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Ecco perché De Luca ha bisogno che cambi la legge Severino

Vincenzo De Luca ha un problema. In caso di vittoria elle Elezioni Regionali del prossimo mese di maggio l’ex sindaco di Salerno, candidato a Palazzo Santa Lucia dopo il successo alla primarie del primo marzo contro l’eurodeputato Andrea Cozzolino, rischia la sospensione per effetto della legge Severino, la legge che vieta di ricoprire cariche pubbliche elettive a chi ha ricevuto una condanna penale per diversi reati, tra quali quelli contro la pubblica amministrazione, anche solo in primo grado.

 

elezioni regionali vincenzo de luca 4

 

DE LUCA E LA LEGGE SEVERINO, IL RISCHIO INELEGGIBILITÀ – Il problema per De Luca sorge il 21 gennaio, quando viene condannato dalla seconda sezione penale del Tribunale di Salerno ad un anno di reclusione per abuso d’ufficio (senza effetto perché la pena viene sospesa) e ad un anno di interdizione dai pubblici uffici. La condanna riguarda lavori di realizzazione di un termovalorizzatore a Salerno, opera poi mai realizzata. I fatti contestati risalgono al 2008. Dopo il verdetto dei giudici, De Luca viene, il 23 gennaio, sospeso dalla carica di sindaco, e poi riammesso il giorno 26 gennaio, quando il Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale, con un decreto monocratico accoglie la richiesta di sospensiva del provvedimento prefettizio avanzata da De Luca. Il primo cittadino, insomma, torna in sella. Ma solo per 7 giorni. Il 3 febbraio, infatti, è la Corte di Appello di Salerno a confermare la decadenza dalla carica di sindaco. Ma per un’altra vicenda: l’incompatibilità, già dichiarata dal Tribunale, tra l’incarico di primo cittadino e quello di viceministro alle Infrastrutture, che De Luca aveva ricoperto durante il governo Letta. Dunque, per De Luca il 3 febbraio si chiude il quarto mandato da sindaco ma restano ancora irrisolti i nodi nella partita delle Elezioni Regionali. Per la condanna in primo grado per abuso d’ufficio del 21 gennaio, infatti, De Luca, in caso di elezione a presidente della giunta regionale della Campania, verrebbe subito sospeso, ancora una volta per effetto della legge Severino, che, come detto, regola le ipotesi di incandidabilità, decadenza e sospensione. Il nuovo governatore potrebbe certamente ricorrere al Tar richiedendo una sospensione del provvedimento. Ma, anche se la richiesta venisse accolta, non ci sarebbero certezze sul futuro, suo e della giunta. Già, perché, a differenza di quanto avviene nei Comuni, la sospensione del presidente della giunta regionale porta inevitabilmente allo scioglimento del consiglio e, di conseguenza, a nuove elezioni.

 

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DE LUCA E LA LEGGE SEVERINO, IL RICORSO POSSIBILE – Va precisato che il ricorso viene presentato perché alcuni articoli della legge Severino sono considerati incostituzionali. Si chiede quindi al Tribunale Amministrativo Regionale di sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale, sugli articoli 10 e 11 della legge (sul nodo della retroattività del provvedimento). Il ricorso ha già visto vittorioso nelle aule di tribunale il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il quale, sospeso il primo ottobre 2014, anche lui dopo una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, è riuscito a far annullare il decreto di sospensione prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato (il primo cittadino partenopeo è stato reintegrato il 30 ottobre dopo la decisione del Tar). La questione della retroattività,, sulla quale si attende ancora il giudizio della Consulta, viene posta perché la legge Severino (decreto legislativo n. 235 del 31 dicembre 2012 n. 235) è entrata in vigore il 5 gennaio 2013, mentre i fatti contestati sia a De Magistris che a De Luca risalgono ad un periodo precedente.

DE LUCA E LA LEGGE SEVERINO, LE CRITICHE – Ovviamente l’ex sindaco di Salerno non ha fatto mancare le sue forti critiche al provvedimento. Dopo la condanna del 21 gennaio, in piena campagna elettorale per le primarie, mentre molti esponenti del partito gli chiedevano di ritirare la sua candidatura per problemi di «opportunità politica», De Luca ha respinto gli inviti al passo indietro definendo la legge Severino «un obbrobbrio del diritto». «Io – ha ripetuto in questi mesi – sono per mantenere la legge Severino per gli aspetti per i quali è utile, e cambarla profondamente per gli aspetti per i quali è un obbrobrio del diritto. Se viene condannato in primo grado per abuso in atto d’ufficio un ministro o un parlamentare non succede assolutamente nulla. Ma come è possibile?». Ma De Luca, oltretutto, ha ricordato alcuni casi in cui coloro che «hanno impattato con la legge Severino» sono stati puntualmente riammessi. «Tutti quelli che hanno impattato con la Severino sono stati riammessi, sia dai tribunali amministrativi, come è capitato a Napoli, sia dai tribunali civili, come è successo a Bari, dove il 29 gennaio un consigliere regionale che era sospeso per la Severino è stato riammesso tranquillamente», ha dichiarato l’ex sindaco di Salerno. Infine De Luca ha criticato anche le ragioni, i tempi e i modi con i quali la legge è stata scritta e approvata, rivelando che perfino Paola Severino, ministro della Giustizia nel governo Monti, alla quale viene attribuita la paternità del provvedimento, era inizialmente contraria alla legge. «Ma – ha raccontato in questi mesi ai suoi elettori – sapete come è nata? Quando è esplosa la vicenda dei Fiorito, dei consiglieri regionali che rubavano, come sempre capita in Italia, per dare una risposta immediata all’indignazione popolare si fece questa esagerazione. La Severino, mi è stato confermato da un autorevole esponente politico beneventano, era contraria (alla legge, nda). Questa legge è stata imposta dal ministero dell’Interno».

 

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DE LUCA E LA LEGGE SEVERINO, LA MODIFICA POSSIBILE – Si tratta di frasi che probabilmente non serviranno a far cambiare opinione al Partito Democratico che ha ribadito in queste ore, dopo il successo di De Luca alle primarie, l’intenzione di non modificare le norme in vigore. Resta solo un’ipotesi improbabile l’approvazione di un disegno di legge di modifica, come auspicato nelle settimane scorse dall’ex sindaco. In questa scelta hanno un peso probabilmente anche valutazioni di opportunità politica. Il partito di Matteo Renzi intende confermare la Severino anche per evitare polemiche e facili strumentalizzazioni per un provvedimento che favorirebbe palesemente un proprio candidato in un’elezione, le Regionali in Campania, dal valore non irrilevante. In ogni caso, alcuni testi che consentirebbero di uscire dall’impasse sono già stati depositati in Parlamento.

(Foto: Giornalettismo)