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Tor Sapienza, cassonetti in fiamme contro gli immigrati

Tor Sapienza, cassonetti in fiamme contro gli immigrati: torna la paura nel quartiere periferico di Roma Capitale dove lo scorso autunno erano partite le contestazioni contro i migranti del centro di accoglienza di via Giorgio Morandi; una vicenda che aveva conquistato le pagine di cronaca nazionale e che aveva avuto lunghi strascichi. E che, sembra, non è ancora finita.

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TOR SAPIENZA, CASSONETTI IN FIAMME CONTRO GLI IMMIGRATI

La rabbia è tornata a Tor Sapienza, scrive il Messaggero nella Cronaca di Roma. “Cassonetti in fumo usati per innalzare, ancora una volta, una barriera tra il mondo di fuori e viale Giorgio Morandi”, copertoni dati alle fiamme: tutto, di nuovo, per i migranti ospitati nel centro della cooperativa “il Sorriso”. “Qui non è cambiato niente”, dicono gli abitanti del quartiere, mentre l’accesso a via Morandi viene bloccato da “almeno cinque cassonetti” posizionati su piazza Pino Pascali. Sono sempre i migranti ospitati nell’ambito dello Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati bandito dalla prefettura di Roma: “Dovete andare a piantare banane”, avrebbero detto i cittadini ai rifugiati usciti il 12 gennaio scorso per piantare “l’albero della pace”, cerimonia promossa dal Comune di Roma. I problemi del quartiere, lamentano i cittadini, non si sono certo risolti: “I fumi tossici a ridosso del campo nomadi di via Salviati, la prostituzione, la mancata manutenzione del palazzi dell’Ater”; e sembra anche che l’ente che gestisce le case popolari a Roma abbia fatto pervenire le prime lettere di sgombero agli occupanti abusivi dei garage dei palazzoni di Via Giorgio Morandi.

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IL VIDEO DELLO SGOMBERO

“Li porto via”, ha deciso ieri sera l’assessore ai Servizi Sociali Francesca Danese, “quei ragazzi li trasferisco devo salvaguardare la loro incolumità e dignità, è una sconfitta per me e per tutta Roma. A protestare”, ha aggiunto peraltro la Danese, “è stata gente di destra estranea al quartiere che vuole colpire il Comune”. Così, intorno alle 22 di sera, arrivano due bus dell’Atac e trasferiscono i migranti in un luogo segreto.

Già da tempo l’assessore Danese aveva proposto l’utilizzo di un altro stabile per ospitare i migranti: “Volevo trasferirli in un immobile vicino a via della Lungaretta, ma la palazzina non era disponibile”.