Il giallo della morte di Pablo Neruda

06/12/2011 - Un giudice riapre il caso a quasi trent’anni dalla morte Cosa fu iniettato nelle vene di Pablo Neruda, antidolorifici per calmare la sofferenza dovuta al cancro o il veleno che ne provoco’ la morte?’: e’ per rispondere a questa domanda

     
 

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Un giudice riapre il caso a quasi trent’anni dalla morte

Cosa fu iniettato nelle vene di Pablo Neruda, antidolorifici per calmare la sofferenza dovuta al cancro o il veleno che ne provoco’ la morte?’: e’ per rispondere a questa domanda che il Partito comunista cileno (Pcc) ha chiesto alla giustizia di dare il via alla riesumazione delle spoglie del premio Nobel per la letteratura, sepolto con la moglie Matilde Urrutia a Isla Negra, circa 100 km a ovest della capitale.

LA RIESUMAZIONE - Dopo la riesumazione del cadavere di Salvador Allende, nel luglio scorso, il Cile e’ di nuovo alle prese con un ‘cold case’ eccellente: il poeta mori’ il 23 settembre 1973 nella clinica di Santa Maria, 12 giorni dopo il colpo di Stato guidato di Augusto Pinochet, e sono numerosi i sospetti sulle reali cause del decesso del poeta ed esponente del Pcc. La soluzione del giallo e’ affidata al giudice Manuel Carroza, che aveva gia’ dato il via libera all’indagine nel giugno scorso. E ora, una volta accolta la richiesta, si dovra’ verificare, con una serie di perizie, come siano andati realmente i fatti.

L’INIEZIONE - Secondo una testimonianza dell’autista di Neruda, Manuel Araya, sarebbe stato lo stesso premio Nobel a dirgli di aver subito un”iniezione’. E proprio quella puntura potrebbe essere stata letale. ‘Il vero dubbio e’ se gli fu iniettato Dipirone per calmare il dolore, come dice il dottor Sergio Drapper della clinica Santa Maria o del veleno’, afferma l’avvocato del Pcc Eduardo Contreras. Contreras spiega che il certificato di morte di Neruda non parla di cancro, ma di ‘cachessia, uno stato di deperimento generale dell’organismo che si produce dopo vari mesi di malattia’.

LO STATO DI SHOCK - Alla richiesta di riesumazione l’avvocato ha allegato anche la dichiarazione notarile dell’ex ambasciatore del Messico in Cile, Gonzalo Martinez, che si trovava in compagnia dell’autore di ‘Venti poesie d’amore’ prima della sua morte, assieme a molte altre persone. ‘Con questo si dimostra che nelle sue ultime ore di vita il vate parlava e camminava normalmente: non era nello stato di totale disfunzione descritto nel certificato. La stampa dell’epoca racconta che Neruda fu stroncato da un infarto provocato da uno shock. Noi riteniamo che lo shock fu indotto da un’iniezione che gli venne praticata il 23 settembre, nello stomaco’. (ANSA).

     
 

1 Commento

  1. anna scrive:

    molto bello mi avete dato le informazioni giuste

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