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Circolo degli Artisti, tutti i motivi del sequestro

Circolo degli Artisti, i motivi del sequestro deciso dalla magistratura romana pongono lo storico locale di Roma in una situazione piuttosto complicata. Le ipotesi di reato sono quelle, lo scrivevamo su queste pagine , “ai gestori del Circolo si contestano i reati di “invasione di terreni o edifici” (art. 633 e 639 bis) e “turbativa violenta del possesso di cose immobili” (art. 634)”. Alla struttura di via Casilina Vecchia viene contestato in primo luogo la sostanziale abusività del suo operare.

Spada/LaPresse
Spada/LaPresse

IL CIRCOLO DEGLI ARTISTI ERA ABUSIVO?

Fin dall’apertura, nel 1998, il Circolo degli Artisti opererebbe secondo la procura senza alcun titolo di legittimazione.

“E’ emersa la mancanza di titoli di legittimità dell’attività commerciale. Quindi non solo sigilli ma chiusura dei locali e immediata “restituzione all’amministrazione comunale di Roma per l’affidamento in custodia alla Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali”. Il gip ha parlato persino di “manufatti realizzati addirittura in aderenza e in appoggio alle mura romane.

Così il Messaggero, nella Cronaca di Roma. Il monumento storico di cui si parla sarebbe “l’acquedotto Felice costruito da papa Sisto V” sulle rovine di una precedente struttura di epoca romana. Dopo l’apposizione dei sigilli la Soprintendenza ha individuato un curatore, Antonio Insalaco, che dovrà occuparsi della “rimozione ed eliminazione dei manufatti abusivi che hanno alterato la fisionomia dell’area”. E poi c’è la questione dell’amianto: lastre di Eternit “sepolte sotto l’area del cinema”, scoperte grazie “ad un ex dipendente del circolo che aveva denunciato violazioni ambientali, favoritismi politici con la sospetta copertura dei vigili”.

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AMIANTO, IL CIRCOLO CHIEDE SCUSA: “MA NON ERA DANNOSO”

Sulla questione specifica dell’amianto, il Circolo ieri ha offerto un’ulteriore e separata precisazione in un commento al post Facebook di cui parlavamo qui.

Il sequestro di questa mattina non è collegato in alcun modo al ritrovamento dell’amianto avvenuto a settembre. Di questo sgradevole episodio chiediamo scusa a tutti voi, anche se l’intera responsabilità dell’accaduto è stata assunta dall’ex presidente Romano Cruciani con le sue dimissioni. In quella circostanza la procura sequestrò temporaneamente solo la zona che interessava il ritrovamento di amianto e non tutto il Circolo, valutandone la non pericolosità, in quanto l’amianto è dannoso per l’uomo se sbriciolato o comunque spezzato e poi inalato o diffuso nell’aria o nelle falde acquifere.  In questo caso specifico (parliamo di due lastre di un metro l’una circa), l’amianto era integro e reso inerte, in quanto sotterrato ed inglobato nel cemento armato e quindi, come dimostrato, innocuo per la salute umana. Una procedura sicura ma non conforme secondo le normative vigenti che comporterà una sanzione amministrativa. Nessuno avrebbe mai messo a repentaglio la salute di nessuno, ma ci rendiamo conto che questa leggerezza commessa sarebbe stata evitabile, sia a livello mediatico – in quanto è stata usata poi in maniera strumentale e capziosa – e soprattutto per la nostra clientela che legittimamente si è allarmata non conoscendo i dettagli di questo episodio.

Oltre a Cruciani, indagato, è stato raggiunta da un provvedimento di garanzia anche Giovanna Marinelli, “all’epoca direttrice del dipartimento che aveva rilasciato l’autorizzazione per l’intrattenimento” e oggi assessora alla Cultura di Roma Capitale; indagato anche “un vigile urbano ‘che al Circolo avrebbe organizzato feste del corpo a pagamento”. Vero è anche che notizie dell’ultimo anno dimostrano che non sarebbe solo il Circolo ad essere dalla parte del torto, per così dire.

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IL CIRCOLO: “SIAMO IN UN LIMBO BUROCRATICO”

Secondo lo staff dello storico locale romano, infatti, sarebbe Roma Capitale a non aver saputo, in questi 18 anni di attività del Circolo, fornire un titolo adeguato per una assegnazione pienamente legittima.

L’ex patron del Circolo, Romano Cruciani, ha confessato a Il Tempo di aver chiesto più volte al Campidoglio, nel corso degli anni, di regolarizzare il suo locale, «scrivendo lettere affinché – come prevedeva l’ordinanza del sindaco Rutelli che nel 1998 aveva assegnato al Circolo l’area al civico 42 – alla società fosse fatto firmare l’atto formale di concessione dello spazio pubblico», definendo contestualmente il canone d’affitto, gli eventuali arretrati defalcando dalla somma dovuta i soldi spesi dalla Cooperativa per «mettere in sicurezza l’area».

Ma “il Comune, a sentire la ricostruzione della vicenda fatta da Cruciani, non avrebbe mai risposto ai suoi accorati appelli lasciandolo di fatto in una sorta di limbo burocratico”, scriveva il Tempo. E in realtà, anche l’ipotesi investigativa dei magistrati non è distante da questa ricostruzione: la vicenda del locale avrebbe “causato una gravissima perdita erariale per le casse del Comune alimentata da una assenza di controlli o in ipotesi da controlli compiacenti”, scrive il Gip.