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Yara, Bossetti diceva alla moglie: “Dovevi darmi un alibi”

Yara Gambirasio sarebbe stata uccisa da Massimo Bossetti, il carpentiere di Mapello: è la tesi del Pubblico Ministero che ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio aggravato da crudeltà e calunnia nei confronti di “un collega”. Oggi la Repubblica e il Corriere della Sera pubblicano ampi stralci dei dialoghi fra il principale sospettato per la morte della ragazza di Brembate di Sopra e la moglie, quella Marisa Comi che fino a due giorni fa ha sempre difeso in pubblico in lungo e in largo il marito ma che, si apprende da queste intercettazioni, parlando con l’indagato aveva sempre cercato di andare fino in fondo riguardo la situazione, chiedendo a Bossetti verità e chiarezza.

Massimo Giuseppe Bossetti 5

YARA, BOSSETTI E LA MOGLIE: LE INTERCETTAZIONI

Ad esempio per quanto riguarda il sequestro di alcuni oggetti taglienti effettuato a casa Bossetti dalle forze dell’ordine.

La moglie gli parla del sequestro in casa di un coltello e di alcuni taglierini.
Comi: “Hanno tirato fuori tutto Massi!… “.
Bossetti : “Han trovato quel coltello là? Ti ricordi?”
C: “Sì”.
B: “Quello lo tenevo se entrava qualcuno a casa”.
C: “Non l’hai mai usato? Sei sicuro? “.
B: “Mai, mai”.
C: “Non troveranno niente Massi?”
B: “Non troveranno niente perché non ho fatto niente”

La Comi pretende sincerità dal marito.

«Non devi dire palle», e poi «sei sicuro di non averlo mai usato fuori?» riferendosi a un coltello che lei stessa aveva trovato in casa, nonostante su quella lama non ci fossero particolari sospetti

E lo rimprovera, anche, quando lo coglie in palese contraddizione.

Come già emerso, per “non fare i lavori in cantiere” Bossetti a volte piangeva fingendo disperazione e inventava di dovere andare a Milano per fare la chemioterapia per curare un tumore alla testa. La moglie non gli perdona le bugie.
C: “Ti va contro questa! Perché sei uno che racconta balle”.
B: “Non me ne frega niente. Testimoni? Quali? Quelli del cantiere?”
C: “Se hai raccontato palle adesso, puoi raccontarle anche quattro anni fa”.

“Il favola”, veniva chiamato Massimo Bossetti sul lavoro; favola perché era sempre pronto ad inventarsi addirittura sedute di chemioterapia per un inesistente tumore al cervello, pur di guadagnare qualche ora libera e poter effettuare lavoretti di straforo.

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BOSSETTI: “DOVEVI DARMI UN ALIBI”

L’atteggiamento della moglie, che continua a schierarsi dalla parte del marito ma pretende di sapere la verità (“Contano le prove, Massi”, dirà in un’occasione) le viene rinfacciato dallo stesso Bossetti: l’operaio le rimprovera di non averlo coperto con chiarezza in un’occasione, procurandogli così un sicuro alibi.

Bossetti: “Sul giornale c’è su l’articolo… che tu hai detto che non sapevi dove mi trovavo quel giorno lì a lavorare… “.
Comi: “Allora, io non ho fatto nessuna dichiarazione sui giornali, assolutamente (…) Ascolta io gli ho detto… perché mi hanno chiesto, a che ora sei arrivato… Gli ho detto “non mi ricordo” Massi”.
B: “Il marito non trova un alibi con la moglie… “.
C: “Ecco ma dopo, dopo ci ricamano sopra Massi. È per quello che non devi ascoltare, non devi leggere i giornali. Non è vero, gli ho detto solo che non mi ricordo a che ora sei arrivato. Quattro anni fa non mi ricordo a che ora sei arrivato! Gli ho detto che comunque di sicuro prima delle 19.30, perché comunque cenavamo sempre insieme, e poi, siamo sempre insieme anche la sera “.
B: “Usciamo sempre a fare la spesa insieme, ho detto io!”
C: “La spesa? Ma comunque siamo sempre a casa alla sera. Guarda che loro mi hanno chiesto un’ora, l’ora non mi ricordo Massi, non posso dirgli un’ora che non mi ricordo, capisci? È per quello che non mi sento di dire bugie, Massi, devo dire solo la verità… basta! La dico io e la devi dire anche tu, hai capito? Basta… “.

Sull’Eco di Bergamo altri stralci dei dialoghi fra i due. Alla moglie i conti sembrano non tornare.

“Eh però cosa ci facevi allora a Brembate alle sei?», chiede al marito nel corso di un colloquio. «Non puoi girare lì per tre quarti d’ora, a meno che non aspettavi qualcuno!».

(Photocredit copertina: LaPresse)