XIX aggiunge che per l’accusa di omicidio colposo plurimo sono indagati Roberto Paoloni, Lorenzo Repetto, Franco Giammoro e Antonio Anfossi. Secondo l’accusa i primi tre sapevano che il contagiri, fondamentale per controllare la “tenuta” del motore, non funzionava. Eppure sembra abbiano deciso di partire lo stesso. La gravità del comportamento risiederebbe nel fatto che la nave si spense senza più riavviarsi nel passaggio da “indietro adagio” a “avanti adagio”.

TORRE PILOTI, LE ACCUSE ALL’EQUIPAGGIO –

L’accusa sostiene inoltre che loro avrebbero gestito in modo «disastroso» le comunicazioni tra plancia e sala macchine. Repetto sembra abbia spento l’allarme sonoro che segnalava il mancato avvio del motore mentre Giammoro, a quanto pare, non si fece sentire e almeno una registrazione della scatola nera, prosegue sempre l’accusa, aiuta a coltivare il dubbio sul fatto che potesse non trovarsi al suo posto. I tre ed Anfossi, continua ancora l’accusa, non avrebbero poi suonato la sirena una volta constatato che la nave era alla deriva a poche decine di metri dalla torre, un dato su cui insistono i familiari delle nove vittime.

 

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LE ALTRE IMPUTAZIONI –

Il Secolo XIX continua spiegando che tali accuse, oltre ad essere sostenute dal Pm, sono state già condivise da un giudice, Ferdinando Baldini, per Roberto Paoloni, Lorenzo Repetto e Antonio Anfossi. I tre vennero interdetti dalla navigazione per due mesi. Anfossi sembra però che non fosse a conoscenza degli strumenti rotti e degli intoppi passati, con l’uomo che, come spiegato nel verbale, si trovo ad interagire con quelli che vennero definiti «degli zombie». Il terzo ufficiale Cristina Vaccaro è indagata insieme al Comandante per falso in quanto si sarebbero resi colpevoli di aver siglato una check-list di partenza “taroccata”. Lorenzo Repetto e Danilo Fontanella inoltre sarebbero saliti a bordo, secondo la ricostruzione dell’accusa, dopo che lo scafo era stato sequestrato per riparare il contagiri rotto.

I GUASTI PRECEDENTI ALLA JOLLY NERO –

Giampaolo Olmetti, comandante d’armamento, è a sua volta indagato con l’accusa di omicidio colposo plurimo. Nei suoi confronti sarebbero attribuite responsabilità dirette sulla strage per quanto il giorno dell’incidente non si fosse trovato a bordo. Secondo le contestazioni della procura l’uomo avrebbe sottovalutato e non avrebbe comunicato con la dovuta “efficacia” tre analoghe situazioni di “blocco” della nave rispetto a quella che ha portato al disastro. La nave si sarebbe “piantata” secondo la ricostruzione della procura il 12 maggio 2007 a Genova, il 6 settembre 2008 ancora a Genova e il 24 settembre 2012 a Suez, otto mesi prima del molo Giano.