Inchiesta grandi opere, regali al ministro Maurizio Lupi?
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Inchiesta grandi opere, regali al ministro Maurizio Lupi?

Maurizio Lupi nella bufera. Gestione degli appalti delle Grandi Opere. Nell’ordinanza del Gip di Firenze emerge come gli arrestati e gli indagati abbiano provveduto a far pervenire regali al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi ed al figlio. Si parla di un vestito sartoriale per il titolare del dicastero e di un Rolex da 10.350 euro per il figlio, oltre a lavori per quest’ultimo.

Inchiesta grandi opere, regali al ministro Maurizio Lupi?
Vincenzo Livieri – LaPresse

FRANCO CAVALLO, STEFANO PEROTTI, ABITI E ROLEX –

Secondo gli inquirenti il vestito sarebbe stato regalato a Lupi da Franco Cavallo, uno dei quattro arrestati. Per gli investigatori l’uomo aveva uno «stretto legame» con Lupi, tanto da dare favori «al ministro e ai suoi familiari». In una telefonata del 22 febbraio 2014, secondo il contenuti dell’ordinanza, emerge che Vincenzo Barbato, sarto che avrebbe confezionato un abito per Emanuele Forlani, della segreteria del ministero, «sta confezionando un vestito anche per il ministro Lupi». Il Rolex invece, continua il Gip nella sua ordinanza, sarebbe stato regalato a Luca Lupi, figlio del Ministro, dai coniugi Perotti. Stefano Perotti, imprenditore, è un altro dei 4 arrestati:

«Va segnalato il regalo fatto dai coniugi Perotti al figlio del ministro Lupi in occasione della sua laurea: trattasi di un orologio Rolex del valore di 10.350 euro che Stefano Perotti fa pervenire a Luca Lupi tramite Franco Cavallo»

In un’intercettazione, ripresa dal Messaggero, emerge che il Perotti avrebbe assunto Luca Lupi:

«Ho visto Perotti l’altro giorno, tu sai che Perotti e il ministro sono non intimi, di più. Perchè lui ha assunto anche il figlio, per star sicuro che non mancasse qualche incarico di direzione lavori, siccome ne ha soli 17, glieli hanno contati, ha assunto anche il figlio di Lupi, no?»

E rimanendo in tema, il Gip di Firenze ha poi aggiunto che effettivamente Stefano Perotti

«ha procurato degli incarichi di lavoro a Luca Lupi. Racconta anche al dirigente Anas, ing. Massimo Averardi, che Stefano Perotti ha assunto il figlio del ministro Maurizio Lupi»

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«UN GIOVANE INGEGNERE NEOLAUREATO, LUPI» –

Il primo luglio 2014, continua l’ordinanza del Gip, Giulio Burchi, uno degli indagati, si rivolge a Massimo Averardi, dirigente Anas, parlando sempre di Perotti:

«il nostro Perottubus ha vinto anche la gara, che ha fatto un ribasso pazzesco», ha vinto «anche il nuovo palazzo dell’Eni a San Donato e c’ha quattro giovani ingegneri e sai uno come si chiama? Sai di cognome come si chiama? Un giovane ingegnere neolaureato, Lupi, ma guarda i casi della vita»

Il Gip sottolinea poi che

«Perotti nell’ambito della commessa Eni, stipulerà un contratto con Giorgio Mor, affidandogli l’incarico di coordinatore del lavoro che, a sua volta, nominerà quale ‘persona fissa in cantierè Luca Lupi»

Per duemila euro al mese.

MAURIZIO LUPI E ERCOLE INCALZA, IL LORO RAPPORTO –

Maurizio Lupi ebbe modo di parlare di Ercole Incalza, dirigente al Ministero indicato dalla Procura di Firenze come principale artefice del sistema corruttivo. Lupi, sempre secondo il contenuto dell’ordinanza, definì il dirigente

«una delle figure tecniche più autorevoli che il nostro Paese abbia sia da un punto di vista dell’esperienza tecnica nazionale che della competenza internazionale, che gli è riconosciuta in tutti i livelli». «Non a caso è la persona che viene definita come il padre della legge obiettivo ed il padre della possibilità che nel nostro Paese si siano realizzate le grandi opere». «Dobbiamo dimostrare che in Italia si possono fare opere grandi, piccole e medie con trasparenza, certezza dei tempi, delle risorse e della qualità»

INCALZA:  «HO REDATTO IL PROGRAMMA DI NUOVO CENTRODESTRA» –

L’agenzia Agi riprende quanto emerge dalle 268 pagine di ordinanza cautelare scritta dal gip di Firenze definendo il ruolo di Ercole Incalza in seno al Ministero delle Infrastrutture, scoprendo come la sua attività era a dir poco determinante anche per gli equilibri di Nuovo Centro Destra, redigendone il programma di governo. Il magistrato si sofferma sullo strettissimo legame tra Ercole Incalza e il ministro Lupi:

«Una relazione che ha sicuramente contribuito, da ultimo, all’affermazione del potere di Incalza nei rapporti con i dirigenti delle imprese e anche con altri soggetti istituzionali»

I Ros ottengono una conversazione tra i due datata 28 dicembre 2013 in cui, a loro dire, si esalta «l’effettiva importanza» rivestita dall’ingegner Incalza all’interno del Ministero. Sul Corriere della Sera del 29 dicembre 2013 viene pubblicata l’intervista concessa dal ministro Lupi proprio sui temi trattati il giorno prima con Incalza. Ma era stretto anche il legame che Incalza aveva, più in generale, con il Nuovo Centro Destra: in una telefonata tra l’ingegnere e una tal Daniela il primo «afferma di aver trascorso la notte a redigere il programma di governo che Ncd avrebbe dovuto presentare e di essere in attesa del benestare di Angelino Alfano e di Maurizio Lupi». C’è poi una telefonata del 17 febbraio 2014 indicativa dei rapporti tra il ministro e Incalza. Secondo il Gip in questa conversazione Lupi si lamenta

«con l’altro per essere stato da lui ‘abbandonato’. Incalza contesta tale affermazione dicendogli di aver scritto anche il programma»

Un altro esempio d’influenza che Incalza, sempre secondo il giudice di Firenze,

«sembra avere sulle decisioni del ministro si trae. Il 28 febbraio 2014 quando Maurizio Lupi ha telefonato al primo e lo ha informato che, in seguito alla ‘sponsorizzazione’ di quest’ultimo, avevano nominato viceministro per le infrastrutture il senatore Riccardo Nencini invita quindi Incalza a parlargli per dirgli ‘che non rompa i coglioni’. Nel corso di alcune successive telefonate Ercole Incalza fa presente che al ministero per le Infrastrutture sono arrivati due suoi compagni socialisti facendo riferimento a Nencini e a Umberto Del Basso De Caro. Il suo amico commenta tali nomine dicendo ‘complimenti…sempre sempre piu’ coperto..’»

IL GIP ANTONIO ANGELO PEZZUTI: «FRANCO CAVALLO UOMO DI LUPI» –

Il Gip di Firenze Antonio Angelo Pezzuti ha definito Franco Cavallo, finito agli arresti domiciliari, come «l’uomo di Lupi» riferendosi al ministro delle Infrastrutture Maurizio. Lo si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip nell’inchiesta “Sistema” della Procura di Firenze. Il primo novembre 2013 Giulio Burchi, parlando con Giuseppe Cozza, già direttore generale di Metropolitana Milanese Spa gli chiede se conosce Franco Cavallo:

«…allora l’uomo di Lupi…l’uomo di Lupi…Cavallo lo hai conosciuto tu Cavallo?…l’uomo…Cavallo?»

Secondo il Gip, inoltre, «lo stretto legame tra Franco Cavallo e personaggi istituzionali sono emersi con chiarezza dalle indagini svolte». In particolare Cavallo, sempre secondo il Gip,

«si è impegnato, su richiesta del senatore Antonio Gentile, che sarà successivamente (28 febbraio 2014) nominato sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture, per poi dimettersi il 3 marzo 2014, per far assumere Marco Pedullà»

E ancora, sempre secondo quanto riportato dall’ordinanza:

«nel corso delle indagini si è visto come Franco Cavallo spinga per ottenere un incarico in una delle società a partecipazione pubblica. Egli, infatti, il 23 aprile 2014 si accorda con l’ex deputato pugliese (eletto nel Pd) Ernesto Abate Russo per vedersi a pranzo. Alle 17.38 successive, Ernesto Abate Russo informa Franco Cavallo che Umberto»

identificato dal Gip nel sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro

«è già andato dal “presidente” a sottoporgli “l’ipotesi” che gli ha appena dato»

Il Gip riporta come egli dica:

«…Umberto è andato già dal presidente a proporgli l’ipotesi che gli ho dato io…sai?…poi ti faccio sapere…»

Cavallo poi

«ringrazia per l’interessamento profuso dal suo interlocutore, lasciando intendere che “l’ipotesi” proposta, riguarda un conferimento d’incarico in una delle società a partecipazione pubblica di cui si sta decidendo in questi giorni»

MAURIZIO LUPI SMENTISCE I LEGAMI CON L’INGEGNER PEROTTI –

Il Ministro respinge al mittente qualsiasi illazione con una nota in cui nega di aver mai avuto rapporti particolari con l’ingegner Perotti, precisando che il figlio lavora a New York dai primi di marzo.

«Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato»

Parlando del figlio e della sua avventura a New York, Lupi aggiunge che il figlio ha lavorato da febbraio 2014 a febbraio 2015 presso lo studio Mor di Genova con un contratto a partita Iva per un corrispettivo di 1.300 euro netti al mese

«in attesa del visto per lavorare negli Stati Uniti (un primo visto l’ha ricevuto nel giugno 2014, subito dopo il matrimonio, per ricongiungimento con la moglie che e’ ricercatrice in Italia e in America). Nel gennaio 2015 gli è stata reiterata l’offerta dello studio Som, gli è quindi finalmente arrivato il visto e dai primi di marzo mio figlio lavora a New York»

NENCINI: «MILLANTATO CREDITO DA PARTE DI QUALCUNO»

Riccardo Nencini, viceministro alle Infrastrutture, a margine di un incontro a Bologna ha commentato quanto emerso dall’ordinanza sui grandi appalti che ha portato all’arresto del dirigente Ercole Incalza, che – secondo il Gip – avrebbe sponsorizzato la nomina di Nencini:

«Vengo nominato viceministro il 28 febbraio (2014, ndr), il 17 febbraio ancora non c’era un Governo. Forse possiamo parlare anche di millantato credito da parte di qualcuno»

L’Ansa aggiunge che al Viceministro è stata fatta una domanda a partire da una data sbagliata. All’inizio è stato detto che la telefonata con cui Incalza avrebbe, e ripetiamo avrebbe, spinto per la nomina di Nencini a viceministro, è avvenuta il 17 febbraio. Successivamente i cronisti hanno corretto la data, riportando la telefonata in questione al suo giorno originale, ovvero il 28 febbraio. E Nencini ha confermato, riporta l’Ansa, di «millantato credito comunque».

BONELLI: «LUPI SI DEVE DIMETTERE» –

Inevitabili arrivano le richieste di dimissioni per Maurizio Lupi. Secondo Angelo Bonelli, leader dei Verdi, il titolare del dicastero delle Infrastrutture deve lasciare perché «non puo’ restare un minuto di più al suo posto:

«Dopo l’ennesima inchiesta che ha scoperchiato il marciume e corruzione che ruota intorno alle Grandi Opere e dopo le intercettazioni che stanno uscendo in queste ore tra il ministro delle infrastrutture e alcune persone coinvolte nell’inchiesta sarebbe un pessimo segnale al paese se Lupi, restasse al suo posto: si cominci da un gesto di igiene politica, con le dimissioni di Lupi»

DI BATTISTA: «LUPI SI DIMETTA, CHIEDA SCUSA E RESTITUISCA I SOLDI CHE HA RUBATO»

Alessandro Di Battista, membro del direttorio del Movimento 5 Stelle, in conferenza stampa al Senato chiede a Maurizio Lupi di lasciare l’incarico, ricordando che i Cinque Stelle avevano già presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti nel luglio 2014:

«Vogliamo che Lupi si dimetta immediatamente, chieda scusa e restituisca tutti i soldi che ha rubato. Se fosse accaduto in Germania, in un paese normale, si sarebbe già dimesso. Il fatto che Lupi abbia difeso Incalza dimostra che è colpevole. Oltre che degli hoolingans che devastano Roma, i magistrati si dovrebbero occupare di questi hooligan al governo che qualsiasi cosa toccano, la distruggono. Hanno spolpato la cosa pubblica dando poi la colpa alla cosa pubblica e non ai ladri. La corruzione è una delle tante guerre che abbiamo in casa. In un paese normale anziché occuparsi di Ruby Rubacuori, si parlerebbe dei rubastipendi. Abbiamo un ministro che non si accorge di nulla e poi va a giustificarsi su Facebook invece di dimettersi e chiedere scusa perché ha fallito clamorosamente. Gli hoolingas  noi li abbiamo al governo: non hanno la sciarpetta ma abiti firmati e rolex ai polsi»

(Photocredit copertina Roberto Monaldo / LaPresse)