17 marzo 1891: 562 emigranti italiani muoiono nel naufragio dell'Utopia
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17 marzo 1891: 562 emigranti italiani muoiono nel naufragio dell’Utopia

C’è stato un tempo non troppo lontano in cui gli emigranti eravamo noi italiani. Ed eravamo noi italiani a morire annegati tra atroci sofferenze, prigionieri di una nave colata a picco a causa di un errore umano. Successe il 17 marzo 1891, esattamente 124 anni fa. 562 italiani morirono nel naufragio della nave Utopia avvenuto a Gibilterra. I passeggeri totali erano 880 tra uomini, donne e bambine. Tra loro tre clandestini. Il capitano, John McKeague, sbagliò la manovra d’avvicinamento al porto scontrandosi con una nave militare inglese, la Anson. L’uomo sopravvisse al disastro.

17 marzo 1891: 562 emigranti italiani muoiono nel naufragio dell'Utopia
“Wreck of the SS Utopia in Gibraltar Harbour” by Unknown – 1891 – (Wikipedia Public Domain)

LA PARTENZA DA TRIESTE CON TAPPA A NAPOLI E GENOVA –

La Utopia veniva utilizzata fin dal 1882 come mezzo di trasporto destinato agli italiani che cercavano una vita migliore in America. Ed anche il 25 febbraio 1891, giorno della sua partenza dal porto di Trieste, avrebbe dovuto portare decine di nostri connazionali verso un futuro migliore, destinazione New York. Le fermate previste erano Napoli, Genova e Gibilterra. In totale i passeggeri al momento dell’incidente erano 880, così suddivisi: 59 membri dell’equipaggio, tre passeggeri di prima classe, 815 di terza classe e tre clandestini. Le donne a bordo erano 85, i bambini 67. Secondo i report dell’epoca del Capitano McKeague la nave era equipaggiata con sette scialuppe che avrebbero accolto 460 persone. La notte della tragedia ne mancava però una.

 

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L’IMPATTO CON LA NAVE INGLESE ANSON –

La nave arrivò a Gibilterra nel pomeriggio del 17 marzo. Pioveva, il cielo era scuro ed il mare molto grosso. La nave doveva dirigersi al solito molo, occupato però da due navi da guerra inglesi, la Anson e la Rodney. Il capitano, che si giustificò dicendo di essere stato accecato dalle luci della Anson, credette che la nave fosse più lontana di quanto in realtà non era. Provò a girare la Utopia per tornare al largo. Le due navi erano però troppo vicine e, a causa del mare in burrasca, l’imbarcazione carica d’italiani finì addosso alla Anson, che squarciò il natante sott’acqua a causa di uno sperone della prora nascosto sott’acqua. Il buco, dalla grandezza di cinque metri, imbarcò così tanta acqua che la Utopia affondò in 20 minuti.

LA NAVE AFFONDÒ IN 20 MINUTI –

I motoristi spensero i propulsori per evitare un’esplosione di vapore. Il capitano ordinò l’abbandono della nave e la calata delle scialuppe. La Utopia si rovesciò però quasi istantaneamente di 70 gradi, distruggendo le scialuppe stesse. I sopravvissuti si salvarono perché riuscirono ad aggrapparsi alla dritta della nave mentre le vittime rimasero intrappolate sott’acqua. In pochi minuti la nave andò giù ad una profondità di 16 metri. Gli ultimi sopravvissuti vennero trovati aggrappati agli alberi. Il mare in burrasca impedì l’intervento dei soccorsi nonostante molte navi, tra cui la svedese Freya, intervennero subito per salvare i passeggeri. Due marinai della Immortalité, James Cotton e George Hales, annegarono nel tentativo di salvare le vittime. Sopravvissero in 318: 290 passeggeri di terza classe, due di prima, tre interpreti italiani e 23 membri dell’equipaggio. Gli altri erano o morti o dispersi.

IL CAPITANO NON ABBANDONÒ LA NAVE –

Le Point aggiunge che i viaggiatori non erano certo ospiti di camere piene di comfort. Anzi. Erano stipati all’interno della nave, schiacciati come sardine, senza alcuna assistenza. Al momento dell’impatto i più svelti saltarono nell’acqua gelata. Molti sono però bloccati in terza classe. Il capitano McKeague non abbandonò la nave ed andò sul ponte per gestire la calata delle scialuppe. Una volta inclinatasi la nave, il capitano indicò ai cinquanta presenti intorno a lui di attaccarsi al parapetto di dritta della nave. Gli uomini sposati si preoccupano delle mogli, altri diventano come bestie alla ricerca della sopravvivenza. C’è chi scappa, chi ignora le urla di donne e bambini, chi terrorizzato vede l’acqua salire e sente la morte ormai vicina.

I CORPI ERANO ATTACCATI AL PUNTO DA NON RIUSCIRE A DIVIDERLI –

Il Capitano McKeague vorrebbe tornare ai comandi ma è impossibile. Il mare è troppo forte. Cade in mare e viene recuperato dai natanti a distanza di sicurezza dall’Utopia che sta andando giù con centinaia di persone a bordo. Gli unici a salvarsi sono i passeggeri che a nuoto riescono a vincere un mare freddo e gelido come quello di Gibilterra. Un’esplosione causata dal vapore uccide altri passeggeri. Tutto finisce alle 18.56. Il giorno dopo i sommozzatori trovano all’interno della nave i corpi senza vita delle vittime. I cadaveri sono talmente uniti tra loro che è impossibile separarli. Un blocco unico fatto di disperazione e paura che viene tirato via dalla nave colata a picco. (Photocredit Wikipedia)