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All’Eur niente è come sembra

All’Eur niente è come sembra. Ed è difficile a scovarsi la realtà, il doppio volto del quartiere – vetrina della Roma Imperiale capitale del Regime; non agevole da cogliere l’anima del Pentagono voluto da Benito Mussolini per celebrare la perfezione razionalista del Fascismo nell’Esposizione Universale del 1941, mai tenutasi. Lo è di certo almeno per chi è abituato a considerare queste zone solo dal punto di vista architettonico, un passaggio fugace prima di prendere la Via del Mare, un pomeriggio al sole del Laghetto più famoso della città, una retorica disquisizione sul rapporto fra razionalismo architettonico, futurismo culturale e regime fascista.

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Il Palazzo della Civiltà del Lavoro

EUR, LA CITTA’ NELLA CITTA’

Il trentaduesimo quartiere di Roma Capitale, l’E.u.r. appunto, ha popolato negli ultimi mesi le pagine della Cronaca di Roma per più di un motivo: prima la questione della prostituzione, con la proposta del presidente del municipio Andrea Santoro di istituire una zona a luci rosse dove le lavoratrici del sesso potessero esercitare liberamente la professione; poi, per l’intenzione di Eur Spa, la società che ha la formale proprietà degli edifici storici della zona, di alienare alcuni di essi per fare cassa e ripianare i buchi di bilancio: il Museo Pigorini, il palazzo dei Congressi, il museo Etnografico, l’Archivio Centrale dello Stato; per lo stato delle grandi opere incomplete nella zona: prima fra tutte, la famosa Nuvola di Fuksas, il centro congressi che doveva essere “il Pompidou romano” e che langue dal 2008 in fase di perenne stasi, un passo avanti e due indietro; e che in origine non doveva nemmeno essere costruito qui.

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Il Cantiere della Nuvola di Fuksas

 

Il miglior sole della primavera romana ormai in arrivo ci consente un colpo d’occhio fantastico sui palazzi bianchi del Pentagono, arrivando dalla via Cristoforo Colombo – o via Imperiale, come il dittatore di Predappio l’aveva chiamata.

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L’EUR DIETRO LA FACCIATA

Paola e Irene sono cresciute nel volontariato in parrocchia, nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo, la grande chiesa che svetta in cima alla collina di Ponente dell’Eur: “Se la vedi dall’alto, è a forma di croce celtica”, ci fanno notare. “Doveva essere il mausoleo di Benito Mussolini”. Il controverso rapporto con il fascismo qui all’Eur è solo uno dei problemi dei giovani che crescono fra i bar di via America e le scuole superiori all’ombra del Colosseo Quadrato. Perché l’Eur per tutti è uno stereotipo, un quartiere di facciata (o meglio, un quartiere con una facciata), ma per chi ci vive, ci dicono, la verità è un’altra: “E’ un quartiere di contraddizioni. E’ un quartiere incompiuto, incompleto, e il degrado salta fuori dove meno te lo aspetteresti”.

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Sullo sfondo, la Basilica dei Santi Pietro e Paolo; subito prima, le torri della Finanza, l’Hotel Lancia, la Nuvola di Fuksas.

 

Una piccola città funzionante con un’anima efficiente, da gente di affari: un turbo-quartiere, potremmo dire, il che, vista l’ideologia che ne ha sorretto la costruzione, non suonerebbe  nemmeno particolarmente strano. “Vivere qui significa doversi confrontare continuamente col peso di questa storia”, ci dicono le ragazze mentre giriamo per i palazzi bianchi.

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FRA LA NUVOLA DI FUKSAS E LE TORRI DELLA FINANZA

Così definiti, ordinati e squadrati da riuscire a nascondere bene, all’osservatore poco attento, le grandi opere incompiute della zona. C’è la nuvola di Fuksas, certamente; ma anche quelle che vengono chiamate “le torri della Finanza” dagli abitanti della zona, o, più informalmente, la Beirut di Roma. Quattro grattacieli di cui, a due passi dall’obelisco di Piazza Guglielmo Marconi, si vede lo scheletro nudo e null’altro e che, ci raccontano le ragazze, “sono così da quando siamo nate”.

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Le torri della Finanza

 

Una storia travagliata, quella delle Torri dell’Eur: sono le quattordicesime costruzioni per altezza nella Capitale, sono lì dal 1961, dovevano essere la sede del ministero delle Finanze nella zona più pregiata della Capitale e invece sono ferme da allora; nel 2010 la situazione degradata doveva essere recuperata tramite un superprogetto avveniristico dell’archistar Renzo Piano, ma nel 2012 tutto venne abbandonato. Ora sembra che i cantieri possano riaprire a breve, ma il tutto per ora è in una bolla di stasi: “Nel frattempo non è un posto dove la sera si può passare a piedi, non è consigliabile”, ci dicono le nostre guide, contente di poter dire la loro.

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L’area di cantiere dell’Acquario di Roma, le torri della Finanza, in alto la Nuvola di Fuksas visti da Google Maps.

L’ACQUARIO CHE NON C’E’ E L’AMIANTO NELL’ARIA

Davanti al laghetto dell’Eur c’è il parcheggio dell’Acquario di Roma: solo il parcheggio, chiaramente, perché dell’Acquario vero e proprio, che si dovrebbe sviluppare sotto le acque del quartiere, per ora non c’è traccia: le ultime notizie dicono che dovrebbe aprire a giugno. “Così chi vuole visitarlo intanto può parcheggiare”, scherzano le due ragazze.

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L’area di cantiere dell’Acquario dell’Eur. Sullo sfondo, le Torri della Finanza

 

E poi c’è il grande buco verde, il Velodromo dell’Eur.

Il 24 luglio 2008 il Velodromo del quartiere romano dell’Eur, costruito per le Olimpiadi del 1960, è stato fatto implodere. L’implosione ha prodotto una nube pericolosa per i 10mila abitanti della zona. Quello che non è stato mai detto ai cittadini è che il Velodromo era pieno di amianto e che le bonifiche regolamentari non vennero mai eseguite.

Così ricorda il Fatto Quotidiano; “mio padre aveva lo studio proprio qui davanti, e da un giorno all’altro, senza che se ne sapesse niente, boom, è venuto giù. Ora è un area del tutto inutilizzata, non si capisce che fine debba fare, se almeno lo aprissero potremmo andarci a correre”, ci dicono le due ragazze.

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FRA DEGRADO E PROSTITUZIONE

Non che aggirarsi per il quartiere in solitudine sia una passeggiata per due ragazze nate e cresciute qui. “La sera”, ci dice Paola, “l’Eur cambia volto. Io ho paura di andare a correre da sola alle sette di sera. E il laghetto, dove durante il giorno si alternano i ragazzi che fanno sega a scuola, chi lavora alle Poste e va in pausa pranzo, le comunità degli immigrati, di notte diventa un posto diverso. E non è proprio il caso di andarci”, ci racconta. E la prostituzione? A Piazza Gandhi, alle tre del pomeriggio, le lavoratrici sono già per strada. “La sera, all’una di notte, qui fanno il falò per scaldarsi un po’. E vedi quei camper? Sono lì per loro, se hanno bisogno di qualcosa, di cambiarsi, di un bagno un secondo. Una sorta di base”; una base di gran lusso, proprio sotto il Colosseo quadrato, affittato da Fendi per 240mila euro al mese.

I camper sotto il Colosseo Quadrato
I camper sotto il Colosseo Quadrato

“Per tutti, qui, il problema è quello: ‘Devono andare al Torrino, a Mostacciano, ti pare che stanno sotto i palazzi dell’Eur?’, dicono i comitati di quartiere. Ma noi mesi fa abbiamo organizzato con la parrocchia la Notte Rosa contro la violenza sulle Donne con proposte concrete, andò anche al telegiornale, ma nessuno di chi urla contro le donne sui marciapiedi venne a dare una mano”, raccontano Paola e Irene.

LA CITTA’ NELLA CITTA’, NEL MONDO DI MEZZO. NERO. 

Sulle sponde del lago i cartelli piantati da Eur Spa – “La città nella città” – raffigurano plasticamente gli ultimi episodi della cronaca cittadina e dei fatti di Mafia Capitale. “La pulizia dell’area è affidata alla cooperativa 29 giugno”, scrive il cartello: quella di Salvatore Buzzi, sodale politico di Massimo Carminati, agli arresti nell’ambito dell’operazione Mondo di Mezzo. Anche Riccardo Mancini, ad di Eur Spa lì installato dalla giunta di Gianni Alemanno, è dietro le sbarre per i suoi legami con l’organizzazione criminale del Nero.

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Già, il nero, il fascismo. “Qui dirsi fascisti per i ragazzi è molto trendy“, ci dice Ilaria. “Dietro alle parole, zero contenuti. Ho parlato con ragazzi che mi dicevano ‘io sono fascista perché dalla finestra di camera mia si vede il Colosseo quadrato, ma tu pensa quant’era forte Mussolini”. La sua impronta qui è un po’ ovunque, nei volti dei giovani che si riuniscono a piazza Sturzo, negli scontri con gli studenti del Vivona, liceo classico storicamente più a sinistra; nei bar di viale America che sono stati recentemente ristrutturati, anche quelli più storici, per essere “modellati” sul modello dei portici bianchi del razionalismo; nel ritmo frenetico della vita per le strade. “Di giorno uomini d’affari, business, uffici e velocità; di notte discoteche, solo discoteche, almeno cinque in un isolato; e ristoranti di lusso, spesso di proprietà degli stessi padroni delle discoteche, e bar da aperitivi patinati. Non c’è un pub – bisogna andare al Torrino. Non c’è una biblioteca – la più vicina è a Spinaceto. O sei omologato allo stereotipo del ragazzo dell’Eur, ricco, fascista e discotecaro, o per te, qui, è tutto più difficile”.