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Madia: «I dirigenti pubblici inadeguati saranno licenziati»

Licenziamento dei dirigenti pubblici inadeguati, niente Jobs Act per gli statali (per i quali resterà il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato, ndr), abolizione dei co.co.co, prima di ripartire con «un percorso di assunzioni dopo i prossimi due anni». Intervistata dal quotidiano “La Repubblica“, il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia ha presentato la riforma della pubblica amministrazione che sarà votata dai prossimi giorni dall’Aula del Senato. L’obiettivo, rivendicato dal governo, è ottenere l’approvazione definitiva entro l’estate sia della riforma stessa che dei decreti attuativi.

Marianna Madia Renzi prepensionamenti
Marianna Madia e Matteo Renzi (Lapresse)

MADIA E LA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: «NIENTE JOBS ACT PER STATALI» –

«Avevamo davanti due strade alternative: o il modello anglosassone dello spoils system , oppure quello di una dirigenza autonoma e indipendente dalla politica, come disegnata dalla nostra Costituzione. Abbiamo scelto quest’ultima, pensando, però, che l’autonomia e l’indipendenza non coincidano con l’inamovibilità dei dirigenti, né con la progressione di carriera automatica al di fuori di qualsiasi meccanismo di mercato e di merito», ha spiegato Madia al quotidiano diretto da Ezio Mauro. In base alle linee guida della riforma, la figura del dirigente pubblico dovrà superare un concorso di abilitazione, per poi entrare nel «ruolo unico dei dirigenti»: 

«Dirigenti della Repubblica italiana e non, come adesso, dirigenti della singola amministrazione o di una Regione. Dovrà esserci un rapporto osmotico tra i dirigenti dei diversi livelli dello Stato, si potrà passare dal centro alla periferia e viceversa. Prevediamo l’istituzione di una commissione super partes composta da tecnici che deciderà quali sono i dirigenti adatti per un determinato incarico anche sulla base del lavoro svolto in precedenza e sulla base della loro stessa capacità di valutare i propri collaboratori. La carriera dei dirigenti dipenderà da queste valutazioni: si potrà scendere o salire. Finirà la stagione dei dirigenti sempre allo stesso posto», ha promesso Madia. «L’incarico sarà affidato per tre anni e sarà rinnovabile una sola volta. Poi si ricomincerà». Cosa succederà a chi non sarà confermato? «Decadrà e tornerà nel ruolo unico in attesa di un nuovo incarico. Potrà anche andare a lavorare temporaneamente nel privato. Ma se dopo un congruo periodo che escluda qualsiasi ipotesi di fumus persecutionis un dirigente continuerà ad essere senza incarico perderà l’abilitazione fino a perdere il lavoro», si legge.

MADIA: «LAVORO PUBBLICO DIVERSO, SEMPLIFICHEREMO PROCEDIMENTI DISCIPLINARI» –

Il dirigente pubblico inadeguato potrà anche essere licenziato. In merito alla decisione di non applicare il Jobs Act (con il superamento dell’articolo 18, ndr) al pubblico impiego, Madia ha invece precisato il motivo:

«Nel pubblico impiego resterà il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato. Non è un favoritismo ma il lavoro pubblico è diverso: chi licenzia non è un imprenditore che decide con le proprie risorse. Lo stesso obiettivo si può raggiungere in altro modo. Già oggi c’è la messa in mobilità che può portare al licenziamento. Renderemo più semplici i procedimenti disciplinari, quelli per scarso rendimento. Ci saranno procedure specifiche per contrastare i casi di assenze di massa, come quelle dei vigili di Roma lo scorso Capodanno, o di assenze sospette (tutti i venerdì o i lunedì)».

Rispetto alle promesse di un’amministrazione pubblica flessibile, efficace, moderna, già rilanciate da altri governi, gli effetti concreti sembrano però latitare:  

«Quanti sono i dipendenti pubblici che hanno cambiato posto di lavoro dopo il suo decreto dell’estate scorsa? «Entro la fine di questo mese termineremo, con il ministero dell’Economia, un’operazione molto complicata: la definizione delle cosiddette tabelle di equiparazione. In sostanza l’equiparazione degli inquadramenti nei diversi settori. Da quel momento in poi sarà possibile la mobilità. E partirà la più grande operazione di mobilità di dipendenti pubblici della storia repubblicana: quella dei circa 20 mila lavoratori delle Province che non sono più necessari per l’espletamento delle attività rimaste nelle competenze provinciali dopo la riforma Delrio. Sarà il grande banco di prova dell’operazione mobilità. Per questo abbiamo bloccato per due anni le assunzioni pubbliche a parte per coloro già vincitori di concorso non ancora assunti. Dalle vecchie piante organiche si passerà ai fabbisogni: i lavoratori andranno dove c’è bisogno, non dove prevede una statica pianta organica».

IL NODO DELLE RISORSE –

Per quanto riguarda le risorse per i contratti nella prossima legge di Stabilità, nessuna certezza:

«Dipende da cosa succederà nell’economia. Il ministro Padoan ha detto che si sta aprendo una finestra importante per la crescita. La stabilizzazione del quadro economico è conseguenza anche dalle riforme che stiamo realizzando. Se ci saranno le risorse per i rinnovi contrattuali sarà una doppia buona notizia perché vorrà dire che la crisi è alle spalle e che si riapre una fase di contrattazione collettiva».

Non manca, poi, una bocciatura da parte della Madia dell’iniziativa per la “coalizione sociale” promossa dal segretario Fiom, Maurizio Landini, critico contro il governo:

«Ci accusa di aver cancellato i diritti? Non capisco come possa dirlo. Nessun lavoratore ha perso diritti che aveva in precedenza. Questa crisi ha messo a nudo il lato selvaggio della flessibilità. Molti miei coetanei si sono ritrovati senza lavoro. Per questa generazione abbiamo introdotto il diritto alla malattia, alla maternità e pure alla disoccupazione. Di questo ci accusa Landini?», ha concluso il ministro.