Default tecnico degli Usa
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Stati Uniti a rischio default tecnico in autunno

Il default tecnico degli Stati Uniti potrebbe verificarsi in autunno senza un accordo per l’aumento del tetto del debito. La legislazione americana impone al governo un limite alla quantità di obbligazioni sovrane che possono essere emesse, e senza un accordo tra Obama e Congresso repubblicano gli Usa potrebbero non avere più soldi per finanziarsi.

DEFAULT TECNICO DEGLI USA –

L’ufficio del bilancio congressuale, Cbo l’acronimo inglese, ha dichiarato che senza la sospensione del tetto del debito, che entrerà in vigore il 15 marzo, gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a dichiarare un default tecnico entro l’autunno, tra ottobre e novembre. L’amministrazione americana è infatti vincolata da una legge introdotta nel 1917 e poi più volte modificata a rispettare un limite massimo al debito che può emettere, il cosiddetto “debt ceiling”. Superato quel tetto, gli Stati Uniti non possono più emettere nuovi titoli di Stato e così ripagare i loro creditori. Nel 2013 la Camera dei Rappresentanti repubblicana e il presidente Obama trovarono un’intesa per evitare il default tecnico, ponendo un tetto al debito di 17,212 mila miliardi di dollari, che però avrebbe potuto essere sospeso fino al 15 marzo del 2014, termine poi procrastinato di un altro anno ancora. Negli ultimi tredici mesi il totale del debito pubblico americano, secondo le stime di Cbo, è però salito sopra i 18 mila miliardi di dollari, circa il 100% del Prodotto interno lordo statunitense, e di conseguenza dopo il 15 marzo il Tesoro sarà costretto a limitare l’emissione di nuove obbligazioni sovrane.

OBAMA CONTRO I REPUBBLICANI – 

Dalla vittoria dei Repubblicani alle Midterm 2010 sono stati continui e ripetuti gli scontri tra la maggioranza congressuale del Gop e Barack Obama sul tetto al debito così come sulla legge di bilancio. Nel 2011 ci fu la prima crisi che portò al quasi default tecnico, poi evitato da un compromesso non risolutivo. La maggioranza agenzia di rating, Standard & Poor’s, declassò il debito americano a causa del rischio di default tecnico. Nel 2013 ci fu un’altra durissima battaglia tra Obama e i Repubblicani su budget e tetto del debito, che portò per alcuni giorni alla chiusura dei servizi federali non essenziali, come i musei,  durate il mese di ottobre. Il default tecnico fu evitato grazie alla nuova intesa sul “debt ceiling” che scadrà il 15 marzo. L’amministrazione ha liquidità per finanziare attività correnti e rimborso delle obbligazioni fino all’autunno, ma entro novembre secondo Cbo ci dovrà essere un aumento del tetto del debito. Il default tecnico degli Stati Uniti non sarebbe causato, come per gli altri Stati, dall’aumento insostenibile del costo del debito, ma di un limite normativo superabile con un’intesa politica.

PROBLEMA POLITICO –  

La norma del 1917 non ha mai provocato significativi problemi fino al 1995, quando i Repubblicani decisero di sfruttarla per contrastare il presidente Clinton e imporre severi tagli di bilancio rifiutati dalla Casa Bianca. Il problema del default tecnico degli Usa è tornato d’attualità dal 2011, ovvero dal ritorno del cosiddetto “divided governnment”, espressione che indica un partito che esprime la presidenza minoranza al Congresso, come capita ora ai Democratici. Il “divided governement” è la formula di governo più frequente degli ultimi decenni. Il problema del default tecnico degli Usa è politico e non finanziario oppure economico, e di conseguenza molto più facile da risolvere. Difficile, quasi impossibile da immaginare che Obama oppure i Repubblicani decidano di innescare  una simile crisi a un anno dallo svolgimento delle presidenziali.